Fino agli anni Settanta, il numero dei lupi in Italia andava drasticamente scemando, fino a ridursi a un centinaio di esemplari. I dati allarmanti spinsero il WWF a dare il via, nel 1970, all’Operazione San Francesco volta a favorire la coesistenza di lupi e grandi allevatori per salvare l’animale dall’estinzione, e indussero il Governo di allora ad emanare una legge per vietare la caccia al lupo (1971). Di qualche settimana fa è la notizia che il numero di lupi in Italia è fortemente in crescita ed è stimato tra i 1.600 e i 2.000 individui. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) fa sapere che il lupo, oggi, in Italia, non è più una specie a rischio e occupa il 23 per cento del suolo nazionale: questo maestoso animale abita non soltanto gli Appennini, ma, da qualche anno, è tornato anche sulle Alpi occidentali e centro-orientali. Fanno sperare casi come quello del Piemonte, una delle regioni in cui la presenza di lupi è maggiormente attestata, nonostante essi fossero spariti per 66 anni per ricomparire soltanto nel 1987.

Anche in Germania la popolazione di questi animali è cresciuta, grazie a progetti avviati a partire dal nuovo millennio, e nel 2018 sono stati individuati 73 branchi, 30 coppie e alcuni individui solitari, 13 branchi e 9 coppie in più rispetto al 2017. Si pensi che dal 1904 al 1948 i lupi sparirono dal territorio tedesco. Ricomparvero soltanto nel Dopoguerra, grazie alla migrazione di alcuni individui dalla vicina Polonia. Attualmente si contano tra gli 800 e i 1.200 esemplari, un numero ben inferiore a quello italiano. La distribuzione dei lupi in Germania si concentra nelle regioni del Nord e dell’Est, soprattutto nel Brandeburgo, nell’Alta e nella Bassa Sassonia, mentre nel Sud la presenza è attestata soltanto in Baviera. In Italia il lupo è diffuso in maniera più capillare, anche grazie alla recente ripopolazione delle Alpi, dovuta allo spostamento di individui da Sud (Appennini) e da Est (Slovenia). Sui rilievi alpini si contano circa 150 esemplari, molti meno rispetto a quelli ospitati sulla dorsale appenninica. I lupi italiani appartengono ad una sottospecie indigena, quella del lupo appenninico (canis lupus italicus), più piccolo rispetto al lupo grigio euroasiatico (canis lupus lupus) presente nelle regioni al confine con la Slovenia e in Germania.

Se la crescita della popolazione lupina fa ben sperare, d’altra parte è bene mettere in luce che aumentano anche le morti di questi magnifici animali: in Germania nel solo 2018 sono stati 71 i lupi ritrovati senza vita, venti in più dell’anno precedente, morti soprattutto a causa di incidenti stradali o ferroviari (58). Il numero complessivo dei decessi dal 2000 ad oggi, in Germania, è di 286, come riporta la DBBW (Documentations- und Beratungsstelle des Bundes zum Thema Wolf), la maggior parte delle quali riguarda, purtroppo, cuccioli (124) o esemplari molto giovani (80), che a causa dell’inesperienza sottovalutano i pericoli del traffico o finiscono nelle trappole dei bracconieri. Il numero delle vittime della caccia illegale è tuttavia limitato, a dispetto di quanto accade in Italia, dove la situazione appare ben più critica: il WWF riferisce che le morti causate dall’uomo sono circa 300 all’anno, delle quali la metà è legata ad attività di bracconaggio.

Problematica in Italia, quanto in Germania, è la convivenza tra uomo e lupo, da sempre difficile nelle zone in cui l’allevamento rappresenta una risorsa fondamentale. Agghiaccianti gli episodi avvenuti nel 2017 in Toscana dove sono stati ritrovati due lupi impiccati e uno completamente scuoiato, che testimoniano un accanimento disumano nei confronti di questi animali, da sempre oggetto di leggende, superstizioni e spesso percepiti come minacce. Il tema della convivenza uomo-lupo divide da anni l’opinione pubblica: in Bassa Sassonia è stata questa una delle tematiche più dibattute durante la campagna elettorale. Ci sono criticità oggettive e, sia in Germania che in Italia, sono molti gli allevatori che denunciano ripetuti attacchi e arrivando ad interpellare la stessa Unione Europea. Molte sono le voci esasperate che chiedono di riaprire la caccia a questi predatori, pensando di poter risolvere così i loro problemi. Onde evitare di prospettare una soluzione così drastica e solo illusoriamente efficace, ci si è mobilitati per elaborare valide alternative per limitare i danni da entrambe le parti. A questo proposito, nel 2013, è stato avviato il progetto MedWolf, co-finanziato dall’UE, nel grossetano e nei distretti di Castelo Branco e del Guarda in Portogallo, con l’obiettivo di “ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività antropiche nelle aree rurali delle due zone interessate”. Si tratta di un’iniziativa importante perchè “vede per la prima volta la collaborazione tra associazioni di categoria rappresentanti il mondo agricolo, associazioni ambientali, istituzioni e centri di ricerca italiani e portoghesi”, volta ad evitare il riproporsi di guerre tra lupi e uomo. Al progetto aderiscono gli allevatori dell’associazione Difesattiva, che hanno deciso di utilizzare strumenti per prevenire possibili attacchi da parte dei lupi come le recinzioni elettriche o cani da guardiania che, senza nuocere al predatore, lo allontanano, preservando gli animali domestici. Recentemente l’UE ha concesso agli Stati membri di risarcire fino al cento per cento gli allevamenti attaccati dai lupi.

