Le leggi di Norimberga

Le leggi di Norimberga

Tre furono le leggi promulgate da Adolf Hitler durante l’annuale congresso (10-16 settembre) dell’NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei), il partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, il 15 settembre del 1935. Il Reichstag si era riunito nella sala dell’Associazione culturale cittadina e furono votate dai delegati per acclamazione. Due di queste erano leggi razziali e passarono alla storia come le “Leggi di Norimberga”, dal nome appunto della città dove si tenne il congresso, e rappresentano una tappa fondamentale nel percorso che portò all’Olocausto. Avevano la seguente denominazione: “Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” e “Legge sulla cittadinanza del Reich”. La terza era la “Legge sulla bandiera del Reich” e stabiliva che la croce uncinata diventasse il simbolo sulla bandiera del Reich.

Mescolanza razziale © Wolfgang Sauber CC-BY-SA 3.0

Mescolanza razziale © Wolfgang Sauber CC-BY-SA 3.0

La prima delle due leggi di Norimberga, quella sulla cittadinanza del Reich, negava agli ebrei la cittadinanza germanica. Da quel momento gli ebrei non furono più considerati cittadini tedeschi, ma “appartenenti allo Stato”, cioè sudditi. Questo comportò la perdita di tutti i diritti garantiti ai cittadini comuni come, ad esempio, il diritto di voto.

La seconda legge, quella per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, proibiva severamente i matrimoni (e più in generale ogni relazione sessuale) tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affine. Inoltre la legge proibiva il lavoro di ragazze e donne tedesche, al di sotto dei 45 anni di età, in famiglie ebree, e vietava agli ebrei di esporre la bandiera tedesca, pena fino ad un anno di carcere.

Solo il Führer poteva decidere eventuali deroghe a queste disposizioni di legge. Su oltre 10mila richieste ben poche furono quelle prese in considerazione.

Le reazioni all’estero furono minime. Durante i giochi olimpici del 1936 fu permesso ai “semi-ebrei” Rudi Ball (hockey su ghiaccio) e Helene Meyer (scherma) di partecipare alle gare. Questo fu percepito come un segno di normalità. Due anni prima della loro emanazione gli ebrei erano già stati esclusi dagli impieghi pubblici e dalle professioni medica e legale. Intanto alla loro discriminazione “legale” si aggiungeva una crescente emarginazione dalla vita sociale, creata spontaneamente dai cittadini: molti commercianti vietarono loro l’ingresso nei bar e nei negozi; elettricisti, falegnami, idraulici ebrei persero la loro clientela; gli artisti non trovarono più ingaggi per esibirsi in pubblico.

Gli-ebrei-sono-la-nostra-disgrazia-©-Bundesarchiv-Bild-133-075-CC-BY-SA-3.0

Gli-ebrei-sono-la-nostra-disgrazia-©-Bundesarchiv-Bild-133-075-CC-BY-SA-3.0

La persecuzione antisemita subì un’ulteriore accelerazione a partire dal novembre 1938 quando, traendo pretesto dall’uccisione di un diplomatico tedesco a Parigi per mano di un ebreo, i nazisti organizzarono un gigantesco pogrom in tutta la Germania. Nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1938 si arrivò alla cosiddettaNotte dei cristalli”, per via delle molte vetrine di negozi appartenenti a ebrei che furono infrante dalla furia dei dimostranti. Da allora in poi per gli ebrei rimasti in Germania la vita divenne impossibile: taglieggiati nei loro beni, privati del lavoro, accusati di cospirare contro il Reich furono minacciati di nuove violenze e di nuove misure repressive.

In Italia le leggi razziali furono approvate nel 1938.

Le leggi furono abrogate con la cosiddetta “Kontrollratsgesetz n° 1” (Legge del Consiglio di controllo sull’inefficacia del diritto nazista) del 20 settembre 1945.

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Le leggi di Norimberga

© SETTEMBRE Sannio Telesino/civismo&ATO Rai Storia

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