Germania

Germania

Cosa sta succedendo in Germania? Un visitatore che mancasse da qualche anno da questo Paese stenterebbe a riconoscerlo oggi. Lo Stato che aveva fatto della tranquillità sociale ed economica il suo stile di vita, reso possibile da un benessere diffuso che agiva come un calmante sulla società, e da una classe dirigente pragmatica ed efficiente, almeno secondo gli standard italiani, sembra entrato in una turbolenza senza fine: crisi dei grandi asset finanziari (Deutsche Bank, Commerzbank), crisi di governo, migrazioni, islamismo, ritorno dell’estremismo politico, problemi di integrazione della popolazione musulmana, inquietudini esistenziali, guerre tra i sessi, haters; l’intera società tedesca è attraversata da scosse nevrotiche che la rendono sempre più inquieta. Alcuni eventi hanno contribuito a creare questo clima che non fa presagire nulla di buono.

 

Prologo: la distruzione metafisica della Spd

Martin Schulz, ex segretario e presidente dell'Spd

Martin Schulz, ex segretario e presidente dell’Spd

La vaporizzazione della sinistra tedesca non è fisica; il corpo sociale esiste ancora, i poveri ci sono, i problemi economici anche, ma metafisica. Ciò che è venuto a mancare è il pensiero che ha come oggetto questo corpo. Manca la volontà di lavorare a, e per, questo corpo sociale, dato oramai per perso e perdente. A un certo punto, siamo nell’epoca Schröder, la Spd decide di ripudiare la sua base elettorale, proclama che le classi sociali non esistono più e che il destino degli individui (la società non esiste) è stabilito dal mercato e solo dal mercato. Soltanto lì, nel mercato globale, si trova la vera misura del valore della persona. Da quel momento la sinistra rinuncia a costruire senso e prospettiva politica, lavandosi le mani di ogni problema sociale ed economico e concentrandosi esclusivamente sulla gestione del potere. Come un ghiacciaio che si ritira, il ripiegamento della Spd lascia dietro di sé piccoli sedimenti di politica residuale di sinistra, assolutamente irrilevanti in termini macroeconomici, come le beghe gender, l’esaltazione delle politiche ghettizzanti etnico-identitarie, l’ideologia del politicamente corretto e la riduzione del cittadino che non ha nulla da offrire al mercato a vittima depressa e rassegnata che ha perduto ogni speranza di emancipazione. Il risultato è che una larga fetta della popolazione perde rappresentanza e si distacca dall’establishment politico. Ma, dal momento che l’economia del Paese tira e i profitti delle imprese volano, di ciò non frega niente a nessuno. Si tratta di un errore dalle conseguenze incalcolabili, perché una sinistra compatta e consapevole, in grado di difendere le posizioni sociali ed economiche della popolazione meno abbiente, è un argine sano sia contro derive di destra sia contro quelle immigrazioniste-neoliberiste.

Settembre 2015, la grande apertura delle frontiere

Willkommen Politik

Willkommen Politik

Entrano 1,5 milioni di migranti, in prevalenza musulmani, ma alcune fonti parlano di oltre 2 milioni. Qualunque sia la cifra si tratta della più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale. Establishment politico, media e mondo culturale puntano tutto su società aperta e multiculturalismo imposto dall’alto, ma non tutta la popolazione segue. Una parte, quella costretta a competere con i nuovi arrivati per i servizi essenziali, rifiuta il concetto delle frontiere aperte e rimane scettica circa le possibilità di integrazione di una tale massa di stranieri culturalmente così diversi. Sulle prime il malcontento viene messo a tacere da media ed establishment culturale che lo definiscono razzista e islamofobo. Trionfano i sentimenti affettati, il moralismo da teenager basato sulle emoticon e la parola d’ordine wir schaffen es (ce la facciamo) di Angela Merkel.

 

Capodanno Colonia 2015

Colonia - La cattedrale

Colonia – La cattedrale © il Deutsch-Italia

Il turning point di Köln Silvesterabend cambia la percezione dei tedeschi nei confronti dei migranti. La caccia alla donna attuata da un migliaio di giovani musulmani, tra i quali molti rifugiati entrati nel Paese con l’infornata di settembre, è una delle pagine più nere della storia tedesca recente, come disse l’allora ministro degli Interni del Land Nordrhein-Westfalen, Ralf Jäger. Particolarmente ambiguo l’atteggiamento dei media che impiegano giorni prima di far uscire la notizia e quando finalmente si decidono a parlarne, perché ormai la notizia è esplosa come una bomba sui social, relativizzano il pogrom contro le donne preoccupandosi soprattutto di prevenire eventuali reazioni di tipo razzista. Alla fine, sono pochissimi i violenti identificati e consegnati alla giustizia e anche su questo la stampa non ha nulla da dire. Inizia la crescita del partito di destra AfD.

