In un mondo in continua evoluzione, dove consuetudini e abitudini cambiano molto rapidamente, anche la religione deve tenere il passo con i tempi. Così in un articolo molto ben dettagliato sulla seriosa “Frankfurter Allgemeine Zeitung” (Faz), Josef König ha posto il problema evidenziato da un approfondito studio condotto dai teologi fondamentalisti di Bochum: “Dürfen Veganer den Leib Christi essen?”, cioè “Possono i vegani mangiare il corpo di Cristo?”. Studio serio e dettagliato, con tanto di citazioni autorevoli, da Aristotele alle “Lettere ai Corinzi” di Paolo di Tarso.

Il giornale è autorevole e i lettori saranno senz’altro rimasti attoniti davanti alla questione, a tal punto che la Faz ha dovuto specificare, in un aggiornamento del giorno seguente, il 2 aprile, che di uno scherzo si trattava: per l’appunto un “pesce d’aprile”, o un Aprilscherz come dicono i tedeschi.

Questo a testimonianza del fatto che non è vero, come si pensa generalmente, che i tedeschi non siano capaci di prendersi in giro e di scherzare, anche attraverso mezzi di comunicazione solitamente lontani da giochi e cose considerate futili.

© CC BY-SA 2.0 Flickr Helen Harrop

L’usanza degli scherzi fatti il primo di aprile è internazionale ed ha origini controverse. I festeggiamenti diventarono usanza intorno alla fine del 1500: pochi anni dopo l’adozione del nuovo calendario Gregoriano. La tradizione prese il via nella Francia di Carlo IX e nella Germania degli Asburgo, per poi diffondersi in Inghilterra (nel XVIII secolo) e negli altri Stati europei. La leggenda vuole che molti francesi, contrari a questo cambiamento apportato al calendario, o semplicemente sbadati, continuassero a scambiarsi regali tra marzo e aprile, festeggiando il Capodanno come ai vecchi tempi. Dei burloni iniziarono così, per sbeffeggiarli, a consegnar loro regali assurdi o vuoti durante feste inesistenti. Nel regalo vuoto si poteva trovare un biglietto con scritto “poisson d’avril”: pesce d’aprile, in francese.

In Italia l’usanza si diffuse negli anni tra il 1860 e il 1880. La prima città ad accogliere l’abitudine francese fu Genova, dove la passione per gli scherzi d’aprile sbarcò nel suo porto così vivace. La tradizione si radicò prima tra i ceti medio-alti, poi prese piede anche tra il resto della popolazione.

© Lars Andersen

Ogni Paese ha il suo modo di chiamare questa simpatica consuetudine: la Francia e l’Italia la chiamano per l’appunto “pesce d’aprile” (poisson d’avril), la Germania Aprilscherz, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti April fool’s day, richiamando il fool, ossia il pazzo, il giullare della corte medievale. In Scozia, dove viene chiamata Gowkie Day, cioè giorno del cuculo, pare sia nata l’usanza di attaccare sulla schiena di qualche malcapitato inconsapevole della burla un bigliettino con su scritto kick me, ossia “prendimi a calci”.

Tra i più famosi scherzi fatti rimane storico quello del 1957, fatto dalla Bbc che mise in onda un servizio nella trasmissione “Panorama”, nel quale si faceva vedere, in Svizzera, una fantomatica raccolta di spaghetti dagli alberi.

I giornali tedeschi sono pieni di esempi di “pesce d’aprile”, da quelli più simpatici a quelli più seri. Tanto seri, a quanto pare, da spingere, come riportato dalla “Deutsche Welle”, un ricercatore della Deutschen Gesellschaft für Wirtschaftsforschung (DGW), la società tedesca per la ricerca economica, dopo un attento studio di oltre 2.500 “scherzi di aprile” fatti in un periodo di 227 anni, a chiedersi se non sia il caso che il Governo federale proibisca gli scherzi che troppo influiscono sulla produttività economica. Fra tutti quanti, questo dello scienziato, sembra il più riuscito.

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Il servizio della Bbc sull’albero degli spaghetti

Una puntata dei Simpson sul “pesce d’aprile” (occhio ai titoli di testa)

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