Sono forse finiti i tempi del leggendario Mark Spitz che durante le Olimpiadi di Monaco nel 72 vinse ben 7 ori, o quelli più recenti di Franziska van Almsick? Sembrerebbe di sì. La Germania sembrerebbe essere sempre più una nazione priva di nuotatori provetti. Almeno stando ad un sondaggio commissionato all’Istituto Forsa dalla Deutsche Lebens-Rettungs-Gesellschaft e.V. (Dlrg), cioè l’associazione tedesca per la salvaguardia della vita (un po’ i nostri bagnini). L’Istituto tedesco ha intervistato 2mila persone e il risultato è stato che solo un 40 per cento dei bambini, compresi in una fascia d’età fra i 6 e i 10 anni, ha un diploma di nuoto e il 77 per cento dei bambini delle scuole inferiori hanno ottenuto il cosiddetto grado di Seepferdchen, cavalluccio marino, ossia un riconoscimento per un grado introduttivo al nuoto.

Gli esami che devono fare i bambini non sono molto impegnativi: il minimo richiesto è 200 metri entro 15 minuti. Ciononostante fino al 2010 solo il 50 per cento dei piccoli che frequentavano le elementari sapeva nuotare in sicurezza. Nel 2005 era addirittura solo un terzo. Ben un quarto delle scuole primarie non ha l’accesso ad una piscina e se fra gli intervistati il 56 per cento, di età superiore ai 60 anni, aveva imparato a nuotare a scuola, nella fascia d’età compresa fra tra i 14 e i 29 anni hanno imparato a nuotare a scuola solo il 36 per cento. Di tutti i genitori intervistati solo il 27 per cento ha dichiarato che i propri figli hanno imparato a nuotare durante il periodo scolastico.

Fatto sta che lo scorso anno sono stati 537 i morti per annegamento, 49 in più rispetto all’anno prima. Di questi 274 sono morti mentre facevano un bagno in un ruscello, in un fiume o in un canale, 167 in uno stagno, 27 al mare e 19 in piscina. Per i restanti 50 non c’è una statistica certa sul luogo. Ben 1.071 sono coloro che possono dire di essere ancora vivi grazie all’intervento dei bagnini della “Dlrg”.

Sarà forse un caso, ma nelle Olimpiadi del 2012 e del 2016 i nuotatori tedeschi sono rimasti a secco, senza medaglie. Si lamenta il capo allenatore della nazionale Henning Lambertz per gli scarsi fondi messi a disposizione del Deutsche SchwimmVerband, ossia la Federazione tedesca del nuoto (Dsv), i cui associati sono andati calando nel corso degli anni in modo costante, passando dagli oltre 640mila del 2002 ai 575.509 del 2016. Secondo Franziska van Almsick, oggi commentatrice televisiva di avvenimenti sportivi, non è solo un problema di soldi, ma anche di metodologia negli allenamenti se gli atleti tedeschi non raggiungo i risultati sperati. Dunque una serie di concause.

I campioni di domani sono i giovani nuotatori di oggi, e qui si ritorna al problema messo in luce dal sondaggio di cui parlavamo all’inizio. Solo il 14 per cento dei tedeschi si può definire un “buon nuotatore”, il 33 per cento fa parte di una categoria che nuota “così così”. Nove su cento sarebbero invece pessimi nuotatori. Il che fa una media nazionale di solo il 40 per cento di nuotatori accettabili.

Lo scorso maggio è annegato un 15enne in Baviera mentre faceva il bagno con la fidanzatina. In questa Regione nel corso del 2016 sono annegate 91 persone. Nella Renania del Nord-Vestfalia 76, 9 nella Saar e 2 a Brema. Fra costoro vanno enumerati anche 64 rifugiati. Che è circa uno su otto del totale dei deceduti. In molti di questi ultimi infatti non hanno la benché minima preparazione al nuoto, anche perché spesso nel loro Paese non ci sono proprio specchi d’acqua in cui nuotare.

Comunque secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), a livello mondiale, su 360mila annegati, la Germania e il Regno Unito sono fra le nazioni per così dire messe meglio in Europa. Il maggior numero di decessi si è registrato invece nei Paesi dell’Est. Il solito pessimismo tedesco.

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I bagnini sul Reno

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