Il tabagismo, ossia la dipendenza da tabacco, è un problema di carattere mondiale.

Infatti, secondo uno studio (Global Burden of Disease Study) effettuato in 195 Paesi e pubblicato da “The Lancet”, rivista medica internazionale e indipendente, nel mondo una morte su dieci avviene a causa del fumo. Ogni anno ben 6,4 milioni di morti sono attribuibili all’effetto diretto o indiretto dell’esposizione a questo “vizio” o vera e propria dipendenza. La tendenza al consumo di sigarette e tabacco in genere è in aumento globale di circa il cinque per cento. L’aumento maggiore si riscontra in Africa, in alcuni Paesi asiatici come l’Indonesia, il Bangladesh e le Filippine. E un aumento preoccupante delle donne fumatrici si riscontra in Russia.

A livello mondiale, in termini relativi, la percentuale di calo di fumatori tra il 1990 e 2015 ha registrato una diminuzione di quasi un terzo, arrivando al 15,3 per cento della popolazione totale. Questo, a quanto pare, è dovuto alle campagne di sensibilizzazione attuata in diversi Paesi industrializzati. Tuttavia, in termini assoluti, il numero dei fumatori è aumentato dagli 870milioni di persone del 1990 ai 993milioni del 2015. Il che vuol dire un aumento di circa il 7 per cento. La causa risiederebbe nell’aumento della popolazione mondiale (oggi siamo a quasi 7,5miliardi d’individui contro i 5,2 del 1990). A livello mondiale sono più gli uomini a fumare, con circa il 25 per cento della popolazione, contro il 5,4 delle donne.

In Germania gli uomini ricalcano più o meno la media mondiale, invece fuma una donna su cinque, il che vuol dire che c’è stato un calo negli ultimi 25 anni di 0,9 punti percentuali fra gli uomini e dello 0,3 fra le donne. Ma i fumatori tedeschi rientrano fra il gruppo della “top ten” mondiale, con 16,3milioni di fumatori. Una morte su sette nel Paese della Cancelliera Merkel sembra che sia dovuta al triste abbraccio delle “bionde”, come venivano chiamate in passato le sigarette, o al consumo di tabacco in genere. Il che vuol dire che è ben al di sopra della media mondiale. “Questo non deve sorprendere più di tanto”, secondo Ute Mons che dirige il centro di prevenzione tedesco sul cancro. “La Germania è uno dei pochi Paesi dove viene concesso di fare pubblicità al tabacco senza restrizioni”, lamenta in un’intervista rilasciata a “Der Spiegel”.

Gli italiani in proporzione fumano di meno. Sono circa 11,3milioni i fumatori, suddivisi in poco più di 6milioni gli uomini e poco più di 5 le donne, che sono in aumento. Un italiano su quattro è esposto ai pericoli del fumo passivo e, dato più preoccupante, il nostro è il Paese europeo dove più adolescenti fumano. Emerge da una ricerca condotta nelle scuole di 35 Paesi, tra studenti di 15-16 anni nel 2015, (fra questi, 24 Stati della Ue). “Se meno di un quarto della media del campione generale (21 per cento) può essere considerato fumatore”, si legge nel rapporto, “l’Italia spicca per la percentuale di fumatori (37 per cento)”. In generale in Europa fumano in media il 28 per cento dei cittadini, e in Italia il 21.

Negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo delle sigarette elettroniche che sono state molto osteggiate dai grandi produttori di tabacco mondiali. Secondo uno studio realizzato da scienziati greci e francesi guidati dal dottor Konstantinos Farsalinos, che si basa su dati del 2014 registrati nei Paesi della Ue, 48,5 milioni di europei hanno provato una sigaretta elettronica e gli utilizzatori ad oggi sono 7,5 milioni. Tra questi, il 35,1 per cento ha smesso del tutto di fumare ed il 32,2 per cento ha ridotto il numero di sigarette fumate ogni giorno.

Cambiano i tempi e anche le “bionde” diventano più sofisticate.

.

Cosa accade quando si smette di fumare

Print Friendly, PDF & Email