I russi di Berlino oggi © Youtube Galileo

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Al netto delle interessanti considerazioni storiche, chi sono i russi del Terzo Millennio che vivono a Marzahn? Quando sono arrivati in Germania e quali sono i loro rapporti con la Madrepatria? Ebbene la stragrande maggioranza dei 30mila russi che oggi vivono a Marzahn è giunta all’inizio degli Anni 90, ovvero all’indomani dello smantellamento dell’Unione Sovietica. In verità molti di loro, mentre vivevano nello Stato socialista, vennero considerati facenti parte della minoranza tedesca. Infatti se la presenza russa in Germania risale al Settecento, quella tedesca in Russia è ancora più antica nel tempo. Per secoli i tedeschi erano vissuti per lo più nella zona del basso corso del fiume Volga, spinti ad insediarvisi soprattutto dalla zarina Caterina, anch’essa tedesca, ma durante la Seconda guerra mondiale vennero deportati su ordine di Stalin, poiché considerati a torto inaffidabili oltre che una “quinta colonna” della Germania nazista. Centinaia di migliaia di tedeschi del basso Volga furono costretti ad emigrare in vagoni merci nell’allora regione del Kazakhistan, dove vissero per decenni e dove al tempo stesso poterono parlare e conservare la lingua dei loro antenati con una certa libertà, almeno a partire dalla morte del dittatore avvenuta nel 1953. Tutto cambiò agli albori degli Anni 90: l’Impero sovietico crollò sotto il peso delle proprie contraddizioni interne e il Kazakhistan diventò uno Stato sovrano ed indipendente. È proprio in quegli anni che il governo della CDU di Kohl decise di siglare dei patti con la Russia e il Kazakhistan, per far arrivare nella Germania appena riunificata centinaia di migliaia di russo – tedeschi.

Quest’ultimi vennero denominati dalla burocrazia governativa Spätaussiedler. Come ha chiarito il pope, questi immigranti russi, ma di lingua tedesca, non ebbero grandi problemi nell‘integrazione, o comunque molto meno rispetto ad altre minoranze che magari da decenni vivevano e lavoravano in Germania. Tuttavia il lungo isolamento, prima negli sperduti villaggi di legno vicino al Volga, e poi nelle sterminate steppe kazakhe, aveva permesso loro la conservazione di un tedesco arcaico che era durata fino agli Anni 90 e che, stando alle esperienze personali da lui raccolte, dura fino ad oggi. Questo mantenimento di un tedesco superato dal tempo ha creato qualche volta dei piccoli problemi di comunicazione tra i cittadini tedeschi ed i membri di questa comunità che, appena giunti in Germania, spesso si sorprendevano di non riuscire a capire alcuni termini ed espressioni del tedesco contemporaneo.

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Addio mia bella patria

I russi di Berlino oggi © Youtube Galileo

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Ma quale sentimento nutrono i russi-tedeschi nei confronti del loro Paese d’origine? Detto altrimenti: si sentono più russi o tedeschi? E ancora: si sentono integrati a Berlino? Secondo il pope la stragrande maggioranza di essi è ortodossa e si autodefinisce comunque russa anche se, come detto, tutti parlano perfettamente il tedesco, seppur condito di termini arcaici. Tuttavia non si percepiscono affatto stranieri in Germania, anche se la loro mentalità è appunto russa. Pertanto si sentono integrati ed in effetti, almeno economicamente parlando, lo sono: molti di loro lavorano nel settore dei servizi, i propri figli frequentano le Università e sono perfettamente bilingui, mentre non si hanno notizie di veri e propri ghetti urbani che invece caratterizzano la presenza di altre comunità straniere presenti a Berlino. Inoltre gli Spätaussiedler di Marzahn hanno spesso ottenuto senza alcun problema la cittadinanza tedesca, viste le origini e la lingua comune; anche con la doppia cittadinanza essi si sentono in ogni caso russi, ma al tempo stesso non stranieri nella loro nuova Patria d’adozione.

