Lunedì scorso la Commissione europea ha presentato l’analisi sullo stato della Giustizia nei Paesi della Ue.

Così Bruxelles vuole dare una panoramica dell’efficienza e la qualità dei sistemi giudiziari negli Stati membri. La relazione, oltre alle informazioni sulla durata dei processi, quest’anno esamina anche se i consumatori possono far valere i loro diritti nei tribunali e davanti alle autorità. Per gli Stati membri che hanno fornito dati costantemente si registra una tendenza positiva, almeno nel 50 per cento dei casi. Ci sono casi virtuosi, come il Lussemburgo dove dai circa 200 giorni del 2012 si è passati agli attuali 86. Poi c’è la Germania, dove mediamente un cittadino deve aspettare mezzo anno (190 giorni), e a calare si arriva, come ci si poteva purtroppo aspettare, all’Italia, dove in media si attendono oltre 500 giorni per arrivare ad un primo grado di giudizio in una controversia legale.

Per arrivare al primo grado di giudizio in casi amministrativi in Italia bisogna mediamente aspettare 1.000 giorni. In Germania non si arriva ad un anno. Tuttavia nel nostro Paese si risolvono più casi, in percentuale, di quanti se ne accumulino di nuovi.

Ovviamente in quadro del genere la fiducia dei cittadini e delle imprese nel sistema giuridico dei singoli Paesi varia e molto da caso a caso. Neanche a dirlo in Germania ben 78 cittadini su 100 sono contenti del proprio sistema giuridico, contro una media europea di 55. E in Italia? Come prevedibile solo 32 sono i soddisfatti, con un’ulteriore precisazione che vede più contenti gli uomini (36 su 100) e meno le donne (27 su 100). I dati dovrebbero ovviamente essere interpretati e questa differenza potrebbe essere dovuta a discriminazioni lavorative.

Fra le imprese, nota dolente per gli investimenti nel nostro Paese, la musica non cambia. Sono 73 le imprese che operano in Germania che si dicono soddisfatte del sistema giuridico del Paese, contro una media europea che si attesta su un valore di 49. In Italia le cose vanno perfino in modo peggiore che per il grado di soddisfazione dei singoli cittadini. Sono infatti solo 31 quelle soddisfatte del sistema giudiziario e del suo presunto grado d’indipendenza. Fra i tanti problemi economici italiani questo non è un fattore da sottovalutare. Chi vorrebbe investire in un Paese dove per avere giustizia in un’eventuale controversia occorra aspettare anni? La risposta è ovvia. A dire il vero, a parziale discolpa del sistema giudiziario italiano, in casa nostra sono 11 i giudici ogni 100mila abitanti, mentre in Germania sono più del doppio.

Roma Palazzo di Giustizia © CC BY-SA 3.0 Blackcat

Un mio conoscente per una causa di lavoro ha dovuto aspettare 4 anni e, dopo aver vinto il contenzioso legale con l’azienda per la quale lavorava con una sentenza passata in giudicato, di anni ne ha dovuti aspettare altri 3 fra pastoie burocratiche e giudiziarie per arrivare ad ottenere alla fine, con un compromesso, solo parte della somma che il giudice aveva stabilito che dovesse ricevere dall’azienda. Un altro caso, questa volta amministrativo, è stato quello di un mio amico contro il Comune di Roma. Il poveretto si trovò coinvolto in una brutta caduta con la moto a causa di una delle famose buche nell’asfalto cittadino, rischiando per giunta la vita. Fece causa al Comune e, dopo lunghissime traversie burocratiche e giudiziarie che durarono 8 anni, alla fine ebbe una sentenza che sosteneva che non si potesse “dedurre la causa della caduta in base alla grandezza della buca”. Cosa volesse dire la sentenza lo capì solo la giudice che la emise. In pratica non vinse, ma non perse neanche (non essendo stato condannato al risarcimento delle spese legali). Aveva solo perso del tempo e denaro. E sì che la Comunità europea prevederebbe come tempo massimo per un processo solo 4 anni (altrimenti sono previste sanzioni contro lo Stato). Il mio amico credo che abbia rinunciato a fare ricorso: altri 8 anni di vita non se li sarebbe potuti permettere a rincorrere la dea con la bilancia.

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La Giustizia è morta… per sorridere un po’

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