 

Gli attentati terroristici del 2016

Weihnachtsmark Berlin © il Deutsch-Italia

Weihnachtsmarkt Berlin © il Deutsch-Italia

Sebbene i media non ne parlino mai e l’establishment politico abbia cancellato dalla memoria pubblica ogni accenno alla serie di attentati che colpirono la Germania appena un anno dopo l’apertura delle frontiere, molti ricordano: febbraio 2016 Hannover, accoltellamento di un poliziotto da parte di una 15 enne di origini marocchine. Aprile 2016 Essen, due salafisti fanno esplodere una bomba in un luogo di culto Sikh. Tre persone vengono ferite gravemente. Luglio 2016 Würzburg, un profugo afghano accoltella quattro persone di cui uno in modo grave. Luglio 2016 attentato terroristico di Ansbach, un profugo siriano si fa esplodere ferendo 15 persone. Dicembre 2016 Ludwigshafen, un dodicenne iracheno piazza uno zainetto esplosivo nel mercatino di Natale. La bomba per fortuna non esplode a causa di un cavo difettoso. Dicembre 2016 Berlino, il tunisino Anis Amri travolge con un Tir un mercatino di Natale, uccidendo undici persone e ferendone altre 55, alcune in modo grave.

I morti di Berlino vengono messi da parte in fretta e furia e subito dimenticati. Il governo tace per un lungo mese prima di concedere una commemorazione ufficiale che a autorizza solo per contrastare il malumore crescente dell’opinione pubblica. Ai parenti delle vittime vengono centellinate le informazioni sull’attentato, nel caso della vittima italiana Fabrizia Di Lorenzo non viene nemmeno messo a disposizione un interprete. Il governo Merkel si comporta come se non fosse successo nulla, eppure ci sono 11 morti che hanno nomi, cognomi e dei parenti che desiderano commemorarli. La crescita dell’AfD prosegue di pari passo con la spaccatura nella società tedesca, mentre i media girano la testa dall’altra parte e discutono di razzismo.

 

Luglio 2017, Summit dei G-20 di Amburgo

G20 © Kremlin.ru

G20 di Amburgo © Kremlin.ru

Benvenuti all’inferno. La sera del 6 luglio una falange di 1.000 “black block” devasta il centro di Amburgo in nome dell’anticapitalismo militante. Le automobili parcheggiate nei viali vengono sistematicamente incendiate all’urlo di “smash the system” (distruggi il sistema), i negozi sono presi d’assalto e saccheggiati, le strade sono sbarrate con barricate che poi vengono date alle fiamme. A tratti sembra di rivivere il G8 di Genova 2001, con la differenza che ad Amburgo il grosso dei dimostranti non sembra troppo turbato dai metodi dei “black block”. Le devastazioni si ripetono il giorno seguente. In generale i media mainstream tendono a relativizzare gli atti di violenza dei manifestanti – in fondo, fanno notare, al contrario degli estremisti di destra che attaccano le persone, i ragazzi di sinistra danneggiano soltanto delle cose-  e si concentrano sulle violenze della polizia. Al contrario degli scontri al G8 di Genova però, dove le prove delle violenze delle forze dell’ordine erano numerose e dettagliate, qui di prove non c’è nemmeno l’ombra. In una parte dell’opinione pubblica si fa strada il sospetto che l’establishment politico-mediatico tedesco sia cieco dall’occhio sinistro, oltre che da quello islamico. Mentre la condanna dell’estremismo di destra è un fatto acquisito, l’estremismo di sinistra viene giustificato e in qualche modo accettato.

Polizia © il Deutsch-Italia

Polizia © il Deutsch-Italia

Chemnitz, Köthen, Kandel sono tre città di provincia dove si è concentrata la rabbia popolare in seguito a omicidi di cittadini e cittadine tedeschi che hanno visto come protagonisti dei richiedenti asilo. Le proteste vengono cavalcate dall’estrema destra, accorsa in forze in tutte e tre le città, e contrastate dagli estremisti di sinistra. Gli scontri tra le due fazioni mettono in secondo piano il senso di frustrazione e di insicurezza dei cittadini e avvelenano un clima di per sé già molto teso. A Chemnitz qualche centinaio di picchiatori razzisti si stacca dal corteo dei dimostranti e inizia una caccia allo straniero. Anche in questo caso l’intervento dei media è condizionante; tutti i partecipanti alle commemorazioni delle vittime sono definiti estremisti di destra e associati ai picchiatori senza alcuna distinzione. Si tratta degli stessi media che avevano taciuto per giorni i fatti di Colonia e minimizzato le violenze dei “black block” ad Amburgo.