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La comunità russa di Marzhan oggi

Marzahn © il Deutsch-Italia

Marzahn © il Deutsch-Italia

La chiesa di Marzahn è stata edificata 4 anni fa. La costruzione fu possibile solo grazie ad offerte private, mentre il luogo venne deciso assieme al Land di Berlino dopo negoziati durati qualche mese. Il dettaglio interessante è che l’intero edificio di culto è fatto in legno, anche se il pope ha una foto che ritrae un’elegante chiesa in pietra con alcuni edifici dietro di essa, che altro non è che il progetto per i prossimi anni. L’idea è di smantellare l’intera chiesa odierna in legno, trasportarla in un altro luogo, che non è detto che si debba trovare per forza a Berlino, e al tempo stesso costruire una nuova chiesa in mattoni, quindi più robusta e moderna, oltre che un centro sociale per vecchi e disabili.

Murzin sostiene che la Chiesa, con la “C” maiuscola, dev’essere un centro di aggregazione sociale ed un luogo di aiuto per le persone più deboli. Già ora la sua comunità prevede degli sportelli ai quali può recarsi chiunque abbia dei problemi che non riesce ad affrontare senza l’aiuto spirituale e, perché no, anche materiale dei padri della comunità. Inoltre la chiesa dispone anche di un ampio giardino dove nella bella stagione si svolgono matrimoni, celebrazioni e feste per bambini. Al tempo stesso ogni sabato e domenica dopo la celebrazione della messa i fedeli, di solito un centinaio ad ogni evento, si riuniscono nella cucina e ne approfittano per mangiare assieme e discutere dei fatti più importanti della settimana. Non manca poi il gruppo giovanile ortodosso, molto attivo nella comunità, che organizza eventi e si prepara sotto la guida dei padri spirituali alle cerimonie e alle sfide di tipo religioso che li attendono. La sensazione è che si tratti di una comunità piccola, ma al tempo stesso molto ben organizzata ed attiva nella vita di tutti i giorni. A coronare il tutto c’è il coro religioso, che in futuro si spera possa organizzare degli eventi pubblici aperti a tutti. Il periodo più importante per l’intera comunità russa di Marzahn gravita intorno alla Pasqua ortodossa, quando anche chi di solito non frequenta la chiesa si unisce agli eventi religiosi; ciò conferisce senso d’appartenenza che nel “tam tam” quotidiano spesso manca. I rapporti con le altre comunità cristiane, cattolici e protestanti in primis, sono ottimi, anche se non sempre rimane il tempo di frequentarsi.

I russi di Berlino oggi © Youtube Galileo

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A Marzahn, il fantomatico quartiere che tanta eco ha avuto in certa stampa, il pope Murzin non ci vive, ma vi si reca solo per lavoro; tuttavia non ha mai né sentito né sperimentato tensioni o aggressività. Una piccola, ma dolorosa, eccezione si era verificata nel 2014, subito dopo l’inaugurazione della chiesa, quando una serie di volantini neonazisti gettati quattro volte in giorni diversi di fronte all’ingresso, e perfino un petardo rudimentale fatto scoppiare all’interno della cassetta della posta, avevano creato più che giustificate paure. Fu pertanto stabilita una sorveglianza giornaliera del luogo di culto da parte della polizia. Tuttavia il clima si era ben presto rasserenato e, per fortuna, gli episodi di intolleranza si fermarono lì. All’epoca la Polizei gettò fin da subito la spugna, adducendo che non era possibile trovare i responsabili visto e considerato che non c’erano testimoni.

Marzahn, con la sua architettura da “socialismo reale”, ha fatto sì che il simpatico e gioviale interlocutore non abbia mai avuto l’impressione di essersi allontanato da Mosca. Come molti suoi connazionali che hanno ancora parenti in Russia o Kazakhistan, ama tornarci almeno due volte all’anno, ma al tempo stesso percepisce che il suo posto a Berlino, nel suo Bezirk, dove il lavoro da fare è davvero tanto. L’integrazione, ha assicurato, è optimal, anche grazie al fatto che a casa tra i bambini, che qui nascono e che quindi sono cittadini tedeschi a tutto tondo, e i loro genitori si parli sia tedesco che russo senza soluzione di continuità. Contemporaneamente e senza contraddizione alcuna i legami con la madrepatria russa sono forti e nessuno sembra intenzionato a reciderli.

Spasiba Herr Murzin, e speriamo che questo non sia un addio, bensì solo un Do svidaniya!

La prima parte della storia la trovate qui

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La comunità russa di Berlino

© Youtube Galileo

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