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È uno strano caso quello che si sta verificando nel sistema bancario tedesco. La storia è di quelle che potrebbero annoiare i più, trattandosi prevalentemente di questioni economiche, notoriamente non molto amate per la loro complessità e per il linguaggio tecnico, più o meno volontariamente usato da chi tratta tali tematiche, ma in realtà a ben guardare non è così complicato tentare di capirci qualcosa.

Stiamo parlando della vicenda della HSH Norbank (l’acronimo sta per Hamburgisch-Schleswig-Holsteinische), ex leader mondiale nel finanziamento delle flotte marittime, con sede ad Amburgo e Kiel, formatasi nel 2003 dalla fusione di due altre banche, la “Hamburgische Landesbank” e la “Landesbank Schleswig-Holstein”. Ebbene, la banca tedesca fu “vittima”, come molte altre al mondo, della crisi dei subprime, o prestiti inesigibili, del 2007 e successivamente del fallimento della Lehman Brothers, la famosa banca d’affari americana. Per far fronte a tale tracollo economico Berlino decise di aiutare economicamente la banca, attraverso interventi pubblici da parte dei due Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein. In più riprese furono infatti erogati fondi da parte degli azionisti, per un totale, secondo i calcoli dell’economista dell’Università di Kiel Peter Nippel, di 13 miliardi di euro nel periodo 2009-2015. Ma le perdite della banca, dalla sua fondazione ad oggi, vengono calcolate in 20 miliardi. Addirittura la Linke ha calcolato in 27 miliardi di euro i costi per i due Länder, il che vorrebbe dire ben più del bilancio statale annuale di entrambi gli stati messi assieme (che si aggira intorno ai 21 miliardi). Se la banca non dovesse essere risanata, dovrà essere venduta. Ma se non si riuscirà a venderla entro il 28 febbraio 2018, dovrà interrompere la sua attività e dismettere il suo attuale portafoglio crediti. In quel caso, anche i singoli settori da essa posseduti, ad esempio il business nelle energie rinnovabili o quello nel settore immobiliare, dovranno essere venduti. In parole povere un vero e proprio disastro per entrambi gli Stati tedeschi.

Il tentativo che l’amministratore delegato, Stefan Ermisch, sta cercando di portare a termine è quello della divisione in due della banca: una “bad bank”, con i titoli tossici, e una “good bank”. Ma chi vorrebbe mai comprare una banca con in pancia crediti inesigibili? È quindi facile prevedere che se ne dovranno ancora a lungo fare carico i due Länder.

E fin qui i guai finanziari del sistema bancario tedesco, che comunque sicuramente ne risentirebbe a lungo. Ma, e questo ma è importante, c’è un altro aspetto della faccenda, ossia il fatto che la Commissione europea abbia concesso alla Germania di aiutare la banca con una sentenza del 20 settembre 2011, in base alla quale la ricapitalizzazione del 2009 di 3 miliardi di euro mediante emissione di azioni, nonché la garanzia di rischio di 10 miliardi di euro concessa dai Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein, e la garanzia di liquidità di 17 miliardi di euro, concessa dal fondo speciale tedesco per la stabilizzazione dei mercati finanziari, non costituivano, secondo la Commissione, un aiuto di Stato. A tale decisione presentarono ricorso presso il Tribunale dell’Unione Europea due azionisti lussemburghesi, “HSH Investment Holdings Coinvest-C” e “HSH Investment Holdings FSO”, lamentando, in buona sostanza, una ripercussione negativa delle misure sui loro interessi sociali dal momento che, a causa della ricapitalizzazione, avevano visto scendere la loro partecipazione al capitale di “HSH Nordbank” dal 25,67 per cento al 9,19 per cento. Con una sentenza del 12 novembre 2015 il Tribunale dell’Unione Europea ha rigettato il ricorso in questione, confermando in buona sostanza, questa volta in via definitiva, che quello concesso alla Germania non costituirebbe un aiuto di Stato dato alle proprie banche.

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Ora, pur essendo io del tutto avulso dal voler difendere l’indifendibile sistema bancario italiano, la domanda sorge spontanea: perché mai i fondi statali dati alle banche tedesche non  sarebbero aiuti di Stato, mentre quelli che sono stati chiesti per le disastrate e certamente altrettanto colpevoli banche italiane (CariFerrara, Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti prima, e Mps dopo) al contrario sono stati considerati inaccettabili, tanto dalla Commissione Europea quanto dalla Germania, facendo pagare il conto ai piccoli azionisti del tutto incolpevoli? È pur vero che nell’agosto del 2013, guarda caso dopo che in maggio Berlino aveva chiesto di portare nuovamente i miliardi di aiuti a 10 dai 7 a cui aveva ridotto la cifra nel 2011, fu deciso un inasprimento delle regole comunitarie a tal riguardo, ma a vedere vicende come questa il sospetto che in Europa ci siano figli e figliastri, francamente, viene. Il mito racconta che Zeus rapì Europa e ne fece la regina di Creta. Forse alcuni dei figli li fece con qualche servetta della reggia.

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Una storia di successo del Nord

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