“È giunto il momento. Chi osa adesso, sa per la storia tedesca di essere un traditore, non osando però tradirebbe la propria coscienza.”

 

Claus von Stauffenberg

Claus von Stauffenberg

Sono le parole di Stauffenberg alla moglie del collega e amico Bernd von Pezold (1906 – 1973), qualche giorno prima dell’attentato di Rastenburg, il 20 luglio 1944, organizzato con altri generali della Wehrmacht per uccidere Hitler. Sventato dal caso, il Führer riportava, fortunato, lievi ferite. L’esecuzione di Stauffenberg con altri cinque congiurati al Tiergarten nel Bendlerblock di Berlino e l’immediata sepoltura nell’Halter St.-Matthäus-Kirchhof, apriva un resoconto imbarazzante nella coscienza nazionale.

Era il 1944 di un ostinarsi folle e inutile su una guerra ormai persa. Dieci mesi dopo la Germania capitolava. A Hitler dovette balenare di aver sepolto invece degli eroi; che era questione di tempo e chi gli aveva resistito, sarebbe stato osannato e non compianto. E li seppelliva, per giunta nel cimitero storico di Berlino. Per questo motivo, nottetempo, un gruppo di SS riesumò i cadaveri per poi cremarli a Wedding e spargere le ceneri, per damnatio memoriae, in un luogo anonimo. Oggi nell’Halter St.-Matthäus-Kirchhof un riquadro desolato di terra verde con una lapide ricorda quel disperato gesto di resistenza, per salvare il salvabile e la propria dignità di fronte a nuove e più feroci carneficine.

Il luogo del ricordo delle vittime del nazismo

Il luogo del ricordo delle vittime del nazismo

Un cimitero sopravvive alle epoche, le attraversa col suo carico di memorie, come un museo, perché di ogni epoca, rappresentandola con donne e uomini del proprio tempo. Così fu per Stauffenberg dall’Halter St.-Matthäus-Kirchhof, tra i grandi eroi della Resistenza tedesca, come per i morti di Aids e abbandonati a se stessi negli anni turbolenti dell’emancipazione del movimento omosessuale a Berlino dal medesimo cimitero. Chi è sepolto s’inscena nel cimitero, che non è un teatro, ma luogo teatrale, dove tutto assurge a un estremo di ridondanza, nel congedo dalla vita, con cappelle monumentali, mausolei e architetture pietiste. È il colore del dramma, esperibile, volendo, con amara ironia, come farebbe una Drag Queen, moderno mimo tragicomico simbolo di decadenza tra kitsch e edonismo, con cui tutti abbiamo rivestito per noi stessi la morte, dandole una cifra estetica. Perché l’estetica eterna.

Questo tratto drammatico, insieme al più reale della moria omosessuale, negli anni delle prime ondate di AIDS, contribuì a emancipare la comunità di Berlino. L’onta dello sterminio degli omosessuali nei lager di Hitler, che radicalizzò l’ottocentesco Paragrafo 175 per la loro reclusione, servì quantomeno a tollerarli, se non alla loro piena accettazione sia a Berlino come altrove.

cimitero-san-matteo_06Acquartierata in Nollendorfplatz, dunque nello stesso Schöneberg dell’Halter St.-Matthäus-Kirchhof, la comunità rimase emarginata e in silenzio di fronte alle prime decimazioni causate dal virus, quando ancora non c’erano cure per contenerlo. Una virulenza, protetta spesso dagli anatemi di un medioevo moderno, e dalla stessa discriminazione che continuava nel giudizio. L’Aids rimetteva tutto in discussione, ghettizzando chi a fatica aveva cercato un posto al sole nella società tedesca, intesa a risorgere nuova e umana dalle ceneri naziste e dei suoi stermini. Mentre, invece, neanche i becchini andavano a prendere i cadaveri, per paura di un contagio, al solo respirare l’aria in casa di un omosessuale, morto di quella peste per gay, come si diceva. Inaccettabile per chi aveva marciato per le strade di Berlino, dai primi stentati pride, fino alle fiumare di migliaia di persone, per ricordare a sindaci e deputati, che gli omosessuali sono uguali agli altri e possono prendere parte alle sorti di una comunità sociale, come qualunque altro cittadino.

