“L’Ambasciata incontra i ricercatori” recita l’invito della nostra rappresentanza diplomatica. L’altro nostro titolo, invece, potrebbe essere: “Fare la Scienza, spiegare la Scienza, capire la Scienza, affermarsi con la Scienza”.

Questo in sostanza il tema del secondo incontro che si è tenuto martedì scorso nella nostra Ambasciata, e che si inserisce nel ciclo che vuole raccontare i vari aspetti della nuova emigrazione italiana.

Curricula accademici degni di nota. Studiosi, tutti piuttosto giovani, che si sono confrontati con sacrifici, con luoghi lontani, con una lingua diversa e che, alla fine, si sono affermati.

L’ottimismo di questi giorni, per i noti fatti dell’Abruzzo, è un bene prezioso, ma durante la serata non è stato difficile cogliere momenti di soddisfazione, specie tra i numerosi studenti italiani presenti invitati dall’Ambasciata. Noi italiani non siamo gente che passa inosservata. Quello che facciamo in giro per il mondo suscita, nel bene e nel male, interesse e curiosità. In questo caso fermiamoci al bene e alla nostra capacità di dare anche alla Scienza quello che viene definito il “tocco italiano”. Si può parlare di loro e ripetere la tanto abusata frase “fuga dei cervelli” o, senza far riferimento alla fuga, si può sostenere che ci si trova davanti a professionisti che hanno saputo cogliere opportunità. Opportunità che in Italia non si sarebbero potute presentare.

Elena Torlai Triglia © Linkedin

Elena Torlai Triglia, di Reggio Emilia, dottoranda al Centro molecolare dell’“Istituto di medicina biologica Max Delbruck”: “Mi chiede di spiegarle in parole semplici in che cosa consiste il mio lavoro? Nello studiare i cambiamenti dei geni tra le staminali e i neuroni”, mi dice. “Una missione vera e propria quella che sto vivendo, che mi coinvolge totalmente – precisa soddisfatta- anche perché dispongo di ogni mezzo. A proposito di opportunità, vorrei aggiungere che al momento se mi offrissero un lavoro in Italia lo rifiuterei. Per chi svolge la nostra professione, un’esperienza all’estero è determinante”.

Li guardo questi scienziati, rischiarati dagli austeri e pomposi lampadari dell’Ambasciata. Li scruto attentamente con una sorta di inconfessabile ammirazione e mi accorgo che sono capaci di immergersi nel quotidiano, di avere humour, di inserirsi- come si dice oggi- nel “post moderno”.

M. Moraglio © privata

Massimo Moraglio, umanista, a Berlino dal 2010, laureato in storia della medicina tecnologica e vincitore di numerosi progetti di studio, lavora alla Technische Universität. “Sono a Berlino da circa sette anni e parlo tedesco come Trapattoni. Ecco– mi confida- la lingua tedesca è il mio vero cruccio. In compenso ci tengo a dire che vivo in un contesto lavorativo e sociale molto favorevole. Guadagno quello che in Italia mai mi darebbero, dirigo una rivista in lingua inglese e, poi, c’è dell’altro”. Ossia? “Pensi che mio figlio di nove anni va a scuola da solo con la metropolitana. Io sono di Torino e nella mia città questo non sarebbe nemmeno immaginabile”.

Insomma tutto bene?

Beh, non proprio tutto. Ha presente che cosa vuol dire superare l’inverno a Berlino? In più, tenga presente che la società tedesca è molto gerarchica, e il sistema scolastico estremamente classista, ma a questo punto il discorso si farebbe complesso”, mi dice risoluto. E prosegue: “Mi permetta, però, un altro esempio: nel 2011 ho chiesto un mutuo in Banca. Quando hanno saputo che facevo il ricercatore all’Università ho trovato la massima disponibilità. Nella nostra amata Italia -lo dico senza rancore- i miei sogni e le mie aspettative si sarebbero infrante su qualche scoglio burocratico”.

Aneddoti, spezzoni di vita, e risultati raggiunti con meticolosa tenacia. Proprio così. La tenacia.

Alessandra Buonanno © Max Plank Institute

Alessandra Buonanno, responsabile del “Dipartimento di Astrofisica e Cosmologia” del famoso “Max Plank Institute” di Berlino, mi illustra le tappe del suo percorso lavorativo: “Mi sono laureata all’Università di Pisa e, successivamente, sono andata a Ginevra, in Francia, nel Maryland (USA), per poi tornare a Parigi e approdare con estrema soddisfazione qui nel prestigioso “Max Plank”. Mi occupo attualmente di onde gravitazionali, un progetto che stanno portando avanti anche in Italia…

Divago per cercare di trovare una via d’uscita da un discorso che sembra farsi complicato e, dopo la chiacchierata, mi convinco che in futuro sarà necessario esplorare nuove forme di comunicazione per capire più a fondo le ricadute che la Scienza ha sulla nostra vita di tutti i giorni.

Eleonora Rivalta © Geoscenza Potsdam

Eleonora Rivalta, è vulcanologa. Lavora al “centro di Geoscienze” di Potsdam, vicino a Berlino.

È stata a Stanford, in California, in Gran Bretagna, due anni ad Amburgo. “Ho tentato di fermarmi in Italiaracconta senza peli sulla linguama nel mio Dipartimento, a Bologna, i professori pensavano solo a far carriera e così sono ripartita. Di nuovo in Germania. Qui guadagno bene non ho rimpianti. Pensi che quando c’è stata la prima scossa ad Amatrice io ero proprio da quelle parti in un campeggio… È proprio strana la vita…

Salute, fisica, problemi del territorio, questioni che investono il nostro sociale.

Sono i nostri “cervelli” italiani che vivono a Berlino, e ci hanno mostrato la forza del loro carattere, la consapevolezza della loro competenza.

Pensando a quanto ci hanno detto, e a quanto sta succedendo in Abruzzo e in Umbria, in futuro la nostra classe politica dovrà riflettere su questo patrimonio “disperso” e uscire una volta per tutte dalla nebbia delle tante dichiarazioni.

.

Storie di nostri connazionali che si sono trasferiti in Germania

 

Print Friendly, PDF & Email