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Un’organizzazione di beneficienza di Essen, a Ovest della Germania, ha annunciato nei giorni scorsi di non accettare l’iscrizione di nuovi stranieri fra i propri assistiti. La notizia si è velocemente trasformata in un caso nazionale e ha suscitato critiche da diverse parti: i poveri dovrebbero essere selezionati per l’entità del bisogno, non per la nazionalità. Non poteva mancare la strumentalizzazione dell’estrema destra, che ne ha subito approfittato per vedere le prime, ovvie conseguenze dell’eccessivo numero di migranti e rifugiati; unica teoria, del resto, con cui il partito ultraconservatore Alternative für Deutschland (AfD) si è guadagnato il 13 per cento dei voti nel Paese.

Jörg Sartor © Youtube Die Welt

Ad aver preso la controversa decisione è stata la Tafel e. V., un’associazione privata di stampo cattolico attiva in Germania da più di 20 anni: i volontari si occupano di raccogliere beni di consumo alimentare offerti gratuitamente dai supermercati, tra cui pane latte e verdure, e di ridistribuirli. Nessun bene di lusso, spiegano i volontari, eppure alla Tafel e. V. si respira in questo momento aria di ostilità. Negli ultimi anni i bisognosi sono aumentati a dismisura, soprattutto stranieri, e la paura di non riuscire a ricevere aiuti incattivisce gli iscritti: si è venuta a creare una vera e propria guerra fra poveri, che spaventa chi fa capo all’associazione (a quanto sembra alcuni anziani tedeschi sarebbero stati cacciati da alcuni profughi).

E così, il capo della Tafel e. V., Jörg Sartor, ha deciso di non accettare più immigrati, almeno fino a primavera: le statistiche dicono che il 75 per cento dei registrati sono comunque migranti, spiega Sartor, la misura vuole solo garantire un libero ed equilibrato approccio all’associazione di carità che si trova oberata di lavoro.

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La selezione per “cittadinanza tedesca” non ha mancato di sollevare numerose critiche: dalle manifestazioni dei cittadini, che accusano la Tafel e. V. di razzismo, alle condanne dei politici. La Cancelliera Angela Merkel (CDU), da parte sua, ha detto che questa decisione “non è buona” e non si dovrebbero operare preferenze di questo tipo. Dalle fila dei socialdemocratici, invece, è l’attuale ministro per le Politiche sociali Katarina Barley (SPD) a parlare: secondo quanto riportaDer Spiegel”, per Barley la decisione è discriminante e rischia di favorire i pregiudizi.

Ma Sartor non si fa mettere al muro e risponde a tono. In un’intervista rilasciata al quotidiano locale “Osnabrücker Zeitung”, Sartor chiede all’opinione pubblica di andare oltre l’avvenimento singolo e scandalizzarsi per il vero problema, e cioè la povertà. «Come può essere che pensionati, ragazze madri, rifugiati si debbano rivolgere ad associazioni di beneficienza? Il vero scandalo è […] doversi ritrovare ad aiutare 1,5 milioni di bisognosi, con un esubero di 250 tonnellate di cibo, in un Paese ricco come la Germania».

A trarre profitto mediatico da questa situazione è il partito populista di ultradestra Alternative für Deutschland (AfD), che presenta l’avvenimento come l’ovvio risultato di un eccesso di immigrati in Germania. Secondo quanto riporta il settimanale “Junge Freiheit”, vicino alle posizioni dell’estrema destra, il rappresentante dell’AfD di Essen Guido Reil comprende perfettamente la decisione di Sartor, e ritiene che i rifugiati non dovrebbero chiedere aiuto all’associazione, perché già ampiamente agevolati dallo Stato. Reil ha chiesto un incontro a Sartor, ma il capo della Tafel e. V. lo ha rifiutato per evitare inutili strumentalizzazioni.

E fa bene. Perché l’unico dato certo è che la povertà in Germania esiste ed è in continuo aumento, e le strumentalizzazioni non bastano a risolvere i problemi che uno degli Stati più ricchi d’Europa si trova oggi a dover affrontare. Basti pensare che negli ultimi 20 anni le associazioni di beneficienza tedesche sono aumentate da 220 a 934. E ancora non bastano, a giudicare da quello che è successo a Essen. Come risolvere la situazione? Oltre alla politica dell’accoglienza di Angela Merkel, a essere messi in discussione sono i 20 anni di “Stato sociale” che la Germania ha alle spalle; o forse, ancora più a fondo, l’essenza del sistema capitalista cui, per il momento, non si vede alternativa.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

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Jörg Sartor e la sua decisione che ha causato tante polemiche

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