La Cancelliera Merkel a Davos © Youtube Ruptly

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Dal discorso di Angela Merkel a Davos 23/1/2019:

„Wenn ein bestehendes System zu langsam reagiert, dann ist die Folge, dass sich andere mit anderen Organisationen zu Wort melden, zum Beispiel Shanghaier Format. Das ist ein Warnschuss und sollte uns, die wir ja aus der westlich geprägten Welt kommen, warnen, dass wir der Fragmentierung entgegen stehen, dass wir Organisationen so reformieren, dass sie reale Kräfteverhältnisse widerspiegeln. Wir müssen Kräfteverhältnisse akzeptieren. «Se un sistema reagisce troppo lentamente ne consegue che arrivano altri, con altre organizzazioni, ad esempio il Format Shangai. È un colpo di avvertimento che ci dovrebbe mettere in guardia, a noi occidentali che fronteggiamo una frammentazione, sulla necessità di riformare le organizzazioni in modo tale che esse riflettano i reali rapporti di forza. Dobbiamo accettare i rapporti di forza».

Mario Monti © CC BY-SA 2.0 danacreilly

Mario Monti © CC BY-SA 2.0 danacreilly

In estrema sintesi i 14 anni di governo di Angela Merkel sono stati l’equivalente su scala europea, e con ben altri mezzi s’intende, della Weltpolitik americana fondata sulla falsa morale del mondo democratico. Vale a dire la persecuzione di obiettivi economici nazionalisti mascherata dietro la narrativa degli interessi comuni e dell’antinazionalismo. Così come gli USA, in forme diverse dal dopoguerra ad oggi, hanno imposto al mondo i propri interessi economici camuffandoli per interventi “morali, umanitari e democratici” allo stesso modo, su scala europea, la Germania di Angela Merkel ha imposto ai deboli partner europei gli interessi del sistema industriale tedesco, mentre parlava di solidarietà europea e frontiere aperte. Nel fare questo si è avvalsa della collaborazione di utili idioti, in primis i vari governi italiani da Monti fino a Renzi e di partner come Olanda, Belgio, Finlandia e Danimarca, ansiosi di scrollarsi di dosso i Paesi meridionali considerati troppo indebitati e corrotti per tenere il passo; i cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Spagna, Grecia). Il fallimento europeo, al netto delle crisi finanziarie e delle analisi economico-sociali, è tutto qui.

Gerhard Schröder © Nord Stream

Gerhard Schröder © Nord Stream

Angela Merkel riesce a fare la sua kleine Nazionalpolitik, mimetizzata dietro alle narrative progressiste della europäische Sozialpolitik, europäische Solidarität, Bereitschaft zum Kompromiss, humanitäre Immigrationspolitik (vedi i Principi dell’UE), grazie all’ottimo lavoro preparatorio del suo predecessore, l’Altkanzler Gerhard Schröder, e alla sua Agenda 2010. Un pacchetto di riforme strutturali introdotto all’inizio del millennio, poco dopo dell’adozione della moneta unica, tarato su una comprensione esatta dei trattati di Maastricht e del loro impatto sui Paesi comunitari. I funzionari economici e finanziari tedeschi compresero bene le conseguenze dei meccanismi giuridico-economici derivati dai trattati di Maastricht che offrivano un’opportunità irripetibile ai Paesi economicamente più forti di assicurarsi per molti anni l’egemonia continentale a scapito di quelli più deboli o, come nel patetico caso italiano, più impreparati. Con l’agenda 2010 il Governo tedesco raggiunge due obiettivi che lo piazzano in pole position per la corsa all’Europa: abbattimento del costo del lavoro (con conseguente aumento della produttività) e riduzione drastica della spesa pubblica attraverso il ridimensionamento del Welfare (riforma sanitaria, riforma delle pensioni, del sistema dei sussidi ecc.). Il prezzo di questa manovra a tenaglia lo paga Herr Müller, il cittadino medio tedesco, che si vede ridurre le prestazioni sociali e contenere i salari, ma l’industria tedesca può, con il margine ricavato, spingere le esportazioni grazie a prezzi finalmente flessibili. Una cosa impossibile ai tempi del Marco. L’inizio è spettacolare: le esportazioni tedesche passano da 597miliardi di euro del 2000, a 965miliardi nel 2007 (dati Bpb); un incremento del 39 per cento. Contemporaneamente si apre la forbice tra esportazioni e importazioni. Se nell’era ante Euro la differenza era di 60miliardi (2001), nel 2007 le esportazioni superano l’import di 200miliardi. E dopo un arresto nel 2009, a causa della crisi finanziaria, le due curve riprenderanno a crescere. Per dare un idea, nello stesso periodo il saldo della Bilancia Commerciale Italiana passa da positivo (1.700milioni/mese) nel 2000, a negativo (-2.020milioni/mese) nel 2007 (dati Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica). La parte del leone nell’export tedesco la fa l’industria automobilistica, con circa il 20 per cento sul valore delle esportazioni totali, seguita dall’industria manifatturiera (14 per cento) e chimica (9 per cento). Stati Uniti e Cina, dopo l’UE, rappresentano i mercati di sbocco principali dell’export tedesco. Le riforme di Schroeder inserite nella matrice dei trattati di Maastricht che riducono l’Unione Europea a un meccanismo economico-giuridico, danno i frutti sperati.