 

La guerra delle statistiche sui crimini dei migranti

Bamf © il Deutsch-Italia

Bamf © il Deutsch-Italia

Mai come in questo caso vale il detto “credi solo alle statistiche che hai falsificato tu”. L’ultima cifra che emerge però non è una statistica, ma un dato reale che evidenzia uno sviluppo inquietante: nel 2017 l’Ufficio Federale per la Migrazione e i Rifugiati (BAMF) ha segnalato all’Ufficio Federale della Protezione della Costituzione ben 10.000 casi di profughi potenzialmente pericolosi per lo Stato. Profughi cioè che rappresentano una minaccia per la sicurezza e per l’ordine democratico del Paese. Un piccolo esercito in crescita impressionante se si pensa che nel 2016 le segnalazioni furono poco più di 2.000. Media mainstream ed esperti accademici hanno ignorato la notizia.

Il continuo lavorio di rimozione, omissione e manomissione operato dai media e dall’establishment politico-culturale sta scavando trincee profonde nel cuore della società tedesca, innescando al tempo stesso reazioni sempre più emotive e, verrebbe da dire, condizionate. Stampa e circuito mediatico sembrano passati dall’essere i cani da guardia della democrazia a fare i cani da guardia al sistema di potere. A ciò va aggiunta l’incapacità del mondo accademico di cogliere l’essenza del problema, che quando non viene negato viene interamente attribuito all’odio dei populisti di destra che vorrebbero distruggere la società multiculturale e democratica. Vale per tutti quanto dichiarato da Sabine Achour, docente di Didattica della Formazione Politica presso l’Università di Marburg che scrive: «Mentre la maggioranza della società si dichiara per l’equivalenza di tutti come base della democrazia e a favore del pluralismo, multiculturalismo e liberalismo, c’è una minoranza di radicali di destra che minaccia tutto ciò con le sue impostazioni mentali e le sue azioni di odio contro l’umanità». (Sabine Achour, Die gespaltene Gesellschaft)

© damiano meo – archivio fotografico fondazione migrantes

© damiano meo – archivio fotografico fondazione Migrantes

A parte rare eccezioni, le prese di posizione dell’intellighenzia tedesca si muovono tutte su questa traccia: esiste un bel mondo aperto, multiculturale, democratico, dove regna l’armonia dei giusti. Questo paradiso è minacciato dai nazisti. Chiunque sia contro l’immigrazione (incontrollata), il neoliberismo economico, la morale del politicamente corretto e i valori del multiculturalismo imposto dall’alto fa parte dei cattivi nazisti che vogliono distruggere il mondo dei giusti.

È proprio questo genere di proclami superficiali e demagogici a rinforzare le fila di coloro che non ne vogliono sapere del bel mondo orwelliano dei giusti, il quale per inciso puzza di ipocrisia e falsità retorica solo a guardarlo. Infatti, questo bel mondo ha provocato una serie infinita di disastri: la distruzione sistematica del sistema di welfare europeo, la crisi del 2008-11, la crisi dei profughi, la crisi greca del 2015, l’evaporazione delle sinistre popolari, la rinascita delle destre radicali, il collasso del progetto europeo e la prossima crisi che certamente non si farà attendere.

Come spiega il giornalista Frank A. Meyer in questa intervista, per impedire la rinascita di fenomeni reazionari violenti, la Germania dovrebbe incominciare innanzitutto a mettere ordine nella questione dei profughi. Un modo per evitare lo show down drammatico tra le parti sarebbe quello di accogliere le proteste riconoscendone diritto e dignità. Ma per fare ciò l’establishment tedesco dovrebbe rivedere in modo critico le scelte degli ultimi anni e dare una lettura reale e non oppiata degli eventi. In altre parole dovrebbe fidarsi del buonsenso dei suoi cittadini. Il sospetto, forte, è che ne abbia troppa paura per farlo.

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Episodi di intolleranza in Germania

© Youtube R2RuleBay

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