Deutschlands Lehrer: älter, weiblich, gut bezahlt” titola “Der Spiegel“ (Gli insegnanti tedeschi: anziani, donne e ben pagati). Il titolo è tutto un programma e deriva da uno uno studio dell’Ocse che si basa sui dati di tre anni fa (gli ultimi disponibili). Ciononostante sono comunque interessanti.

Gli insegnanti in Germania sono mediamente oltre i 50 anni di età. In questa fascia circa il 41 per cento insegna alla scuola elementare, il 48 nelle secondarie e il 42 alle superiori. La media Ocse è del 10 per cento più bassa. Dieci anni fa, tuttavia, la percentuale di insegnanti ultracinquantenni era del 7 per cento più alta. Gli insegnanti tedeschi, però, guadagnano circa il doppio dei loro colleghi in altri Paesi. Quelli di scuola primaria ricevono un salario iniziale di circa 54.000 dollari, contro una media Ocse di 30.838. Nelle secondarie e nelle superiori ancor di più: 61.000 contro 33 mila dollari. Tra il 2010 e il 2015 l’aumento salariale è stato da un 6 a un 10 per cento in più, per un monte ore totale di 750 l’anno, contro una media Ocse di 712 alle elementari e 714, contro 662, nelle secondarie e superiori.

Gli insegnanti sono soprattutto donne: l’87 per cento delle primarie, il 66 delle secondarie e il 53 delle superiori. Al di sotto dei 30 anni sono ben il 73 per cento alle superiori e il 49 per cento fra i 50enni e gli ultra 50enni.Ma il loro numero all’Università cala al 38 per cento.

Anche fra gli studenti universitari le donne sono la maggioranza il primo anno, con una percentuale che arriva all’80, ma nelle discipline tecniche sono solo il 28 per cento del totale. In matematica e statistica sono il 46 per cento, mentre in economia e legge arrivano al 54 per cento del totale.

Più in generale, i laureati in materie scientifiche in Germania erano il 37 per cento del totale nel 2015, la quota più elevata dei Paesi dell’Ocse (l’India è al 31 e la Corea al 30), e circa l’88 per cento di coloro che sono impiegati fra i 25 e i 64 anni sono laureati.

Tuttavia chi ha completato un corso di studi tecnico ha più probabilità di trovare lavoro dei laureati in materie umanistiche o sociali. Maggiore è il livello di istruzione e di reddito, minore e frequente è la depressione. E qui, forse messier de La Palice avrebbe gioco facile. In Germania i depressi con una formazione scolastica inferiore sono il 17 per cento, contro una media Ocse del 12. Gli studenti nel semestre invernale 2016-2017 erano 2,8 milioni, un milione in più di 10 anni fa.

Il record d’età del corpo insegnante tedesco è battuto solo dall’Italia. Nel Belpaese, infatti, nelle scuole primarie mediamente gli insegnanti (in maggioranza donne) con più di 50 anni sono il 52,7 per cento del totale. L’età aumenta ancor di più alle secondarie con un 54,3 di ultracinquantenni e sale al 59,6 alle superiori.

Per fare un raffronto, in Turchia alle scuole primarie solo una maestra su dieci ha più di 50 anni, nel Regno Unito il 17,8 per cento e in Grecia il 18,5 per cento. In Gran Bretagna un’insegnante su cinque (anche qui in maggioranza donne) ha tra i 25 e i 29 anni, mentre nel nostro Paese questa fascia d’età rappresenta appena lo 0,5 per cento del corpo docente.

Alle secondarie di primo grado solo lo 0,37 per cento dei docenti ha tra i 25 e i 29 anni, contro il 23,5 per cento della Turchia.

Alle superiori ben 3 insegnanti su 5 hanno più di 50 anni, mentre quelli più giovani, tra i 25 ed i 29 anni, rappresentano solo lo 0,18 per cento del totale.

Da noi l’innalzamento dell’età pensionabile e le difficoltà per i nuovi insegnanti di ottenere una cattedra sono fattori che incidono notevolmente in questa situazione. Il rapporto alunni-insegnanti in Italia è di circa 9,5 ad 1, secondo i dati diffusi da “Il Sole 24 Ore”. Il problema è che i giovani vengono formati da insegnanti, sicuramente validi, ma spesso poco legati al mondo che sta cambiando molto rapidamente.

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La maestra sequestra il cellulare…

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