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Fra le presenze industriali su territorio berlinese certamente un posto di rilievo se lo è conquistato Ludwig Loewe (originariamente Levy). Nato nel 1837 in Turingia a Heiligenstadt, si trasferì giovane a Berlino, dove nel 1851 aprì un’agenzia per il commercio della lana. Dieci anni dopo trasformò la sua attività in una società che commerciava, inizialmente, e che produceva, in seguito, macchine da cucire, la “Ludwig Loewe & Co. KG a. A.”. Nel 1870 si recò negli Stati Uniti dove apprese nuovi metodi di produzione industriale di massa e cambiò nuovamente l’oggetto della sua produzione in parti di fucili e munizioni. Due anni dopo divenne fornitore ufficiale di fucili per l’esercito prussiano. Entrò a far parte del partito Liberale e, dopo essere stato dal 1865 membro del Consiglio comunale di Berlino, nel 1877 entrò a far parte del Reichstag dove rimase fino alla morte, nel 1886. È seppellito nel cimitero ebraico di Schönhauser Allee, nel distretto di Pankow nel quartiere di Prenzlauer Berg.

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Altro pezzo dell’industrializzazione berlinese è rappresentato da Emil Moritz Rathenau, cittadino della Capitale tedesca, che in tarda età (era nato nel 1838), durante Esposizione internazionale di Parigi del 1881, fu letteralmente “illuminato” dalla prima lampadina, inventata dall’americano Thomas Edison. Nel 1883, fondò la “Deutsche Edison-Gesellschaft für angewandte Elektricität”, società che quattro anni dopo prese il nome di AEG (Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft). Fu così che l’elettrificazione cittadina ebbe inizio. La prima fabbrica di lampadine fu costruita nei pressi di Nordbahnhof, e in seguito partì anche la produzione di turbine a vapore e cavi elettrici. Furono inoltre aperte nuove fabbriche a Norimberga, Stoccarda e Mülheim an der Ruhr. Nel 1903, assieme alla “Siemens & Halske”, creò la “Telefunken” per sviluppare il primo telegrafo senza fili. Dal 1910 al 1918 produsse anche aerei. Rathenau morì nel 1915 lasciando una società che vedrà sviluppi in diversi settori fino ai giorni nostri, anche in Italia.

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Un ultimo capitolo di questa breve storia dello sviluppo industriale berlinese vorrei dedicarlo a un “mastro muratore”, quindi non un industriale, ma un personaggio che con l’industrializzazione della città ebbe a che fare, anche se per altro verso. Si tratta di Wilhelm Riehmer. Come si diceva all’inizio, Berlino ebbe uno sviluppo industriale notevole a cavallo tra il 19esimo secolo e la metà del 20esimo. Questo comportò un aumento della popolazione in brevissimo tempo. Se nel 1850 la città contava circa 400mila abitanti, solo dieci anni dopo si era arrivati a quota 550mila. Nell’odierno quartiere di Kreuzberg, tra Hallesches Tor e la zona di Tempelhof, erano sorte diverse attività commerciali e produttive: si facevano dai pianoforti alle viti, c’erano cementifici e produttori di fili di rame. Erano soprattutto gli artigiani che guadagnavano denaro da queste attività, e compravano terreni agricoli a poco prezzo dai contadini del posto.

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L’allora trentenne Riehmer era uno degli acquirenti e con la compravendita di questi appezzamenti di terreno diventò un piccolo costruttore. Fu così che decise di erigere una casa, anche per sé e il proprio nucleo familiare in un’area, in precedenza destinata a caserme, che si estendeva dall’attuale Mehringdamm (all’epoca Tempelhofer Straße e in seguito Belle-Alliance Straße), alla Hagelberger Straße, alla Großberenstraße e per finire alla Yorckstraße, proprio di fronte all’attuale Municipio. Il risultato fu il complesso di palazzi denominato “Riehmers Hofgarten”, costruito tra il 1881 e il 1899, comprendente 18 case con facciate neo-barocche o tardo-classiche. Aveva perfino l’acqua corrente (portata sul tetto da una pompa presente al pian terreno, grazie ai cavalli). Tra i suoi inquilini c’erano un dottore, un avvocato, un notaio, un decoratore, un pittore, un falegname e lo scrittore e architetto Carl Modde.

Riehmer morì nel 1901 e venne seppellito nel non lontano cimitero di Bergmannstraße. Il complesso degli edifici superò quasi indenne le due Guerre mondiali. Con la costruzione del Muro gli eredi vendettero gli edifici a un commerciante di Frohnau per 170mila marchi. Ora è in mano a privati. Vale la pena visitare questo complesso per vedere una parte dello sviluppo di una Berlino che non c’è più.

Potete leggere la prima parte qui

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I Riehmers Hofgarten

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