Al di là delle parole dette, frutto di ripicche, campagne elettorali e frasi ad effetto per i social media, l’Europa “unita” sta vivendo uno dei momenti più difficili dalla sua formazione. Quelle che erano le certezze di un minuto prima vengono messe in discussione un minuto dopo da nuovi eventi e da nuove dichiarazioni da parte dei maggiori protagonisti della scena politica europea. Giovedì scorso, dopo il manifestato malcontento del Primo ministro italiano Giuseppe Conte e del ministro dell’Interno Matteo Salvini circa gli accordi presi sui migranti da Francia e Germania a Meseberg, era giunta la telefonata di riconciliazione della Cancelliera Merkel che aveva rassicurato il nostro Premier sul fatto che non sarebbe stato preso in considerazione durante le discussioni previste negli accordi bilaterali di domenica prossima a Bruxelles. In pratica un “abbiamo scherzato”.

Emmanuel Macron © CC BY-SA 4.0 Copyleft

Tutto bene dunque? No. Ci ha pensato nel pomeriggio il Presidente francese Macron durante un suo discorso tenuto in Bretagna. «I populisti», ha detto, «li vedete crescere come una lebbra, un po’ ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire… I nostri amici vicini (il riferimento all’Italia è evidente) dicono le cose peggiori e noi ci abituiamo! Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza di questo». Ha poi proseguito, non contento di quanto detto fin lì: «Quando gli altri tradiscono, anche l’asilo, fanno le peggiori provocazioni umanitarie… È questo che bisogna denunciare e contro cui bisogna battersi. Non dividendoci tra noi stessi. È contro quelli che bisogna scandalizzarsi. Contro il nazionalismo che rinasce, contro le frontiere chiuse che propongono alcuni». Il messaggio è “chiaro e distinto”, parafrasando un suo famoso connazionale di qualche secolo fa.

Luigi Di Maio © il Deutsch-Italia

A rispondergli è stato il ministro Luigi Di Maio, che su Twitter ha definito “offensive e fuori luogo” le parole del Presidente francese. «La vera ipocrisia è di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia e vuole farci la morale sul diritto sacrosanto di chiedere un’equa ripartizione dei migranti. La solidarietà o è europea o non è», ha rimarcato. Già, perché di belle intenzioni sono piene le strade per l’inferno, come si suol dire. Monsieur Macron sembra essersi innervosito per la risposta italiana al suo idillio con la Cancelliera, e non si è trattenuto. Così come gli era capitato solo pochi giorni addietro quando aveva definito l’Italia “cinica” per la vicenda della nave Aquarius, arrivando il portavoce del suo partito “En Marche”, Gabriel Attal, a definire la decisione di chiudere i porti italiani all’attracco della nave franco-tedesca come “vomitevole”.

Conte – Merkel © il Deutsch-Italia

Più diplomatica e “fredda”, da vecchia volpe della politica, si era invece dimostrata Merkel con la sua telefonata pomeridiana al Presidente Conte. Questo anche perché la situazione politica in casa propria non è delle migliori. Infatti il ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU) nel tardo pomeriggio di ieri ha rilasciato un’intervista alla “Passauer neue Presse” in cui ha dichiarato, con riferimento alle voci di un suo possibile licenziamento: «Se sostituisci un ministro che si preoccupa della sicurezza e dell’ordine del suo Paese con questa giustificazione, sarebbe un’anteprima mondiale. Dove siamo arrivati?». E ha poi sottolineato: «Sono presidente della CSU, uno dei tre partiti della coalizione, e agisco con il pieno sostegno del mio partito. Se c’è insoddisfazione circa il lavoro del ministro federale dell’Interno negli ambienti della Cancelleria, allora si dovrebbe porre fine alla coalizione». Come a dire: “A buon intenditor…”.

A soffiare sul fuoco dello scetticismo generale ci ha pensato anche il premier ungherese Viktor Orbán che, dopo aver riunito i leader del cosiddetto gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e appunto Ungheria), ha dichiarato che non saranno presenti al previsto incontro di domenica a Bruxelles, dando per scontato che qualunque proposta che sarà fatta in merito ai rifugiati non li vedrà comunque concordi.

La situazione dunque è più esplosiva che mai, e cambia di ora in ora a quanto pare. Forse, come ha sottolineato l’economista e filosofo italiano Lucio Baccaro del “Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung” (MPIfG) di Colonia, in un’intervista rilasciata mercoledì della scorsa settimana a “Die Zeit”, «finora è stata tirata troppo la corda. E forse ha già iniziato a rompersi». Verrebbe da dire anche a me, come ha detto un nostro ex Presidente del Consiglio, di “preparare i pop corn”. Ma qui non siamo al cinema, siamo di fronte alla dura realtà ed è tutta un’altra storia.

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Il Presidente Macron in un passaggio del suo discorso in Bretagna

© Youtube France 3 Bretagne

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