Berlin Brandenburger Tor Novemberrevolution © Bundesarkiv 183-B0527-0001-810 UnbekanntCC-BY-SA 3.0

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Nove novembre 1918, Berlino. Freddo intenso, cielo cupo e grigio, vento. Sotto il “Brandenburger Tor” sfila una massa scura e compatta che avanza in direzione del “Berliner Stadtschloss”; il cuore politico della metropoli tedesca. Sono giunti dai quartieri operai di Wedding e Neuköln, hanno attraversato la città con le loro scarpe sfondate, i loro vestiti consumati, le loro facce smagrite da 3 anni di stenti imposti dal conflitto mondiale. Sono soldati, invalidi di guerra, operai, donne. Hanno fame, sono stufi della guerra, dei politici e del Kaiser che li ha mandati a morire a centinaia di migliaia sui campi di battaglia per nulla, visto che la guerra è persa. A guidarli sono gli spartachisti, il movimento rivoluzionario fondato da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg che hanno appena proclamato lo sciopero generale.

Cupa sera.

Neve bianca.

La bufera

i viandanti abbatte e stanca.

La bufera sulla terra intera!

Sono le parole del grande poeta russo Aleksandr Blok con qui si apre il poema “I dodici”, dedicato alla rivoluzione di ottobre. E la bufera infurierà veramente su Berlino nella tarda mattinata di quel 9 novembre e sarà il motivo per cui Liebknecht riuscirà a raggiungere lo Stadtschloss solo nel pomeriggio. Il ritardo gli costerà una rivoluzione.

Il Reichstag nei primi del '900

Il Reichstag nei primi del ‘900

Ma andiamo con ordine. Nel “Reichstag”, la sede del Parlamento a due passi dal “Brandenburger Tor”, si vivono momenti concitati. I socialdemocratici sono spaccati. Devono decidere in fretta se appoggiare gli spartachisti che stanno marciando sullo “Stadtschloss” per proclamare la libera repubblica socialista, oppure sostenere il traballante governo del principe Max von Baden. Tutto dipende da quello che farà il Kaiser. Se Guglielmo II acconsentirà a farsi da parte, allora forse non sarà necessario appoggiare le teste calde della rivoluzione per aprire la strada alla repubblica. Così almeno pensa Philipp Scheidemann, segretario di Stato ed esponente di spicco dei socialdemocratici. Ma che farà il Kaiser? Dal castello di Spa in Belgio, sede del quartier generale dell’esercito dove Guglielmo II si è ritirato con tutta la sua famiglia, non giungono notizie. La flotta si è ribellata all’ordine di salpare per un’ultima offensiva contro la Royal Navy. L’esercito è in subbuglio, proprio come quello russo nel 1917, i rivoluzionari marciano su tutte le principali città tedesche, i generali affermano non solo che la guerra è irrimediabilmente persa, ma che l’esercito non è nemmeno in grado di fronteggiare i rivoltosi. Eppure il Kaiser tace. Nessuna abdicazione.

Ausrufung Republik Scheidemann

L’annuncio di Scheidemann

Philipp Scheidemann sta mangiando una “dünne Wassersuppe” al ristorante del “Reichstag” quando un gruppo di operai e soldati fa irruzione nella sala. Vogliono assolutamente che il politico socialdemocratico parli alla folla radunata davanti al Parlamento. Scheidemann è riluttante, da Spa non è giunta ancora nessuna notizia e non saprebbe proprio cosa dire per placare la folla. Qualcuno gli fa presente che gli spartachisti stanno marciando in massa sotto la “Porta di Brandenburgo” per proclamare la repubblica dei soviet; se si vuole evitare un bagno di sangue occorre agire subito. Tanto basta per far scattare in piedi il cinquantatreenne di Kassel e farlo correre al balcone del “Reichstag”, da dove proclama trafelato la “Repubblica tedesca” nonostante il Kaiser non abbia affatto abdicato. Ma lo spartachista Liebneckt è fregato sul tempo. Mentre la folla radunata davanti al “Reichstag” festeggia la nascita della Repubblica, il rivoluzionario è intrappolato nelle strade del centro intasate di spartachisti, operai e soldati che marciano sotto la bufera in direzione dello “Stadtschloss”.

