salame_14Non c’è expat, espratriato, che non abbia detto una volta: “Eh, ma il salame italiano è tutta un’altra cosa!”. Anche se poi bisogna stabilire quale, giacché quasi ogni Regione italiana, se non addirittura paese, ha la propria qualità (ne esitistono più di 40 “ufficiali”). Ce n’è veramente per tutti i gusti. Da quello semplice, a quello speziato, da quello a grana fine, a quello a grana grossa. Per gli amanti del genere, vere e proprie leccornie.

Comunque non sono solo gli italiani ad amare l’insaccato. Anche i tedeschi ne vanno pazzi. Anzi, per la precisione è stato il tipo di carne che hanno mangiato in maggiore quantità lo scorso anno, secondo un test effettuato dalla Stiftung Warentest. Per la precisione di carne di Salami, come lo chiamano da queste parti, dal luglio 2015 al giugno di quest’anno, ne hanno consumati ben 2 chili e seicento grammi a testa. E sì che la società per la nutrizione tedesca ne consiglia un consumo tra i 300 e massimo i 600 grammi a settimana, essendo una carne particolarmente grassa. Ma le passioni, si sa, non vanno dal medico.

salame_09Il panino con il salame, spesso, rappresenta un pranzo veloce per chi lavora, ed è sicuramente alla portata delle tasche di tutti. Nei discount si possono infatti trovare 100 grammi di salame anche per soli 50 centesimi. Così quelli della fondazione si sono chiesti cosa viene venduto per un prezzo così basso, facendo un esame su 16 marche di insaccato comuni e 3 “bio”. Oltre, ovviamente, al gusto, sono stati presi in esame aspetti quale la presenza di inquinanti nella carne, o la presenza di batteri come la salmonella o la listeria, fino anche alla presenza di carne putrida. Altri fattori presi in considerazione sono stati i tipi di carne presenti nelle confezioni esaminate (si sono trovate in alcuni casi lievi tracce di carne di cavallo, asino e parti di tessuto del sistema nervoso centrale). In un caso sono stati trovati anche derivati del petrolio. Ovviamente sono state analizzate anche le etichette e la veridicità di quanto ivi riportato.

salame_12Mediamente, il salame già affettato e riposto in un contenitore chiuso può durare dai 24 ai 63 giorni. Quello non affettato, invece, se conservato in un luogo asciutto può durare diverse settimane. Normalmente dovrebbe contenere vitamina B, e minerali preziosi per l’organismo quali lo zinco e il ferro (se presi in modiche quantità, ovviamente). Una cosa che non molti sanno è l’origine del nome “salame”. Ebbene, viene, come suggerisce la prima parte del nome, da “sale” e vuol dire semplicemente “carne salata” che era uno dei metodi usati nell’antichità per la conservazione delle carni. Il processo era adottato anche per eliminare i germi grazie all’essiccazione delle carni stesse, ragione per la quale al di là delle Alpi, dove il clima era più rigido, fu adottato il sistema di affumicazione per ottenere lo stesso scopo.

salame_15Il test della fondazione è stato fatto da 5 “assaggiatori” che hanno dovuto, da un punto di vista sensoriale, valutare aspetto, odore, sapore, sensazione al palato e consistenza dei prodotti. Poi sono state valutate le caratteristiche chimiche, gli inquinanti, la qualità microbiologica, le tipologie d’imballaggio e le etichette.

All’interno delle marche testate sono state trovate solo carni bovine e suine (tranne le lievi tracce di cui si diceva prima), pur essendo stata fatta un’analisi per rintracciare altre qualità di carne. La buona notizia è che non sono state trovate tracce di batteri della salmonella o della listeria, né carne avariata. Vi diremo solo il peggiore ed il migliore dei marchi esaminati (gli altri li potete leggere nell’elenco posto nell’articolo della fondazione). La peggiore piazza se l’è aggiudicata lo “Zimbo” che al costo di 1 euro e 78 centesimi, a quanto pare, offre anche il maggior contenuto di idrocarburi presenti nelle carni. Il “vincitore”, invece, sembra essere risultato il “Wiltmann”, 100 grammi di bontà per 1 euro e 99 centesimi. Almeno così dicono quelli della Warentest. Guten Appetit.

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Il test della fondazione Warentest su Focus.de

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