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Berlino non è famosa ai giorni nostri per essere una città industriale. È nuovamente la Capitale di uno Stato riunificato, ed assolve principalmente ad una funzione politico-burocratica nella Germania moderna. Ma non è sempre stato così. In realtà tra gli inizi del 19esimo secolo e almeno fino alla Seconda guerra mondiale la città vide un fiorente sviluppo dell’industria, facendone uno dei maggiori poli economici dell’Europa dell’epoca.

Come centro cardine del governo prussiano Berlino iniziò pian piano a svilupparsi ed attirare sempre più persone dalle campagne. Nel 1815, quando arrivarono dall’Inghilterra i primi motori a vapore (volano dello sviluppo industriale dell’epoca), quando ci fu il Congresso di Vienna e quando divenne Capitale della Prussia, Berlino non arrivava ai 200mila abitanti (Londra ne aveva circa 1milione e a 500mila arrivavano città come Parigi, Napoli e Istanbul), di cui 25mila erano militari. Nel 1847 il numero dei cittadini berlinesi era aumentato a circa 400mila e nel 1871, quando diventò Capitale della Germania unita, arriverà a 827mila persone.

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Oggi la Capitale tedesca è considerata un incubatore di “start-up”, cioè nuove aziende che con pochi capitali iniziali che le finanzino si spera che siano in grado di sviluppare le proprie idee di partenza. Ebbene anche nei primi anni dell’Ottocento Berlino era così. Fra i principali artefici dell’industrializzazione cittadina ci fu un giovane intraprendente, August Borsig. Studi da falegname, nato a Breslavia (all’epoca Prussia), si specializzò in seguito nell’approfondimento della meccanica. Nel 1836, con 10mila talleri racimolati anche con prestiti di amici, aprì una fabbrica che produceva viti e rotaie nei pressi di Oranienburger Tor. Nel 1841 costruì già la sua prima locomotiva e solo 6 anni dopo era arrivato a produrne 100. Gli affari andavano così bene che appunto nel 1847 aprì una seconda fabbrica a Moabit, dove decise di creare una piccola cittadina di alloggi per i propri dipendenti, evitando così due problemi: lo spostamento difficoltoso da una parte all’altra della città degli operai e dando una soluzione alla sempre più crescente carenza di alloggi (dovuta all’aumento della popolazione). Nel 1854 costruì la sua 500esima locomotiva e la sua fabbrica contava ben 1.800 dipendenti. Lo stesso anno morì per un ictus, lasciando l’azienda al figlio Albert che ne fece una delle più grandi costruttrici di locomotive al mondo.

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Centrali per lo sviluppo industriale della città erano le infrastrutture. I canali fluviali furono ottimizzati per l’arrivo di merci, e si svilupparono tanto il rifornimento idrico cittadino quanto quello elettrico.

Altro uomo cardine dell’Industrialisierung berlinese fu Ernst Werner Siemens, un elettrotecnico che era nato a Lenthe, nei pressi di Amburgo. Il giovane talentuoso, assieme a Johann Georg Halske, nel 1847 fondò nel quartiere di Schöneberg (nei pressi della Anhalter Bahnhof) la “Telegraphenbauanstalt Siemens & Halske”, che in brevissimo tempo diventò un’importantissima industria elettrotecnica. Fra le varie cose costruì la prima linea telegrafica tra Europa ed India (1870) e inventò la prima sotterranea, estremamente importante in caso di guerra; migliorò la dinamo; si dice anche che abbia inventato l’ascensore e nel 1881 costruì la prima linea di tram elettrici a Lichterfelde, un quartiere a Sud-ovest di Berlino. Fu un uomo sicuramente di potere (dal 1863 al 1866 sedette anche in Parlamento), ma pensò pure al benessere dei propri operai. Nel 1872 creò il fondo di garanzia pensionistica e di salute dell’azienda e nell’anno dopo concesse ai dipendenti un contratto lavorativo di 9 ore (una novità per l’epoca). Nel 1892 morì di polmonite a Berlino, dove è sepolto nel Südwestkirchhof Stahnsdorf, cimitero tra i più grandi d’Europa situato nei pressi di Potsdam. Dopo la sua morte, nel 1914, venne fondata la cosiddetta Siemensstadt, quartiere operaio nel distretto berlinese di Spandau.

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