Anche Scheideman però ha i suoi problemi. Il presidente del partito socialdemocratico Friedrich Ebert è furioso. Come è possibile proclamare la Repubblica se il Kaiser non ha abdicato? E davanti a una folla di straccioni per di più. La decisione sul destino della Germania spetta a una Costituente! Urla in faccia a Scheidemann. Ma ormai la frittata è fatta, la folla sta festeggiando la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica, andargli contro sarebbe fatale. Quanto avrebbero impiegato quella marmaglia ad assaltare il Parlamento per impiccarli tutti alle finestre?

Karl Liebknecht

Karl Liebknecht

Intanto Liebknecht riesce finalmente a raggiungere lo “Stadtschloss” tra ali festanti di spartachisti, i quali ignorano che la loro ora è già tramontata ancora pima di essere scoccata. Il rivoluzionario si issa sul balconcino della stanza che fu del Kaiser e arringa la folla. Sono le quattro del pomeriggio, due ore dopo il proclama di Scheidemann. Nevica. La bufera sulla terra intera. Il piccolo rivoluzionario stretto nel cappotto invernale inizia a parlare.

«Il giorno della liberazione è finalmente giunto. Da questo balcone non si affaccerà mai più un Hohenzoller. Noi vogliamo costituire un nuovo ordine statale fondato sul proletariato, un ordine fondato sulla pace, sulla felicità e sulla libertà dei nostri fratelli tedeschi e dei nostri fratelli in tutto il mondo. Noi vi porgiamo la mano e vi invitiamo a realizzare la rivoluzione mondiale. Oggi io qui proclamo la libera repubblica socialista!».

Spartachisti per le strade di Berlino © CC BY-SA 3.0 WC

Spartachisti per le strade di Berlino © CC BY-SA 3.0 WC

Lo scrittore e reporter statunitense Ben Hecht, che seguì il rivoluzionario fin nell’appartamento del Kaiser, descrive così gli istanti immediatamente successivi al proclama: «Liebknecht stava in piedi in mezzo alla stanza con ancora indosso il lungo cappotto liso al quale mancavano alcuni bottoni. Aprì la sua valigetta ed estrasse dei volumi pesanti che posò sul comodino. Poi si tolse le scarpe, si avvicinò lentamente al letto del Kaiser e vi si stese sopra allungando piano le gambe, come se temesse di romperlo. I marinai presenti nella sala lo osservavano senza dire una parola. Ci fu un botto. Il comodino del Kaiser aveva ceduto sotto il peso dei libri del rivoluzionario e la lampada era caduta sul pavimento andando in frantumi. Allora la guardia rivoluzionaria uscì dalla stanza e a me parve che insieme ad essa si congedasse anche il suo (di Liebknecht) sogno».

Il sogno della rivoluzione dei soviet durò ancora qualche mese, fino a quando i Freikorps del generale Georg Ludwig Rudolf Maercker lo spazzarono via con le armi. La rivolta spartachista terminò il 15 gennaio del 1919, con l’assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg ad opera dei Freikorps.

E il Kaiser? Messo davanti al fatto compiuto non gli rimase che riparare nei Paesi Bassi dove rimase fino alla fine dei suoi giorni. Prima di morire, il 4 giungo del 1941, fece a tempo a condannare la persecuzione degli ebrei del 1938, dichiarando di provare vergogna di essere un cittadino tedesco. Ma le sue parole ormai non interessavano più a nessuno.

«L’uomo intero è venuto in movimento, s’è svegliato dal sonno secolare della civiltà; lo spirito, l’anima e il corpo sono presi da un moto turbinoso. Nel turbine delle rivoluzioni spirituali, politiche sociali aventi corrispondenze cosmiche si opera una nuova selezione, si forma un uomo nuovo.» Aleksandr Blok.

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La rivoluzione tedesca del novembre 1918-1919

© Youtube ThiefTimeless2

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