L’assistenza sanitaria: come muoversi nella quotidianità

Infermieri italiani a Berlino

Infermieri italiani a Berlino

Come dicevamo uno dei punti cruciali durante la permanenza, definitiva o temporanea che sia, in Germania è quello relativo all’assistenza sanitaria. Ve ne abbiamo parlato diffusamente qui, tuttavia, al di là degli obblighi formali e di legge, è importante capire come muoversi nel concreto delle piccole necessità di tutti i giorni.

A Berlino a questo proposito è nata una realtà, composta da diversi professionisti italiani del settore sanitario, che si sono riuniti formando “Infermieri italiani a Berlino”, un’azienda fondata da Clorinda De Maio, infermiera professionista trasferitasi in Germania nel dicembre 2014 a seguito di una serie di esperienze lavorative in casa nostra poco soddisfacenti. Dopo aver acquisito le conoscenze linguistiche necessarie (la lingua si rivela indispensabile in tutti i settori, lo sottolineiamo ancora una volta), tramite il processo di mobilità lavorativa europeo promosso dell’Eures (EUropean Employment Services, Servizi europei per l’impiego), la signora De Maio, dopo solo una settimana di colloqui, trovò un’occupazione presso uno dei più famosi centri medici berlinesi, il Vivantes. Ma qui sorse il primo problema: le occorreva una Anerkennung, ossia un riconoscimento del suo titolo di studio (che in realtà è una vera e propria abilitazione), condicio sine qua non per poter esercitare una professione in Germania.

Clorinda De Maio

Clorinda De Maio

A questo proposito occorre dire che l’accordo bilaterale fra Germania ed Italia in campo sanitario è fermo al 1974 (quando in Italia ancora non esisteva il corso di laurea in infermieristica), pertanto c’è necessità di una dichiarazione del Servizio Sanitario Nazionale italiano che attesti l’equipollenza del titolo. Ma la cosa stupefacente, nell’Europa “unita”, è il fatto che mentre la laurea italiana necessita, secondo le regole tedesche, di tale riconoscimento, non è vero il contrario. Va notato, peraltro, che mentre in Italia non si può operare oggi in campo infermieristico senza un titolo di studio universitario (durante il quale medici professionisti insegnano agli aspiranti infermieri), in Germania il corso di infermieristica non è universitario e la professione viene, per così dire, tramandata da infermiere ad infermiere con una semplice Ausbildung, una formazione (un rapporto tra azienda e apprendista veicolato mediante un contratto, Ausbildungsvertrag, solitamente dalla durata di 2-3 anni). In Italia esiste un apposito ufficio per l’equipollenza dei titoli, mentre basterebbe rinnovare gli accordi bilaterali per evitare trafile inutili e dispendio di risorse umane ed economiche per operazioni di tal genere.

AOK Krankenkasse © il Deutsch-Italia

AOK Krankenkasse © il Deutsch-Italia

Altro problema è che le aziende tedesche che ricercano personale specializzato in Italia si affidano di frequente ad aziende di Paesi terzi (Spagna, Francia, o quant’altro) che operano sul territorio nazionale italiano, facendo reclutamento per conto loro. Tali aziende, spesso, millantano competenze che non hanno e fanno da collegamento tra le diverse realtà in gioco. Questo comporta che i vari soggetti non parlano realmente fra di loro, e non specificano di conseguenza prima le diverse necessità burocratiche.

Occorrerebbe aprire un capitolo a parte sul sistema sanitario vigente in Germania e su ciò che comporta a livello della pratica ospedaliera. Il sistema delle Krankenkasse (che di fatto costituiscono un sistema privatistico) comporta delle differenze significative nel rapporto medico-paziente. Le strutture sono in genere efficienti, ma l’elefantiaca burocrazia, in base alla quale il sistema funziona, a volte rischia di inficiare la qualità dell’assistenza stessa. Solo per fare un esempio, le attività dei medici sono strettamente codificate e non si può derogare da tali attività, perché non si viene retribuiti per ciò che si fa “in più”. In base ad una riunione della Commissione salute (formata dall’associazione dei medici, dalle Krankenkasse e dalle strutture amministrative dei territori, quali i sindaci a titolo d’esempio) ad aprile 2018 il Parlamento tedesco ha varato una legge in base alla quale vengono ridotte le percentuali di rimborsi destinati ai medici, con conseguenze a cascata per i pazienti.

St. Joseph Krankenhaus-Berlin © il Deutsch-Italia

St. Joseph Krankenhaus-Berlin
© il Deutsch-Italia

Inoltre quel che spesso si ignora è che i medici hanno una sorta di prontuario di prestazioni che gli vengono rimborsate. Tutto ciò che esula da queste prestazioni non ve lo propongono nemmeno. E questo non dipende dal tipo di assicurazione che si ha (privata o pubblica), ma da come funziona il sistema. Le attività sono codificate e da quelle non si deroga. Altra differenza sostanziale fra i due sistemi è quella che l’attività medica italiana è “investigativa”, quella tedesca no. Il che comporta sicuramente degli “sprechi” (a volte) nel sistema italiano, ma con un’analisi approfondita di un eventuale problema. Nel sistema tedesco, invece, ci si limita a fare gli approfondimenti previsti dal protocollo delle Krankenkasse. Avete bisogno di altro? Arrangiatevi.

Invece un aspetto positivo della sanità tedesca, come dicevamo, è la rapidità con cui si possono fare gli esami. Ma a cosa serve fare rapidamente esami se poi non si analizzano a fondo le diagnosi, semplicemente perché ciò comporterebbe l’adozione di terapie non previste dal protocollo? Si seguono le linee guida. Punto. Per paradosso alcune operazioni o terapie vengono rimborsate se ci si vuole recare in Italia, perché ci si sente più sicuri, mentre le stesse in Germania, non essendo previste, non vengono passate all’assicurato. Chi ha delle malattie croniche, che in Italia vengono riconosciute come tali, non è affatto detto che se le veda riconoscere in Germania, quindi bisogna fare attenzione ed informarsi bene prima.

Fine seconda parte – potete leggere la prima parte qui e la terza parte qui.

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Le cure in Germania

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