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Tutti gli italiani che vivono in Germania e che posseggono un’auto sanno bene che, come nel nostro Paese, occorre far verificare la propria vettura regolarmente per certificarne il buono stato di manutenzione e, di conseguenza, la possibilità di circolazione su suolo tedesco, ossia occorre far fare una Hauptuntersuchung (un controllo generale). Tale certificazione viene rilasciata sotto il controllo di società specializzate che sono adibite a tale atto e che comunemente sono riconosciute con un marchio: il TÜV.

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Quel che non molti sanno è che in realtà tale marchio non è un sinonimo di “bollino blu”, come siamo abituati noi italiani a denominare tale tipologia di controlli, bensì è l’acronimo di Technischer Überwachungsverein (associazione di controllo tecnico), nome generico di alcune società di certificazione tedesche in ambito di sistemi di gestione, sicurezza alimentare e ambientale, e per la qualità del sistema di gestione aziendale. Sono presenti su tutti i continenti ed impiegano decine di migliaia di dipendenti.

In Germania tali società sono presenti fin dall’Ottocento. Nel 1866, dopo l’esplosione avvenuta l’anno prima di una caldaia a vapore presso la “Mannheimer Aktienbrauerei”, venne fondata la Gesellschaft zur Ueberwachung und Versicherung von Dampfkesseln mit dem Sitze in Mannheim, cioè la “Società per la supervisione e l’assicurazione delle caldaie a vapore” con sede appunto a Mannheim. A questa prima associazione ne seguirono altre e in Germania oggi sono tre le principali “TÜV Nord”, “TÜV Süd”, “TÜV Rheinland”, oltre ad altre minori come la “TÜV Thüringen” e la “TÜV Saarland”.

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Tutte queste società si occupano di sistemi elettrici, veicoli a motore, sicurezza antincendio, centrali elettriche, impianti, protezione ambientale, sicurezza dei prodotti e sistemi di gestione. La verifica delle auto, quindi, non è che una parte delle certificazioni rilasciate.

In particolare la TÜV Süd è presente in 60 Paesi e impiega oltre 24 mila persone. Fra le attività di controllo che svolge c’è quella della revisione di entità tecniche quali le turbine eoliche e gli impianti fotovoltaici. Lo scorso anno ha aumentato le proprie vendite del sei per cento, a 2,3 miliardi di euro e con un utile operativo di 202 milioni di euro, anche grazie all’acquisizione della spagnola “Atisae”, che ha al suo attivo un utile di 80 milioni di euro. È operativa anche in Italia con 500 dipendenti e 400 collaboratori, in dieci uffici operativi sul territorio nazionale.

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La scorsa settimana la società di Monaco di Baviera ha presentato due droni, dal peso di circa 5 chili ciascuno, che sembra possano essere il futuro in ambito di ispezioni ambientali, soprattutto per le turbine eoliche, così diffuse in Germania, e per gli impianti di energia solare o le turbine sottomarine. La tecnologia la fa da padrone nel campo dei controlli e le TÜV l’applicano in tutti i settori. Le società di certificazione e controllo si occupano infatti anche di trasformazione digitale, protezione dei consumatori, sostenibilità dello sviluppo, urbanizzazione, sanità e cibo.

Da noi la certificazione forse più famosa è quella ISO (in inglese International Organization for Standardization), ossia l’Organizzazione internazionale per la normazione (con le sue varianti di certificazione, ad esempio la 9001), che ha sede ufficiale in Svizzera, ma è presente in circa 160 Paesi in tutto il mondo.

La prossima volta che dovranno fare un controllo generale alla propria auto gli italiani in Germania si ricorderanno di dire “devo andare in una TÜV”, piuttosto che “devo fare il TÜV”? Se avranno letto questo articolo forse sì.

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