Regensburg

Regensburg, o Ratisbona in italiano, è una ridente cittadina bavarese di poco più di 130mila abitanti che s’affaccia sul Danubio. Oltre ad essere famosa per essere parte del patrimonio dell’Unesco, è stata la città natale di don Juan de Austria, figlio illegittimo dell’imperatore Carlo V (quello sul cui impero non tramontava mai il Sole), che fermò gli Ottomani (per così dire antesignani dei turchi di oggi) nella famosa battaglia di Lepanto del 1571. Vi passò i suoi ultimi giorni anche Johannes von Kepler, meglio noto come Giovanni Keplero, uno dei maggiori astronomi e matematici dell’umanità, ma è tornata recentemente alla notorietà per essere stata la sede d’insegnamento della teologia del Papa emerito Joseph Aloisius Ratzinger, al secolo Benedetto XVI.

Da poco più di un mese è però tornata agli onori della cronaca per un fatto un po’ meno aulico, ma per così dire abbastanza orrifico. La procura di Regensburg sta infatti indagando su circa 200 casi, verificatisi fra il 2011 e il 2016, di, diciamo così, “usurpazione di bara”. In buona sostanza,nell’arco dei cinque anni, quattro o più persone, per intascarsi la somma prevista dal protocollo, sembrerebbe che abbiano portato organi amputati o comunque asportati durante operazioni dal vicino ospedale universitario al crematorio cittadino, ma invece di rispettare le regole previste in questi casi abbiano inserito le parti umane all’interno di bare di persone decedute che erano in attesa di regolare cremazione.

La cosa ad un esame superficiale potrebbe sembrare un macabro ed esecrabile episodio, peraltro reiterato più volte, ma in realtà ha un risvolto clinico abbastanza pericoloso. Il protocollo per lo smaltimento di questi resti umani è infatti soggetto a un trattamento particolare, con casse di legno speciali, per il rischio che si possano diffondere malattie di vario tipo, fra le quali l’epatite.

Ogni cremazione ha un costo di circa 480 euro, il che vuol dire moltiplicati i 200 casi scoperti finora un gruzzoletto di circa 96mila euro finiti nelle tasche degli operatori disonesti, accusati di “disturbo della quiete dei morti”. Finora sono stati ascoltati alcuni testimoni e il pubblico ministero Theo Ziegler così si è espresso sulla vicenda: “Stiamo indagando da dove provenissero le parti dei corpi. Al momento non ci sono indizi certi al riguardo”. Effettivamente sembra alquanto difficile, nonostante foto e documenti sequestrati nell’ospedale e nell’obitorio, che si possa risalire ai “proprietari” degli amabili resti. Comunque le indagini proseguono e le multe per ogni singola infrazione possono arrivare a ben 50mila euro.

Anni fa alla famiglia di un mio conoscente accadde un episodio increscioso. Era morto il padre, e per rispettare le sue ultime volontà i familiari avevano deciso di farlo cremare, anziché semplicemente seppellirlo. Tutto andò per il meglio, o almeno così sembrava. I parenti portarono a casa le ceneri del defunto e le vegliarono per tutta la notte. Il giorno seguente si recarono al piccolo cimitero di paese dove si era stabilito che il morto dovesse riposare e iniziarono le operazioni per il seppellimento delle ceneri sotto una croce. Poco prima che una pala seppellisse l’urna con della terra furono avvicinati da un addetto del cimitero, visibilmente agitato che li pregò di fermarsi. Era accaduto che c’era stato uno scambio di urne cinerarie, e che quelli dentro l’urna da loro vegliata durante la notte non erano i resti del padre del mio conoscente, ma di uno sconosciuto. La cosa si concluse con molto imbarazzo e con un procedimento legale a carico della ditta di pompe funebri.

Anch’io ho espresso la volontà di essere cremato, quando arriverà il momento. Al netto di possibili malattie per gli astanti e di eventuali truffe perseguibili per legge, francamente, di essere mescolato con i resti di qualche altro poveretto o poveretta non me ne importerebbe nulla. Tanto non mi cambierebbe di certo la vita…

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Regensburg dall’alto

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