Mattarella Merkel © il Deutsch-Italia

Mattarella Merkel © il Deutsch-Italia

Angela Merkel diventa Bundeskanzlerin per la prima volta nel novembre del 2005, giusto quando i frutti iniziano a maturare. Il lavoro sporco l’ha già fatto il predecessore massacrando Herr Müller e così Mutti può dedicarsi a quello che si rivelerà essere il suo vero punto di forza: l’amministrazione del potere mediante la tecnica del semaforo; vale a dire rimanere immobile all’incrocio a osservare il traffico che scorre sotto, alternando la luce rossa alla luce verde, qualche volta anche quella gialla, a seconda della Große Koalition più conveniente. Il tutto condito dalla retorica degli interessi comuni della casa europea ai quali vanno indirizzati i massimi sforzi, ma a cui in realtà nessuno pensa e che nessuno persegue sul serio per non ledere i propri interessi nazionali. Fa eccezione chi, come l’Italia dei berluscones, non avendo capito un tubo del nuovo sistema, non ha fatto nulla per prepararsi al cambiamento, ma conta comunque di sfruttarlo come free rider, sbagliandosi di grosso.

L'Unione Europea

L’Unione Europea

La narrativa dell’interesse comune, della solidarietà europea, il luogo dei diritti universali, della giustizia e del benessere economico diffuso è il belletto dietro il quale si nasconde il volto truce dei rapporti di forza tra le nazioni. Così la moneta unica, che altro non è che un sistema di cambi fissi, annulla ogni possibilità di compensazione valutaria tra sistemi economici molto diversi tra loro, se non viene affiancata da riforme politiche che dovrebbero portare progressivamente a uno Stato federale europeo. Questo perché in uno Stato federale sarebbe impossibile spingere i propri gruppi industriali di bandiera per guadagnare quote di mercato globale a discapito degli altri Stati membri, senza attivare un qualche meccanismo di compensazione (la tanto glorificata solidarietà). In un’accozzaglia di Stati semi-vincolati, ma in perenne competizione tra loro invece ciò è possibile. In uno Stato federale non si può caricare il peso dell’immigrazione sul Paese di prima accoglienza e poi opporsi alla ridistribuzione dei flussi. E, a meno che uno Stato federale non si chiami Repubblica dei Soviet, il suo governo non può imporre delle decisioni che segnano il destino dei Paesi membri se invece di essere stato eletto dai cittadini è stato nominato da un gruppo ristretto di politici.

Commissione europea © CC BY-SA 2.0 JLogan

Commissione europea © CC BY-SA 2.0 JLogan

Tutto questo è stato voluto e oggi, grazie alla frase di Angela Merkel riportata all’inizio dell’articolo, sappiamo che la costruzione deliberatamente incompiuta della UE è servita come terreno di scontro per stabilire i reali rapporti di forza tra le nazioni che, come dice la Cancelliera tedesca, ora devono essere accettati. Per farlo ci hanno raccontato la favoletta della solidarietà europea, salvo tradirla infinte volte: durante la crisi greca, distruggendo la Libia (Francia e Inghilterra) senza considerare il fall out sull’Italia, aprendo le frontiere tedesche nel 2015 senza interpellare nessun partner europeo, mettendo all’angolo l’Italia sulla doppia crisi migrazione-debito.

La cosa triste è che in questi anni si è parlato di Europa soprattutto per far passare manovre economiche neoliberiste al grido di “lo vuole l’Europa”, senza mai spiegare cosa volesse veramente l’Europa: la rovina del ceto medio? La precarizzazione di interi strati di popolazione? La crisi perenne dei Paesi indebitati? La punizione delle cicale meridionali? La crescita del risentimento contro la classe politica? Il rancore nei confronti dell’UE? Perché questo è ciò che si è ottenuto e i fischi che si sono presi i due visconti dimezzati Macron – Merkel all’incontro di Aquisgrana lo scorso 22 gennaio, sono un segnale che i media minimizzano proprio perché ne comprendono la pericolosità. Il malcontento dei cittadini è sempre più reale, concreto, e rischia di diventare feroce. Ora, se lo si affronta con la politica dello struzzo ficcando la testa sotto la sabbia, come pare si sia intenzionati a fare (accettare i rapporti di forza), bisognerebbe considerare che con tale manovra maldestra il didietro rimane scoperto.

Edoardo Laudisi è scrittore e traduttore: qui e qui è possibile acquistare i suoi libri

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Il discorso della Cancelliera Merkel a Davos

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