Il 6 dicembre a Schorfheide (Brandenburgo) ha aperto un centro di informazione e tutela dei lupi. All’inaugurazione, il ministro delle Politiche ambientali del Brandeburgo, Jörg Vogelsänger (SPD), ha sottolineato la necessità di pensare a questo nuovo istituto come luogo di incontri, seminari e approfondimenti su questa meravigliosa specie. Informando sarà infatti possibile sfatare falsi miti o false notizie che circolano in rete generando panico. È questo anche l’obiettivo dell’iniziativa “Sgama la fake” della ONLUS Canislupus. Innanzitutto, il lupo non rappresenta un pericolo per l’uomo. L’immaginario collettivo lo dipinge spesso come un feroce e spietato predatore assetato di sangue umano, basti pensare alle storie sui licantropi o alla favola di “Cappuccetto Rosso”, ma ciò non è per niente vero, anzi, esso evita di entrare in contatto con gli uomini perché ne è intimorito. Se i lupi si avvicinano a fattorie, allevamenti e case è perché, come insegna la saggezza popolare, “La fame caccia il lupo dal bosco”. I cani vengono invece visti come possibili rivali e devono quindi essere accompagnati dall’uomo per non correre rischi. Un grande problema è costituito dagli ibridi cane-lupo, meno spaventati dalla presenza umana, spesso colpevoli di aggressioni alle greggi, che però non vengono riconosciute come oggetto di risarcimento. Su questo punto le istituzioni dovrebbero lavorare, in primo luogo, contenendo il fenomeno del randagismo.

Perché è importante avere a cuore la causa del lupo e perché l’Europa senza lupi è impensabile? Il lupo è fondamentale per preservare l’equilibrio all’interno dell’habitat in cui vive grazie al proprio ruolo di selettore naturale. Esso rappresenta una delle specie simbolo del patrimonio naturale e culturale europeo ed inoltre è un animale che possiede caratteristiche straordinarie: il suo udito è di venti volte più sensibile rispetto a quello umano e ciò gli permette di percepire i richiami dei propri simili anche a 15 km di distanza, mentre il suo olfatto è così potente da consentirgli di individuare la preda anche a 1 km di distanza. È istintivamente protettivo nei confronti del proprio branco, in particolare dei cuccioli e degli esemplari malati o feriti, cui dedica le proprie cure. L’organizzazione dei branchi, fortemente gerarchica, è volta a creare una situazione di equilibrio finalizzata alla collaborazione di tutti nelle attività quotidiane, in primis nella caccia.

Il lupo ha sempre esercitato un forte fascino sull’uomo che lo ha reso oggetto di molte antiche leggende fondative, come quella della lupa di Roma, che salvò e allevò Romolo e Remo, ma anche di racconti e romanzi moderni, come Zanna bianca di Jack London, fino al capolavoro di Hermann Hesse, Il lupo della steppa, dove l’animale diventa metafora per descrivere gli aspetti più istintivi e autentici della personalità del protagonista.

Ad oggi, oltre 10 sottospecie di lupo grigio sono estinte. In Sicilia viveva il lupo siciliano (canis lupus cristaldii), dal manto chiaro e dalle dimensioni ridotte, purtroppo estintosi nel corso del XX secolo, che quest’anno è stato classificato come sottospecie indipendente dal lupo euroasiatico, così come dal lupo appenninico. Ciò insegna che per tutelare la biodiversità si rende necessario il continuo monitoraggio delle specie a rischio, spesso minacciate dall’urbanizzazione e dal pregiudizio, accompagnate da campagne di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

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Appennino: convivere con i lupi

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