© Nord Stream

Una vera e propria battaglia si sta combattendo tra l’Unione europea e la Germania. È una battaglia di tipo economico e riguarda anche le regole di carattere giuridico. Stiamo parlando della costruzione del gasdotto denominato “Nord Stream 2” che il gigante russo Gazprom sta finendo di costruire tra Vyborg, località nella Russia europea (ad una trentina di chilometri dal confine con la Finlandia e a circa 140 chilometri dal capoluogo della regione San Pietroburgo), attraverso il Mar Baltico, fino a Greifswald, cittadina in Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

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Lo scorso mercoledì la Commissione ha annunciato l’intenzione di “integrare” l’attuale direttiva sui gas, precisando che “i principi essenziali della legislazione energetica dell’Unione si applicano a tutti i gasdotti che arrivano o partono dai Paesi terzi”. Finora tali principi si applicano solo a quelli intra-europei, le tariffe per gli utenti sono soggette a regolamentazione e gli operatori della rete e i produttori di gas devono essere separati dai proprietari. Tale cambiamento andrebbe quindi, secondo i tedeschi, contro il progetto Nord Stream 2, il cui completamento è previsto per la fine del 2019. Una vera levata di scudi da parte di funzionari e politici tedeschi si sta opponendo contro quello che loro ritengono essere un tentativo da parte della Commissione di influenzare la costruzione e il funzionamento del gasdotto. «Il Nord Stream 2 è un progetto privato», ha dichiarato Stefan Kapferer, direttore generale dell’Associazione federale dell’Energia e dell’Industria delle acque (BDEW). «Ogni nuovo gasdotto che trasporta il gas naturale in Europa sarebbe un bene per la sicurezza dell’approvvigionamento, l’iniziativa della Commissione è pertanto incomprensibile» chiosa il quotidiano economico tedesco “Handelsblatt”. Il ministero federale dell’Economia ha dichiarato di aver “preso atto della proposta della Commissione e che la esaminerà molto intensamente.

Gerhard Schröder © Nord Stream

In ogni caso la faccenda rappresenta un ulteriore oggetto di discussione nella formazione del nuovo governo tedesco. Infatti all’interno della possibile coalizione “Giamaica”, almeno all’apparenza, le posizioni sull’argomento risultano discordanti tra di loro. I Verdi sono contrari, mentre tra i rappresentanti dell’Unione e dei Liberali ci sono voci favorevoli e contrarie. Il ministro degli Esteri presso il Parlamento europeo, il cristiano democratico Elmar Brok (Cdu), ha sostenuto l’iniziativa della Commissione europea, dichiarando all’“Handelsblatt” che è «irragionevole che i gasdotti di Paesi terzi, e quindi quello russo di Gazprom, siano trattati meglio di quelli intracomunitari». Al contrario al socialdemocratica Martina Werner (Spd) si è espressa in modo negativo circa l’iniziativa della Commissione.

Alla costruzione del gasdotto, oltre al gigante energetico russo, partecipano numerose aziende europee che fanno parte di un consorzio, fra cui le tedesche Wintershall, controllata della Basf, e E.on, attraverso la propria costola “verde” Uniper, e il presidente del Consiglio di amministrazione della società “Nord Stream II” è l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schröder (Spd). Gli interessi economici della Germania in questo settore sono enormi. Ma non solo i suoi. A schierarsi dal versante opposto ci sono infatti principalmente gli Stati dell’ex blocco sovietico: le repubbliche baltiche, l’Ucraina e la Polonia in testa. L’Ucraina per evidenti motivi, giacché sarebbe completamente tagliata fuori dalle forniture che dalla Russia arrivano in Europa passando sul proprio territorio, la Polonia perché ha iniziato recentemente a ricevere via mare il gas liquido prodotto negli Stati Uniti, il cosiddetto gas di scisto (proveniente da terreno argilloso) o shale gas, proveniente dalla Louisiana. Gli Stati Uniti vedono senz’altro di buon occhio il fatto che la Commissione europea intervenga nella materia. Non a caso quest’ultima anche in passato ha dichiarato che il progetto aumenterebbe la dipendenza dell’Europa dal gas russo e il vice presidente, 10, ha ribadito che «la revisione della direttiva porterà una maggiore chiarezza giuridica». In Europa la Russia è il primo fornitore di gas naturale, con il 42 per cento del totale, seguita dalla Norvegia con il 34 e dall’Algeria con il 10 per cento. La battaglia è ancora aperta e chi la vincerà avrà in mano una buona fetta dell’economia energetica dell’Unione.

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«La Germania ha bisogno di questo gas russo»

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