Un argomento spinoso sta venendo a galla nella politica tedesca: quello inerente la Difesa. La Bundeswehr, le Forze Armate tedesche (FA), sarà sicuramente al centro dell’attenzione della campagna elettorale oramai in pieno svolgimento. Questo per due ragioni: la prima è che le minacce di ritirarsi dal loro ruolo di “difensori del mondo” degli Stati Uniti, all’interno dell’Alleanza atlantica, lascerebbe un vuoto gigantesco che andrebbe in qualche modo colmato; la seconda, non meno importante, è che stando almeno ad un recente sondaggio dell’“Istituto Forsa”, la maggioranza dei tedeschi sembrerebbe non volerne proprio sapere di armare il Paese e di reintrodurre la leva obbligatoria.

Sono infatti passati quasi 6 anni, da quel 24 marzo 2011, quando il Parlamento tedesco decise di sospendere il servizio militare obbligatorio. Oggi le FA possono contare su 178.198 soldati attivi. Di questi oltre 3.080 partecipano a missioni all’estero e circa 6.000 sono impegnati con attività legate ai profughi. Durante il 2015 in 4.500 sono stati invece quelli legati a missioni della Nato. Attualmente le truppe tedesche sono presenti in diversi Paesi, fra i quali la Turchia, nella base aerea di Incirlik, e il Mali del Nord, con la missione dell’Onu “Minusma”. Per lo più i compiti che ricoprono sono di supporto logistico e addestrativo o di ricognizione.

La Germania di armi ne produce, e tante. È il quinto Paese esportatore al mondo, dietro Usa, Russia, Cina e Francia. Ma a quanto sembra non ne produce per armare se stessa, almeno non secondo quanto previsto dal vertice della Nato tenutosi a Varsavia lo scorso anno, quando i Paesi dell’Alleanza avevano stabilito che avrebbero dovuto spendere il 2 per cento del Pil per armamenti. Ebbene il Paese della signora Merkel arriva a malapena all’1,2 per cento, mentre la piccola Grecia (diciamoci la verità, costretta più che altro) supera ampiamente la quota stabilita raggiungendo il 2,4 per cento.

Ebbene, un po’ per questa ragione, un po’ perché con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione la Germania è rimasta senz’altro il Paese leader in Europa, diversi esponenti politici, dal ministro della Difesa, Ursula von der Layen (Cdu), a quello degli Esteri, Sigmar Gabriel (Spd), passando per politici di altre formazioni quali AfD (Alternative für Deutschland) stanno da diverso tempo battendo il tasto sul bisogno di un maggiore sforzo del Paese in campo militare. Le ragioni in merito sono sempre le stesse: la necessità di un rafforzamento delle difese nazionali per far fronte ad un possibile smarcamento dell’alleato d’oltreoceano, per difendersi da una possibile minaccia russa, e per combattere efficacemente il cosiddetto “stato islamico”. E anche qui i discorsi vengono portati avanti muovendosi come in un campo pieno di uova, ben attenti a dosare le parole per non dare adito a fraintendimenti. Ed ecco allora che la von der Layen parla della necessità di “un maggior impegno della Germania e dell’Europa in campo militare, ma non in alternativa alla Nato, bensì come forza parallela non rivale. Come a dire: vogliamo essere più autonomi, ma senza rompere i rapporti con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che assieme alla Polonia è il Paese europeo maggiormente contrario a qualunque rafforzamento militare al di fuori dell’Alleanza atlantica.

Nel 2015 gli Stati Uniti hanno speso in armamenti all’interno della Nato circa 594miliardi di dollari (circa 559miliardi di euro), mentre gli alleati europei e il Canada nel loro complesso solo il 273miliardi di dollari. Una sproporzione della quale si è fortemente lamentato il neo Segretario alla Difesa statunitense, James Mattis, lo scorso mercoledì in una riunione  che si è tenuta nel quartier generale della Nato a Bruxelles.

Ursula von der Leyen © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Il 70 per cento dei tedeschi, secondo il sondaggio del “Forsa Institut”, sono sì d’accordo sulla “responsabilità internazionale della Germania”, ma solo per aiuti e costruzioni di scuole o pozzi per i Paesi in crisi. Solo il 38 per cento del campione pensa che le Forze Armate tedesche dovrebbero partecipare ad operazioni militari di combattimento contro la milizia terroristica dell’Isis. Il 55 per cento della popolazione si oppone ad un ulteriore aumento del bilancio per la Difesa nei prossimi anni. Del campione di circa mille cittadini rappresentativi dell’elettorato di tutti i partiti, i più contrari alla reintroduzione della leva obbligatoria sono stati i sostenitori dei Verdi con oltre il 70 per cento. Più possibilisti gli elettori dell’AfD e dell’Unione (favorevoli per un 60 e 49 per cento). Sostanzialmente i risultati non differiscono molto da quelli già venuti fuori una decina di anni fa (AfD a parte).

L’idea di una Germania “armata” non piace a molti, nel Paese e all’estero, perché quando si parla di armi il fantasma del nazismo aleggia sempre, almeno nelle menti. In ogni caso, sia che siano a favore sia che siano contrari, i partiti politici tedeschi hanno una bella gatta da pelare su questo tema: non dispiacere l’alleato di sempre e conquistare una posizione di rilievo anche da un punto di vista militare in Europa, oppure andare contro l’elettorato che dovrà fra pochi mesi decidere chi dovrà governare il Paese? Ben presto avremo una risposta al dilemma.

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Il Segretario statunitense alla Difesa James Mattis

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