Chrysler-Google-Pacifica © FCA

Prima è accaduto alla Volkswagen, poi alla Fca (Fiat-Chrysler). Ma pare che non sia ancora finita, poiché la magistratura francese ha annunciato indagini sulla Renault per irregolarità sulle emissione dei suoi motori diesel, e nel contempo il ministro dell’Ambiente Segolene Royal, ha aggiunto che altre case automobilistiche francesi potrebbero essere indagate proprio per le emissioni dei motori diesel. Si tenga a mente poi, il duro intervento tedesco in sede europea contro Fca per le emissioni contestate dagli Usa alla Fiat-Chrysler, e il quadro è completo.

Dobrindt – Delrio

Malauguratamente, quando la contestazione ha per oggetto i motori, il linguaggio edulcorato della diplomazia è subito accantonato. Le autorità italiane sapevano da mesi che Fca, nell’opinione dei nostri esperti, usava dispositivi di spegnimento illegali”, ha sparato in una intervista alla “Bild am Sonntag”, riportata da “Bloomeberg”, il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt. E dunque, “La Commissione Ue deve conseguentemente garantire il richiamo dei modelli con i software irregolari che alterano i test sulle emissioni”, ha concluso il Ministro tedesco.

1892 Rudolf Diesel (1858-1913) (Photo by SSPL/Getty Images)

Sicuramente non è quello che si sarebbe aspettato Rudolf Diesel, l’ingegnere tedesco che con la sua tenacia, le sue intuizioni, i suoi inauditi sacrifici inventò il nuovo motore che “resiste” da oltre un secolo. Pertanto, non è difficile credere che egli avrebbe seguito con non poca trepidazione l’incontro dell’altro giorno tra Angela Merkel e il Primo ministro Gentiloni. Poiché egli considerava la sua creatura meccanica come un figlio, non a caso le aveva dato il proprio nome.

Un parto tormentato quello dell’ingegner Diesel, poiché dal 1885, quando fondò la sua prima officina-laboratorio, trascorsero dodici anni di continui studi e miglioramenti prima che il suo motore, il quale all’inizio era alimentato con olio di arachidi, ottenesse il brevetto ufficiale. Era il 1897, cento e venti anni fa. Si badi bene: è su questo modello che sono costruiti i moderni motori Diesel.

Nicolaus-August-Otto

Con in mano il brevetto Herr Diesel, che aveva da poco compiuto trentanove anni, si scatenò. Fondò una fabbrica ad Augusta, la Dieselmotorenfabrik Augsburg, creò un ramo inglese, la Diesel Engine Company, e presentò il tutto all’Expo di Parigi del 1900, quella in cui trionfò anche il cinema dei fratelli Lumière. Tuttavia nonostante il successo egli rimase un inventore e non un imprenditore, o per essere nel vero, restò per sempre un idealista che parlava l’esperanto, condivideva ideali socialisti e sosteneva spinte solidali con i lavoratori.

Diesel era nato nel 1858 a Parigi da una famiglia tedesca, tornò in Germania dopo la guerra franco-prussiana, studiò a Monaco, si diplomò con voti altissimi, tant’è che si qualificò studente dell’anno. Il suo pallino, si intuirà più tardi, erano le macchine a vapore. Il suo obiettivo era superare il modello dominante dell’epoca, quello di un altro ingegnere tedesco – Nikolaus August Otto –  passato alla storia come l’inventore del primo motore a combustione interna a quattro tempi. Diesel pensò invece a un motore in cui fosse sufficiente l’alta temperatura generata dalla compressione dell’aria nella camera da scoppio per accendere il carburante, eliminando quindi il dispositivo di accensione allora usato nei motori a combustione interna che derivavano dall’idea di Nikolaus Otto. Per capirsi, era un passo in avanti notevole per il periodo, rappresentava un modello di efficienza impensato. Certamente, non fu facile realizzarlo: l’impresa, come detto, richiese molto tempo.

In compenso, Diesel da subito fece un mare di quattrini e si assicurò contratti con compagnie navali per installare i suoi motori sulle navi e sulle flotte. Nonostante tutto ciò, nel giro di pochi anni riuscì a fallire. Era il 1911, due anni prima della morte. La fine di Diesel è ancora un mistero. Il 30 settembre 1913, attraversando la Manica per dirigersi a Londra, scomparve. Il suo corpo venne ritrovato, una ventina di giorni dopo, da alcuni marinai. Secondo l’uso dell’epoca, vennero conservati solo gli effetti personali. Il corpo venne rigettato in mare.

Cosa era successo? L’ipotesi prevalente è quella del suicidio ispirato probabilmente dalle cattive situazioni economiche delle sue aziende, e dal peso dei debiti contratti con alcune banche inglesi. Infatti, tutto lascia credere che il gesto di Diesel sia stato premeditato, poiché nel suo diario – abbandonato sulla scrivania della cabina – sul giorno nel quale scomparve aveva disegnato una croce. Comunque sia, il dubbio rimane.

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La storia del motore di Rudolf Diesel

 

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