Friedhof_Ohlsdorf © Corradox CC BY-SA 4.0

Sul quotidiano “La Stampa” del 1° novembre è apparso un articolo molto bello ed interessante dal titolo “Comprarsi un albero per il riposo eterno”. Riferisce dell’iniziativa di un gruppo di architetti liguri che si ripropone di creare il primo “bosco-cimitero” in Italia, e precisamente a Urbe in provincia di Savona. Un bosco dove si possano seppellire le urne con le ceneri dei defunti, semplicemente all’ombra di un albero. Senza altro: senza lapidi, croci o fiori. Potrebbe sembrare una cosa arida, poco spirituale, persino di cattivo gusto. Ma non è così. In Germania simili cimiteri “alternativi” esistono da qualche anno: si chiamano “Friedwälder”, letteralmente “boschi della pace”.

Alcuni giorni fa è deceduto un mio caro amico. Viveva a Kandel, una cittadina del Palatinato. Ha voluto espressamente che l’urna con le sue ceneri fosse deposta nel “Bienwaldruhe”, uno dei boschi della pace che esistono in Germania.

Confesso che non sapevo né della loro esistenza, né cosa fosse una sepoltura in uno di questi luoghi. Soprattutto, non potevo immaginare i sentimenti che avrei provato durante la cerimonia dell’addio e la successiva deposizione dell’urna nella terra.

Mi sono ritrovato in un vasto bosco di faggi e betulle al limitare dell’abitato, dal sottobosco curato, ma senza alcuna indicazione né limitazioni da quello che è in tutto e per tutto un parco ove la gente trascorre il suo tempo libero. Soltanto guardando meglio ho notato che su alcuni, anzi molti, dei tronchi degli alberi, ad un’altezza generalmente oltre i due metri, erano affisse semplici, piccole targhette nere con un nome, un cognome e due date: della nascita e della morte.

Gedächtnisfriedhof © Vitavia CC BY-SA 4.0

L’amico scomparso aveva una bella famiglia, molti amici. Ci siamo ritrovati in tanti, in una piccola radura, alcune panchine davanti ad una specie di pulpito ligneo e accanto, su un altro piedistallo, l’urna con le ceneri. Alcuni parenti stretti hanno pronunciato parole di ricordo, così come un pastore evangelico, in abiti borghesi. Niente musica, niente preghiere, niente orazioni. Ma una grande, sempre più pervadente, serenità. Anche perché la giornata era bella, il clima autunnale ancora mite, una luce calda, dai raggi del sole che già era in discesa, si infiltrava tra gli alberi.

Terminato il saluto, non lo definirei né rito né cerimonia, eppure aveva una sua intensa, intima, liturgia, ci siamo avviati al luogo dove l’urna sarebbe stata interrata. Sotto un alto faggio. Il posto l’aveva scelto lui, il mio amico, quando aveva capito che ormai il male che lo attanagliava gli avrebbe lasciato poco tempo. Pian piano la buca ove era stata deposta l’urna è stata ricoperta dalla terra, che ciascuno di noi vi ha gettato sopra. Quando un alito di vento si è alzato, alcune foglie si sono staccate dai rami e, lentamente, si sono posate sulla terra smossa. Le prime di tante foglie che sarebbero cadute da quel momento in poi. Per sempre.

Ho lasciato quel bosco della pace con un sentimento di grande serenità nel cuore. Quasi superiore a quello di tristezza per la perdita, davvero prematura, che ho subìta. Ed ho sentito il bisogno di riflettere su questo tipo di sepoltura.

Poiché ho le miei idee in fatto di religione e morale, quello che ho pensato lo tengo per me.

Ma il cronista può certamente aggiungere alcune annotazioni. Partendo proprio dal punto forse più importante: la sacralità o meno della sepoltura. Questo tipo di ultime dimore sono, per definizione e per legge assolutamente aconfessionali. Non sono identificabili, se non appunto da piccole targhette, tutte uguali, sui tronchi che sovrastano i luoghi dove le ceneri sono state interrate. Non si può neppure parlare di “tombe”. Il sottobosco, il fogliame pur curato, comunque l’erba verde quando la stagione è al massimo, non permettono di rivelare il luogo della sepoltura. Le urne, in materiale biodegradabile, dopo un certo tempo rendono, naturalmente, il loro contenuto alla terra. La sepoltura nei “Boschi della pace” ha ovviamente dei costi, ma piuttosto contenuti: a Kandel, per esempio, deporre un urna sotto un albero e occupare il terreno per 50 anni costa tra i 700 e i 1500 euro.

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I Friedwälder.

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