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Il piccolo schermo, la bussola per capire dove andremo.

Un po’ per amor di patria, un po’ per sana curiosità, noi residenti all’estero seguiamo in TV il lento scorrere delle alchimie politiche per formare il nuovo governo. Gincane sui vari canali per goderci uno spettacolo che è sempre lo stesso: «Se la Lega dovesse cambiare idea e allearsi con i Cinque stelle? E se il Pd deciderà di allearsi con i Cinque stelle? Ma che cosa potrebbe succedere se Berlusconi decidesse di fare un passo indietro?»

E via con i se, mentre i volti degli intervistatori si fanno sempre più pensosi come quelli degli intervistati. Una danza di continue interruzioni, ora divenute stile di vita, che non permettono a nessuno di completare il proprio pensiero. E che dire dei cambi improvvisi di argomenti con gli inviati nelle varie località, ai quali vengono concessi solo pochi secondi.

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Rientriamo in studio per seguire il giornalista di turno che, sudato e sempre più investito della sua autorità, azzarda finalmente una domanda “cattiva”: «In Germania hanno impiegato più di sei mesi, ma alla fine i due partiti che si sono combattuti hanno trovato l’accordo per fare il governo. Impensabile in Italia la “Grosse Koalition” alla tedesca?»

È il momento dei balbettii, dei dubbi, delle circumnavigazioni verbali e della stanchezza, perché gli stessi politici che discettavano la sera tardi su un canale te li ritrovi la mattina dopo, presto, su un altro canale, con gli occhi assonnati e lo sguardo perso nel vuoto. Già, Grosse Koalition, e diverso modo di concepire la politica per non deludere attese e sollecitazioni.

Mi spiega il mio amico tedesco Dr. Sigmund Wende, amante e grande conoscitore dell’Italia, appena rientrato dalle vacanze in Sicilia: «Da noi il clima politico è sentito, ma meno coinvolgente. Anche in occasione dei recenti colloqui per dar vita alla famosa “Grosse Koalition” ho notato partecipazione soltanto quando verso il traguardo si sono intravisti barlumi di concretezza. In sostanza voi mettete in campo la passione tutta latina e qualche volta dimenticate i problemi reali del Paese come i terremoti, le banche e le emergenze turistiche. In parole povere non riuscite a placare vecchi rancori e puntate troppo sulle tattiche». Come dargli torto quando ci rivediamo in TV con tutta la nostra passione.

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Ospiti scalmanati e urlanti se ne vedono tutti i giorni, a tutte le ore. Cabarettisti che in nome del loro interesse, o per divertirsi non esitano a compiere azioni abiette nei confronti di altre persone. Squallori che fotografano il nostro presente, troppo spesso immobile e vuoto.

Star, politici, e rappresentanti di quella che chiamiamo la società civile che esibiscono la loro superficialità e presentano l’ultimo libro a un pubblico che batte le mani a comando quando appare la scritta “Applausi”. Nell’enfasi polemica c’è anche chi lascia lo studio e sparge disprezzo contro tutto e tutti, lasciando intendere di essere incompreso.

La platea aspetta da anni quel cambiamento che tarda ad arrivare e si volta a guardare il passato. Si scopre che Salvini, il leader della Lega, faceva l’esploratore, che l’Italia non è governabile, che i vecchi partiti come quelli guidati da De Mita erano legittimati da una larga maggioranza. Notizie che sconvolgono?

Qui la critica va agli organi di informazione e alle varie reti televisive forse inconsapevoli complici di quel rinnovamento appena citato, sempre annunciato e mai realizzato.

Come concludere? Partendo dal nostro inizio. Gli studi televisivi appaiono sempre più luoghi impregnati di cattiveria dove l’ipocrisia assume le sembianze di virtù nazionale.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

 

Il circo mediatico “dietro” le consultazioni politiche italiane

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