Munchen_1972Il 26 agosto 1972 si aprì a Monaco di Baviera la ventesima Olimpiade. Durante i giochi un commando palestinese dell’organizzazione “Settembre Nero” penetrò nel villaggio olimpico uccidendo, dopo ore di estenuanti trattative ed un tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca, 11 atleti israeliani.

L’atto criminale e dimostrativo fu ideato il 15 luglio 1972 a Roma, dove due alti esponenti di Al Fatah, Muhammad Dawud Awda, conosciuto come Abu Dawud, e Salah Khalaf, conosciuto come Abu Iyad, si incontrarono in un bar di Piazza della Rotonda con Abu Muhammad, dirigente di “Settembre Nero.

Bundesarchiv © Friedrich Gahlbeck CC-BY-SA-3.0

Bundesarchiv © Friedrich Gahlbeck CC-BY-SA-3.0

La volontà di porre la questione palestinese all’attenzione del mondo ed il rifiuto del Cio (Comitato Olimpico Internazionale) di ammettere una delegazione palestinese ai giochi, spinsero alla scelta di Monaco come teatro di una nuova azione spettacolare.

La preparazione del piano fu meticolosa, così come il reclutamento degli uomini, selezionati a Chatila ed addestrati in Libia. Arrivati in Germania a coppie si mimetizzarono tra la gente comune, assistettero ad alcune gare e facendo i turisti. Penetrarono successivamente nel villaggio olimpico, anche per lo scarso livello di sicurezza dell’allora Germania Ovest. La Repubblica Federale Tedesca, a nemmeno 30 anni dalla disastrosa sconfitta del Terzo Reich, voleva allontanare gli spettri di Monaco ‘36, evitando le militarizzazioni hitleriane e la presenza invasiva della polizia.

Bruno Merk © CC BY-SA 3.0 Michael Lucan

Bruno Merk © CC BY-SA 3.0 Michael Lucan

I fedayn fecero irruzione in piena notte. Furono uccisi subito due atleti: Moshe Weinberg e Yossef Romano. La tragica notizia si diffuse subito per tutto il villaggio, ma nessuno sospese le gare. I tedeschi assemblarono un’unità di crisi composta dal capo della polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal ministro federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher, e dal ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk. Il Cancelliere federale, Willy Brandt, contattò immediatamente il Primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. I terroristi chiesero  la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi della Rote Armee Fraktion Andreas Baader e Ulrike Meinhof, detenuti in Germania. L’ordine avrebbe dovuto essere eseguito entro le 9:00 del mattino. In caso contrario,  sarebbe stato ucciso un ostaggio per ogni ora di ritardo e che i cadaveri sarebbero stati gettati per strada. La posizione del governo israeliano fu quella di non concedere alcuna concessione al ricatto messo in atto dai terroristi. Dopo ore di infruttuose trattative ed ipotesi di liberazione fu deciso di trasferire gli ostaggi per tentare di liberarli in aeroporto. Giunti all’aeroporto una lunga serie di negligenze ed errori di valutazione portarono alla morte dei 9 ostaggi superstiti, di 5 terroristi e di un poliziotto tedesco. Si concluse tutto prima dell’alba del 6 settembre.

La mascotte dei giochi Waldi © CC BY-SA 4.0 Artalmeida

La mascotte dei giochi Waldi © CC BY-SA 4.0 Artalmeida

Il Governo di Gerusalemme, in risposta al massacro, intraprese una rappresaglia non convenzionale, condotta in tutta Europa dal Mossad per eliminare fisicamente i responsabili coinvolti nella strage.

L’Olimpiade si concluse l’11 settembre (che diverrà un’altra data di lutto).

.

.

.

.

.

Il dramma di Monaco 1972

Anche Spielberg fece un film sulla tragedia

Print Friendly, PDF & Email