I nostri oceani sprofondano nella spazzatura, e la Commissione europea sta pensando di intervenire proibendo alcuni prodotti di plastica specifici, tra cui posate, cannucce, cotton fioc e bacchette per palloncini: tutti articoli monouso, quindi, e che potrebbero comunque essere rimpiazzati da soluzioni meno invadenti per l’ambiente. Una misura fin troppo drastica, secondo qualcuno, ma che probabilmente ancora non sarà sufficiente a salvare le nostre acque dall’immondizia.

All’alba del 2020 vivono, sul pianeta Terra, sette miliardi e mezzo di esseri umani, e l’uso di materiale plastico è ormai naturale e quotidiano per la maggior parte di essi: non tutti produciamo la stessa quantità di spazzatura, ovviamente, e ciò dipende da tanti fattori soprattutto sociali e geografici, ma il risultato complessivo è uno solo, e spaventa. Tanto per farsi un’idea: in Europa si producono ogni anno 26milioni di tonnellate di sola plastica, di cui un terzo viene riciclato. Tutto il resto finisce in mare, così come la maggior parte della celluloide adoperata nel resto del mondo: nel Pacifico si è formata un’isola d’immondizia grande quasi quattro volte la Germania, e le spiagge disabitate di tutto il mondo – quelle che una volta erano selvagge e incontaminate- sono ormai invase dalla spazzatura.

Una situazione davvero preoccupante, che ha richiamato l’attenzione della politica che conta. Uno studio più accurato condotto dalla Commissione europea ha dimostrato che l’85 per cento dei rifiuti che si trovano nei mari è costituito, in particolare, proprio da articoli di plastica monouso: oggetti apparentemente innocui che tuttavia, a causa delle quantità, sono diventati dei mostri. Un esempio concreto: nei 28 Stati europei si consumano ogni anno più di trentasei miliardi di cannucce di plastica, per una media di 71 pezzi a testa. Un numero apparentemente inoffensivo, che moltiplicato per il mezzo miliardo di cittadini europei diventa una minaccia per l’ambiente.

Ed è così che la Commissione europea ha deciso di provare a intervenire proprio lì dove si può, e cioè sugli oggetti piccoli di cui con tanta facilità ignoriamo quotidianamente il peso. Il piano della Commissione prevede che, entro il 2030, tutti gli oggetti di plastica prodotti siano riciclabili. Oggetti come piatti e cannucce di plastica dovranno, invece, essere proibiti e sostituiti da oggetti di carta, più facili da recuperare. L’uso di palloncini, pacchetti per fastfood e bicchierini di plastica dovrà essere ridotto, mentre i coperchi dovranno rimanere attaccati ai contenitori stessi, onde evitare che volino via.

Anche i fabbricanti di materiale plastico sono chiamati in causa: le aziende che producono i sacchetti per le patatine, ad esempio, o quelle che preparano i filtri delle sigarette, dovranno partecipare al sostegno delle campagne informative e alla raccolta dei rifiuti. Per quel che riguarda le bottiglie, si pensa alla possibilità di introdurre un sistema di vuoti a rendere più ampio, in modo tale da evitare almeno lo smaltimento di questi articoli. Si pensa inoltre all’introduzione di una tassa: ogni singolo Paese dovrà pagare all’Europa 80 centesimi per ogni chilogrammo di plastica non riciclato.

Qualcuno già si lamenta, le misure sono troppo drastiche e non accettabili: uno per tutti, il Centro per la Politica Europea (CEP) di Friburgo, che con questi provvedimenti vede una restrizione della libertà di scelta dei consumatori. Secondo il centro di ricerca, per preservare l’ambiente è sufficiente estendere la campagna informativa e introdurre un sistema di vuoti a rendere più preciso. Il CEP è comunque un’associazione di ricerca molto vicina all’economia e le analisi che propone potrebbero non mettere al primo posto l’ambiente.

I Verdi tedeschi, da parte loro, non ritengono sufficienti le misure proposte: per risolvere o comunque ridurre l’inquinamento dei mari, visto il livello avanzato di immondizia presente, è necessario limitare drasticamente anche la spazzatura “necessaria”, come le confezioni dei cibi, e rendere totalmente riciclabile entro il 2025, prima quindi del 2030 previsto dalla Commissione.

Per il momento, il tutto rimane comunque ancora solamente un progetto: non si hanno ancora date precise e con ogni probabilità si andrà a dopo le elezioni europee previste per il 2019. Una volta approvato dalla Comunità europea, il progetto dovrà essere trasformato in legge dai singoli Paesi: anche lì la decisione finale e le leggi concrete spetteranno ai singoli e passerà sicuro ancora molto tempo. Interessante tuttavia notare il modus operandi che la Commissione europea ha annunciato, che costituisce forse la vera e propria novità: si è andati a cercare il dettaglio apparentemente innocuo e ogni singolo cittadino dovrà rinunciare a piccole comodità quotidiane, quali appunto gli oggetti monouso di plastica.

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Chi ferma l’inquinamento dei nostri mari?

© Youtube ZDF

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