Secondo il broker assicurativo Marsh, sulla base di un’indagine commissionata alla “BMI Research” dopo la Brexit e l’elezione del nuovo presidente statunitense Donald Trump, i Paesi europei che sono considerati maggiormente stabili sono la Svizzera, quelli scandinavi e, neanche a dubitarne, la Germania.

Sono stati 200 i Paesi esaminati in tutto il mondo, secondo indici di rischio politico ed economico nel breve e nel lungo termine e un indice di rischio operativo (che viene valutato per due volte). Il rischio operativo prende in considerazione quattro aree principali: il mercato del lavoro, il commercio e gli investimenti, la logistica, e la criminalità e la sicurezza; inoltre, a differenza del rischio economico e politico, il rischio operativo valuta lo status quo dei Paesi.

Karl-Ludwig Poggemann © CC BY-SA 2.0 Flirck

Le minacce che ci attendono per il futuro? Secondo l’indagine sono legate essenzialmente ad alcuni fattori economici e geopolitici. Gran parte della popolazione dei Paesi esaminati sente l’influenza delle ondate migratorie e il conseguente pericolo di terrorismo. A questi fattori va, ovviamente, aggiunta la crisi economica e tutti assieme favoriscono l’avanzata dei partiti politici “anti-establishment”. I casi più eclatanti sono quelli di “AfD”, Alternative für Deutschland, in Germania, il “Front National” in Francia, l’FPÖ, Freiheitliche Partei Österreichs, in Austria, il PVV olandese e la Lega Nord in Italia. Al contrario la Svizzera è considerato il Paese più stabile al mondo (con un indice globale di stabilità di 82,8). I referendum garantiscono un’ampia partecipazione dei cittadini, il Governo può agire liberamente attraverso l’indipendenza del Paese dalle organizzazioni internazionali e la Confederazione non ha alcun contenzioso con le nazioni limitrofe.

Fattori di rischio internazionale, e quindi destabilizzanti, sono considerate dalla ricerca la Russia e la Cina, viste come nazioni aggressive nei confronti dei propri vicini.

© Marsh Mappa sicurezza economica

E l’Italia? Diciamo che viaggia a mezza strada della classifica sotto tutti i punti di vista. Se la Germania ha un punteggio di 77,4 punti in quanto a stabilità globale, il nostro Paese raggiunge quota 66,5. Valori più elevati si registrano in quanto a stabilità politica, 87,2 contro 77,6, mentre la forchetta torna a divaricarsi per quanto riguarda la stabilità economica con un 76,9 per il Paese della Cancelliera Merkel, contro un 64,6 del Belpaese. Il divario si mantiene anche per l’operatività con un 72,2 contro un 64,2.

I tedeschi si sa sono sempre tendenzialmente preoccupati e programmano il futuro in anticipo. Si allarmano per la propria condizione e fanno analisi del Paese, forse anche un po’ esagerando i rischi che potrebbero correre. Fatto sta che in un’intervista rilasciata al più prestigioso giornale economico tedesco, l’“Handelsblatt”, il direttore del prestigioso “IFO-Institut” di Monaco di Baviera, Clemens Fuest, così si è espresso sulla situazione economica del suo Paese, mettendo in guardia la classe politica nazionale: “Vedo tre debolezze economiche per la Germania. La prima è data dalla grande dipendenza tedesca dalle esportazioni. L’integrazione nell’economia mondiale è in realtà una forza e un pilastro importante della nostra prosperità. Ma in tempi di tendenze protezionistiche e di dipendenze, connesse all’esportazione, questa rappresenta un rischio. Lo smantellamento del sistema commerciale internazionale da parte degli Usa per la Germania è ancor più minaccioso che per gli altri Paesi. La seconda debolezza è data dall’invecchiamento della popolazione tedesca e la terza dalla crisi dell’euro”. Come a dire: siamo forti, ma meglio essere prudenti e attenti allo “zio Sam” d’oltreoceano. Dopotutto la Svizzera è ancora lontana.

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I rischi dei tempi che viviamo

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