Melitta - Ovo Maltine - Pepsi Boston

Melitta – Ovo Maltine – Pepsi Boston

Dove seppellire questi uomini di una società considerata, invece, minore e da rinnegare nuovamente? A cambiare corso all’umiliazione furono tre Drag Queen militanti della scena gay berlinese: Melitta (Thomas Gerard 1963-1993), Ovo Maltine (Christoph Josten 1966 – 2005) e Pepsi Boston (Heinz Erhard 1962 – 1993). Occuparono il cimitero, quel cimitero del loro quartiere, usando tombe e mausolei di aristocratici per seppellirci amici e compagni morti di Aids, e se stessa nel caso di Ovo Maltine. Un gesto di resistenza, dunque forte, per spingere il governo cittadino a considerare.

Così le capigliature di sculture angeliche, pietose nel riserbo di sepolture familiari del lontano passato prussiano, diventarono biondo platino e le loro unghie su mani congiunte e piedi nei calzari qualche volta anche rosa-shocking. Per la sepoltura di una creatura variopinta e astratta, di una Drag Queen appunto, il monumento pomposo era già di per sé un buon punto di partenza, ma andava riadattato come le variazioni di una sinfonia perché divenisse roboante. Arcobaleni, tra funerali accesi di dramma, lasciavano il cimitero più colorato e sempre più discusso. La consapevolezza di essere vittime di un virus senza cura, ancora giudicate, s’imponeva scardinando così l’irresponsabilità sociale, verso una minoranza già una volta ridotta a silenzio nel recente passato.

cimitero-san-matteo_22Quest’invasione sortì il suo effetto e quel che era fatto, era fatto, tanto che il nome d’arte dell’Halter St.-Matthäus-Kirchhof divenne, il cimitero gay di Schöneberg, ovvero non solo di gay sepolti, ma gay nella sua stessa apparenza. Oggi è possibile, per famiglie e coppie della comunità gay berlinese, scegliersi spazi e posti in attesa di esser seppelliti vicini. La dignità di ogni individuo, anche di fronte alla stessa morte, fu così riscolpita nella storia tedesca da quegli omosessuali che, morendo e occupando altrui tombe, lottavano perché nessun individuo, qualunque fosse il suo destino, reciso anche da un’epidemia venerea, poteva essere considerato inferiore, non degno di una giusta sepoltura. L’Aids restava morte fisica non sociale.

cimitero-san-matteo_15L’eco di questo dettame riacquisito, s’impose abbracciando altri casi, anche oltre l’umano stesso, e ancora dall’Halter St.-Matthäus-Kirchhof grazie a una nuova battaglia che sempre da qui si sarebbe iniziato a combattere, quella per i bambini mai nati. Il cimitero dei Grimm divenne presto il luogo di sepoltura per chi per la legge tedesca non valeva ancora come essere umano e quindi non soggetto a sepoltura e culto dei morti. Per quei genitori che videro rifiutata dalla legge quella dignità a esserini umani seppur mai nati, vite recise dal destino e non feti da incenerire. L’Halter St.-Matthäus-Kirchhof offriva ai loro piccoli l’eternità invece, dando sepoltura tangibile a quei piccoli angeli, nel giardino degli Sternkinder (“Bimbi-stella”). Così si chiama. Mai vissuti, eppure nell’eterno ricordo, invece, come eroi di un racconto. Proprio a fianco dei Grimm, maestri di fiabe che hanno sempre una morale. Un grande masso oggi è usato spesso come altare, al centro di una spirale di piccoli loculi tracciati sul terreno, tra girandole e pupazzetti di peluche, lettere, regali e giocattoli che ravvivano un ricordo più intimo perché famigliare e per sempre.

(fine seconda parte)

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