Gabriel con Putin quando era ministro degli Esteri
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Chi l’avrebbe mai detto che quello che una volta era il partito di “sinistra” per eccellenza in Germania, la più antica socialdemocrazia europea, anzi del mondo, fondata addirittura nel 1863 (all’epoca si chiamava ADAV, Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein, ossia associazione generale degli operai tedeschi) da Ferdinand Lassalle che, assieme a August Bebel, Wilhelm Liebknecht, Carl Wilhelm Tölcke e Karl Marx (che in verità criticava Lassalle), è considerato tra i padri fondatori del partito, ossia la Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, non credo che la traduzione serva), si sarebbe di nuovo fatto “beccare” con le mani nella marmellata? Eppure è accaduto.

Infatti l’ex vice-cancelliere, nonché ex ministro dell’Economia prima e degli Esteri poi, del terzo governo Merkel, il socialdemocratico Sigmar Gabriel ci è cascato, per così dire, a fare il grande salto dalla politica agli affari, che probabilmente saranno decisamente più remunerativi di quelli della carriera politica, accettando di diventare “membro indipendente” del consiglio di amministrazione della Siemens- Alstom, società che si occupa del settore ferroviario del colosso tedesco di Monaco di Baviera.

Gerhard Schröder © Nord Stream

Un percorso analogo a quello svolto da un altro autorevole esponente del suo partito, l’ex cancelliere Gerhard Schröder, che solo pochi mesi dopo la fine del suo mandato a capo del governo tedesco, nel 2005, accettò (ma tu guarda un po’ il caso, verrebbe da dire) la nomina a presidente del consiglio d’amministrazione del consorzio Nord Stream AG di Gazprom prima, (che si occupa della costruzione di un gasdotto che collegherà la costa russa nella regione di Vyborg a quella tedesca nella regione di Greifswald, passando per il Mar Baltico), e di quella analoga nella più grande azienda pubblica russa di gas, la Rosneft, più di recente (settembre dell’anno scorso).

Nel 2014 Gabriel, in qualità di ministro dell’Economia, si era battuto per l’acquisizione di parti del gruppo francese Alstom da parte di Siemens, vedendovi grandi opportunità sia per la Germania che per la Francia (a quel tempo si trattava del comparto elettrico, che tuttavia se lo aggiudicò l’americana General Electric). La fusione ora in atto fra le due aziende riguarda il settore ferroviario, e dovrebbe avvenire entro l’anno. Ma le autorità antitrust europee devono ancora accettare il progetto. Una volta completata, servirebbe a contrastare la forte concorrenza del settore ferroviario statale cinese e, pur essendo grande meno della metà del colosso CRRC di Pechino, avrà pur sempre un giro d’affari di oltre 15miliardi di euro di vendite e circa 62.300 dipendenti in tutto il mondo.

Hannelore Kraft © CC BY-SA 4.0 © Superbass WC

Gabriel e Schröder non sono i soli esponenti del partito socialdemocratico che sono passati a, evidentemente, più lauti guadagni: l’ex ministro dell’Economia della Renania settentrionale-Vestfalia, Garrelt Duin è diventato manager di rilievo nel gruppo ThyssenKrupp solo sette mesi dopo la fine del suo incarico politico (giugno dell’anno scorso), pur prevedendo la legge del Land che avrebbe dovuto aspettare almeno un anno. Ma prima di lui, nello stesso Stato, la compagna di partito, nonché Primo ministro, Hannelore Kraft è stata nominata membro del consiglio di sorveglianza della società carbonifera Ruhrkohle Aktiengesellschaft. C’è poi il caso dell’ex Primo ministro dello Schleswig-Holstein, Torsten Albig che, dopo l’uscita dalla scena politica nel 2017, si è messo a fare da gennaio di quest’anno il lobbista a Bruxelles per conto di Deutsche Post DHL. Ovviamente, per par condicio, ci sarebbero anche casi analoghi da citare negli altri partiti politici (dalla Cdu all’Fdp), ma per problemi di spazio evito di elencarli.

Se bisogna essere giustamente ironici con i partiti di “sinistra” dell’agone politico nostrano, che tendono a scomparire dal panorama politico nazionale, occorre allo stesso modo notare che anche in Germania la tendenza pare essere simile. La Spd infatti, guidata alle ultime elezioni del settembre scorso da Martin Schulz, ha ottenuto il non invidiabile risultato di un a dir poco preoccupante 20,5 per cento dei consensi elettorali (nel 1998, quando era guidata da Oskar Lafontaine, raggiunse il 40,9). Secondo i sondaggi più recenti il partito sembrerebbe destinato ad un ulteriore impietoso calo al 18 per cento, toccando punte addirittura del 13 negli ex Stati della Ddr. Nella Capitale è dato, sempre stando ai sondaggi, oramai al terzo posto, dopo Cdu e Verdi.

Matteo Salvini © CC BY-SA 2.0 Flickr Parlamento Europeo

Se da noi ci si chiede come mai le cosiddette destre “populiste” siano in così forte ascesa nei consensi popolari, con una Lega che è passata da circa il 4 per cento nelle elezioni del 2013 a quasi il 18 in quelle dello scorso marzo, la stessa domanda dovrebbero farsela i tedeschi, che vedono in casa loro fenomeni analoghi. Come direbbe qualcuno, appunto, la domanda sorge spontanea: come mai? Che sia forse che i partiti della cosiddetta “sinistra” stiano ormai abbandonando, in tutta Europa, la loro vocazione di sinistra e si stiano lasciando andare sempre più verso un liberismo (leggi capitalismo globalizzato) sfrenato, lasciando la per così dire “primigenia” vocazione di tutela degli interessi della classe lavoratrice (a tutti i livelli) in favore di quella capitalista-finanziaria? Karl Marx, di cui lo scorso 5 maggio si è celebrato il 200esimo anniversario della nascita, nel suo scritto “Critica del Programma di Gotha”, datato oramai quasi un secolo e mezzo fa, criticava appunto un articolo del programma proposto dal partito operaio tedesco dell’epoca, che voleva retribuire i lavoratori (nell’ambito di uno Stato socialista) “secondo ciò che essi producono”, sostenendo invece che a ciascuno si debba dare “secondo il suo bisogno”.

Evidentemente quello dei dirigenti socialdemocratici è diventato sempre maggiore, con il passare del tempo.

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Gabriel e la nuova nomina

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