© il Deutsch-Italia

Quando abitavo a Roma nel mio quartiere, pur se limitrofo al centro, c’era solo una libreria, quella di Armando editore. Francamente non era un granché, ma almeno dava una piccola ventata di “cultura” ad un municipio che altrimenti non vedeva possibilità alcuna di acquistare un libro.

Dopo qualche anno dall’apertura di quella prima, nel 2006, comparve una libreria fantastica: “Book City”. Ben 1.200 metri quadri di libri, lì dove prima c’era un magazzino per ricambi di ascensori, che rappresentavano una rinascita culturale nel vero e proprio senso della parola per tutta la zona Ovest di Roma. L’iniziativa era di un libraio che aveva creato un’altra realtà simile, “Tutti libri”, nel quartiere Appio e che, con un gruppo di commessi di quella prima libreria, decise di lanciare questa nuova scommessa del tutto inedita per l’epoca.

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Fu un vero successo. La libreria forniva un servizio ottimo, il personale era efficientissimo e la qualità dei testi era decisamente molto alta. Riuscivo a trovarvi saggi che altrimenti, forse, erano reperibili solo in alcune librerie universitarie specializzate. Oltre a ciò il suo proprietario iniziò a renderla “viva”, organizzando degli incontri di carattere culturale all’interno dei suoi spazi, facendo venire scrittori, giornalisti, professori universitari, architetti e diverse altre tipologie di professionisti che si confrontavano con il pubblico sui più disparati argomenti. Rappresentò una vera e propria rinascita culturale per un quartiere prettamente commerciale. Come tutte le cose belle, però, purtroppo non durò molto. Dopo poco più di un anno e mezzo di vita, guarda caso in concomitanza con l’apertura di un’altra grande libreria del gruppo Feltrinelli a sole poche centinaia di metri di distanza, la libreria “Book City” fu fatta chiudere dalla circoscrizione comunale, per “irregolarità” all’impianto di condizionamento. Non riaprì mai più.

Una delle cose che più mi colpì quando mi trasferii a Berlino fu proprio la larga diffusione in ogni quartiere di numerose librerie, alcune per la vendita di libri nuovi e in genere molto grandi, ma maggiormente fui piacevolmente colpito dalla quantità di quelle di libri usati, più piccole, che qui vengono chiamate Antiquariat.

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In particolare nel mio Bezirk, il mio rione, ce ne erano tre molto fornite. Parlo al passato perché la prima ha chiuso i battenti oramai un paio di anni fa. Mi dispiacque non poco, perché ero solito passarci ogni settimana ed avevo preso l’abitudine di conversare con il proprietario, un signore di mezza età dall’aria gioviale, della bellezza di alcune edizioni pubblicate in Germania di testi letterari e filosofici. Arrivata l’estate andai in vacanza in Italia, e al mio ritorno trovai il negozio chiuso. All’interno non c’erano più i libri che lo decoravano, e neanche un cartello era appeso ad indicare un eventuale spostamento. A distanza di più di un anno il negozio in parte è rimasto vuoto, e in parte è diventato lo spazio per un distributore automatico di denaro.

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Poche decine di metri più avanti, sulla stessa strada, ad angolo fa bella mostra di sé un altro Antiquariat, dalle belle vetrine spaziose. Anche questo un piccolo tempio di libri, stampe, audiolibri e, non ultima, simpatia. Per l’esattezza quella del libraio, un tipo dinoccolato con i capelli raccolti a coda di cavallo di colore grigio, a testimonianza dell’età non più giovanissima, e con un sorriso semplice e spontaneo che contagia mettendo l’interlocutore di buon umore. Assieme a lui, spesso, la moglie, donna più seriosa e dall’apparente scontrosità tipicamente berlinese, che invece si capisce benissimo che fa parte solo del personaggio più che di un reale stato di cose.

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Ebbene, con tristezza, un paio di settimane fa ho appreso che alla fine di questo mese chiuderà anche questa. Il motivo? Lo stesso della prima. L’alzarsi continuo degli affitti. La “scontrosa” padrona mi ha confessato che pagavano già mille euro al mese (per una cinquantina di metri quadri), e che gli hanno chiesto un ulteriore aumento. Al loro posto non ci verrà un altro negozio, ma trasformeranno lo spazio in un appartamento su strada. Anche il terzo negozietto di libri usati, più piccolo, sopravvive a stento mi ha detto la libraia. Loro non apriranno più da un’altra parte della città. Hanno deciso di lavorare da casa, tramite newsletter per i clienti più affezionati o tramite i siti di vendita online già esistenti e molto famosi.

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Mi addolorerà non vedere più i libri esposti dietro quelle belle vetrine bianche di qui a qualche giorno, ma, a ben pensarci, mi addolora ancor di più il fatto che, al contrario di Roma dove la causa della chiusura di belle realtà come “Book City” era di tutt’altro genere, qui in fondo in fondo la colpa è anche un po’ la mia. La zona sta diventando sempre più cara a causa di quanti, in prevalenza “stranieri” come me, acquistano e richiedono appartamenti in zona, facendo lievitare i prezzi e diventando parte in causa della cosiddetta gentrification. Acquistare un libro usato, qui in Germania particolarmente economici e di ottima qualità, aiuta se stessi, la cultura in genere e dà la possibilità a tante piccole imprese artigiane di sopravvivere. Se potete, ricordatevi di farlo.

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L’Antiquariat Herold che sta per chiudere i battenti

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