Supermercati © il Deutsch-Italia

Supermercati © il Deutsch-Italia

“Ecco perché non dovete comprare la frutta che proviene da Italia e Spagna”: potrebbe sembrare l’ennesima sfida dei media tedeschi nei confronti dei Paesi mediterranei, considerati alla stregua di “figliol prodighi” che non fanno mai i compiti e che vogliono per sé tutta l’attenzione dei genitori, ma non lo è. Come vi abbiamo già in parte raccontato, attraverso questo titolo apparso di recente in alcuni giornali tedeschi, la Germania vuole parlare dei raccoglitori illegali che lavorano nelle coltivazioni ai confini meridionali dell’Europa: una situazione, a quanto pare, più vicina al Paese d’Oltralpe di quanto non possa sembrare.

Supermercati © il Deutsch-Italia

Supermercati © il Deutsch-Italia

Molta della frutta e della verdura che si compra in Germania arriva dall’Europa meridionale, in particolare da Spagna e Italia. Arance, limoni, pomodori, cetrioli, pesche, i beni della terra importati da queste nazioni sono spesso i più convenienti, tanto economici da sbaragliare la concorrenza ed eclissare le produzioni locali o di origine extraeuropea. Quantità immense di frutta e verdura, quindi, vendute nelle maggiori catene tedesche a costi bassissimi: tutto merito del sole e del clima? A chiederselo sono stati due giornalisti tedeschi di “Das Erste”, il primo canale pubblico tedesco: Frau Luenenschloss e Herr Zimmermann sono andati in Spagna e in Italia, hanno ripercorso la via della frutta, dalle piantagioni fino ai propri supermercati locali, e hanno presentato le loro risposte in un servizio titolato “Lo sporco raccolto”.

migranti © Damiano Meo – archivio fotografico fondazione migrantes

migranti © Damiano Meo – archivio fotografico fondazione migrantes

A essere raccontate sono le condizioni di raccolta in alcuni campi in Andalusia (Spagna del Sud), e nelle nostrane Calabria e Sicilia, tra i più produttivi a livello mondiale e tra i maggiori importatori di frutta in Germania stessa. Accompagnati da sindacalisti e collaboratori di associazioni umanitarie, i due giornalisti hanno provato ad avvicinarsi ai raccoglitori stessi, scoprendo una intera realtà parallela fatta di uomini senza documenti di soggiorno, spesso rifugiati o immigrati illegali, che lavorano in nero per pochi euro al giorno senza nessun rispetto dei loro diritti, fisici o burocratici che sia. Intere famiglie che vivono in veri e propri villaggi costruiti con plastica e spazzatura, che non hanno documenti né soldi per potersi permettere abitazioni regolari, senza luce né acqua corrente. «Scopriamo un business che non rispetta l’essere umano, fatto di sfruttamento brutale, cui anche la mafia prende parte», commentano i giornalisti tedeschi.

Oltre a essere disumano, il sistema dei raccoglitori illegali distrugge il settore agricolo anche da un punto di vista macroeconomico. La manodopera irregolare costa poco, la metà di quanto costerebbe se conforme, e fa scendere i costi alla produzione della frutta e della verdura. La concorrenza “uccide” le aziende che assumono lavoratori pagando i contributi. In un “far west” dove non ci sono più diritti dei lavoratori né limiti di prezzi, a dettare legge sono i supermercati, che aumentano la pressione ai coltivatori e abbassano sempre più i prezzi. Un circolo vizioso, che consuma il settore dal di dentro.

Marchi tedeschi © youtube Ard

Marchi tedeschi © youtube Ard

E gli Stati, in tutto questo, cosa fanno? Nelle interviste rilasciate ai due giornalisti tedeschi, le autorità locali assicurano di fare il possibile per combattere la situazione. L’Europa, da parte sua, sembra non accorgersi di nulla. La Comunità europea stanzia ogni anno 58miliardi di euro di sovvenzioni agrarie, di cui il 70 per cento sono dati direttamente ai coltivatori, a seconda dell’estensione delle superfici coltivate. Un sistema, quindi, per quanto sporco, in cui la Comunità Europea versa milioni di euro ogni anno. Ma può permettersi di sovvenzionare senza operare i dovuti controlli? Martin Heussling, deputato tedesco al Parlamento europeo per i Verdi, ci vede una forma moderna di schiavitù: «Una volta sfruttavamo le popolazioni in Africa, ora sfruttiamo gli africani qui».

Un reportage interessante, quello dei due giornalisti tedeschi, fatto di immagini, interviste e tante opinioni differenti. Oltre alla realtà dei raccoglitori, si prova a esprimere anche il punto di vista dei coltivatori, dei politici, delle autorità locali e di quelle di Bruxelles: una prospettiva a 360 gradi. Eppure, nonostante le molte domande che rimangono aperte, la televisione tedesca non sta raccontando nulla di nuovo. Tutto è più o meno già noto, soprattutto a noi che ci viviamo in questi Paesi mediterranei di confine. O almeno, così dovrebbe essere, perché sono situazioni che si protraggono da anni.

baraccopoli immigrati © youtube ard

baraccopoli immigrati © youtube Ard

Fatti già conosciuti, ma raccontati da fonti nuove, a un pubblico differente, quello tedesco, in un contesto più ampio, e in un momento storico molto particolare, soprattutto per la Germania. La Cancelliera Angela Merkel (CDU) e il suo ministro degli Interni Horst Seehofer, del partito confratello bavarese (CSU), hanno di recente rischiato un pericoloso divorzio proprio a causa della questione degli immigrati. Per regolamentare l’immigrazione nella stessa Germania, mentre Seehofer premeva per riconsegnare gli immigrati a quegli Stati che li hanno accolti in prima battuta (la maggior parte quindi a Spagna, Italia e Grecia, le zone di confine del Mediterraneo), la Cancelliera chiedeva una soluzione comune europea. La questione è arrivata a Bruxelles, e lì sembra essercisi accordati per una soluzione comunitaria. Un accordo ancora nebuloso e poco chiaro, in realtà. Di concreto non c’è ancora nulla, se non la buona intenzione di risolvere.

E poi questo documentario, trasmesso dal primo canale pubblico tedesco e ripreso dalle principali testate giornalistiche del Paese, quasi a ribadire la necessità umana di risolvere la questione degli immigrati insieme, a livello europeo. Ci sono dei problemi profondi, che coinvolgono tutta la Comunità Europea e che non possono essere ignorati: la frutta e la verdura vendute nei supermercati tedeschi provengono da coltivazioni italiane e spagnole, le due situazioni sono intrecciate e inscindibili. Sono l’inizio e la fine di uno stesso percorso, e le condizioni delle tappe intermedie sono interesse di tutti. Vediamo se, con l’attenzione di tutti, riusciamo a porre fine una dei risvolti più tristi dell’immigrazione clandestina in Europa.

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Europas dreckige Ernte

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