Quando ho letto il titolo dell’edizione online di “Der Spiegel” mi sono subito incuriosito, attirato dal fatto che il giornale di Amburgo ha scritto “Schlossherren und Burgfrauenin Italien gesucht”, ossia “L’italia cerca castellani e castellane”. “Che bello!”, mi sono detto. Finalmente buone notizie provenienti dal nostro Paese sui giornali tedeschi. Poi però l’occhio mi è caduto sul sottotitolo, che mi ha fortemente insospettito: “L’Italia regala 103 dei suoi castelli e borghi. Possono interessare persone con meno di 40 anni e che abbiano voglia di ristrutturare. E qui c’è l’inghippo (letteralmente il gancio)…

Via Appia © agenziadeldemanio.it

L’inizio del pezzo parte decisamente sull’ironico: “Das Meer! Die Sonne! Der Wein! Und dieser bröckelnde Putz!”, il mare, il sole, il vino e questo intonaco fatiscente! Per poi proseguire con la tipica citazione di Goethe, che l’Italia tanto amava. Ma come mai tanta ironia sul Belpaese? Il solito atteggiamento un po’ spocchioso dei giornali tedeschi nei confronti degli italiani che, secondo loro, non fanno i compiti e sono poco affidabili? Questa volta, purtroppo, direi proprio di no. L’articolo infatti fa riferimento ad un annuncio del sito del demanio pubblico italiano, dove viene annunciato un bando di gara (promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e da quello dei Trasporti), con tanto di questionario online, che “punta alla riqualificazione e riuso di immobili pubblici situati lungo percorsi ciclopedonali e itinerari storico-religiosi. …L’operazione vuole agevolare i giovani imprenditori under 40, le cooperative e le associazioni che potranno partecipare al bando di gara, previsto per la prossima estate, per avviare le proprie attività all’interno di una rete di infrastrutture e servizi destinati a crescere e diventare un punto di riferimento per lo sviluppo di un turismo più consapevole, rispettoso del territorio e dell’ambiente.

Villa Bonelli – Barletta © agenziadeldemanio.it

Fino qui tutto bene, allora. Anzi, finalmente un’iniziativa che tenda a coniugare l’offerta di lavoro per la fascia di popolazione che più soffre per la disoccupazione nel nostro Paese, associata alla volontà di recuperare un patrimonio storico-architettonico, nonché paesaggistico altrimenti lasciato abbandonato a se stesso. Così mi sono avventurato nella compilazione del questionario, propedeutico alla presentazione della domanda, presente sul sito (caliamo un velo pietoso su quel «English version… coming soon», dal momento che il bando è a carattere internazionale). Fra le varie domande poste, però, ce ne sono state alcune che mi hanno insospettito, quale la seguente: «Per gli immobili che richiedono investimenti consistenti è ipotizzato l’affidamento in concessione di valorizzazione (canone e una durata ad offerta libera per un max 50 anni). Li ritieni una forma efficace per incentivare il coinvolgimento di privati in grado di sostenere importanti costi di investimento per il recupero degli immobili?».

Matera © agenziadeldemanio.it

Analizzando quanto scritto nelle informazioni scaricabili risulta, in pratica, che occorre investire del proprio per il restauro dei beni in questione dati in concessione gratuita, e quest’ultima «non può essere superiore a nove anni, rinnovabili per altri nove in funzione delle spese d’investimento sostenute dal concessionario». La cosiddetta concessione di valorizzazione (per la quale l’investimento richiesto è maggiore) è data «per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario del piano degli investimenti e della connessa gestione, e comunque non eccedente i 50 anni, a fronte della loro riqualificazione, riconversione funzionale e manutenzione ordinaria e straordinaria. Il canone della concessione è determinato secondo valori di mercato, tenendo conto sia degli investimenti necessari per la riqualificazione e riconversione degli immobili, sia della ridotta rimuneratività iniziale dell’operazione.». In pratica chi ha investito capitali può usufruire del bene per un massimo di 50 anni, pagando un canone di affitto per lo stesso.

Altamura © agenziadeldemanio.it

Riassumendo: lo Stato vi offre la splendida possibilità di restaurargli a spese vostre, o a quelle di uno sponsor generoso che dovete sempre trovare voi, un bene, dandovi poi la possibilità di sfruttarlo economicamente per campare per 18 o 50 anni (a voi e le vostre famiglie, se ne avete), sempre che l’attività economica intrapresa legata al bene stesso vi permetta effettivamente di guadagnarci tanto da tirare avanti (perlopiù non stiamo parlando di castelli dal valore inestimabile che attirano turisti da ogni dove, e molto spesso le infrastrutture e i servizi locali sono del tutto inadeguati per quel tipo di attività). Ovviamente sempre che il business plan che avete presentato sia accettato.

«Un lavoro per 18 anni? Wow, una sicurezza di pianificazione insolita», commenta lo “Spiegel”, «…o anche al più tardi sarò senza lavoro e senza casa», chiosa. Questa volta, la sua ironia ci sembra niente affatto fuori luogo. Comunque affrettatevi, avete tempo fino al 26 giugno per partecipare.

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Alcuni dei beni da “adottare”

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