Marzahn © il Deutsch-Italia

Marzahn © il Deutsch-Italia

A Berlino di solito i termini Marzahn e comunità russa, ammettiamolo, non godono purtroppo di grande popolarità. Il primo indica un rinomato quartiere periferico situato nella parte orientale della Capitale tedesca, il quale viene spesso considerato dal cittadino medio, e non solo, come sinonimo di luogo grigio e triste popolato da squallidi Plattenbauten (condomini costruiti in epoca socialista). A partire dalla crisi ucraina di piazza Maidan e relativa annessione della Crimea nel 2014, i media tedeschi non hanno mai veramente smesso di battere sul tamburo della Russia come potenza esterna pericolosa e revanscista. In realtà tanto il quartiere, quanto la gente russa che vi abita sono abbastanza sconosciuti al grande pubblico e in genere se ne parla poco. Volendo approfondire l’argomento ci siamo recati nella piccola, ma accogliente chiesa russo-ortodossa di Marzahn per parlare con i rappresentanti della locale comunità e farci raccontare direttamente qualcosa su di loro.

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Un giovane pope e una piccola comunità

Il pope Evgeny Murzin © Youtube Opa Wuschel

Il pope Evgeny Murzin © Youtube Opa Wuschel

La chiesa è gestita da un giovane pope di nome Evgeny Murzin che non è nato a Berlino, né tanto meno in Germania. È nato e cresciuto in un sobborgo di Mosca dove ha studiato Teologia presso la rinomata Università statale, una delle migliori del Paese fin dai tempi dell’Unione Sovietica. Circa quattro anni fa il locale Sinodo gli propose di recarsi a Berlino dal momento che aveva studiato la lingua e poiché c’era una grossa necessità in loco di religiosi che potessero aiutare la comunità russa. Fin dall’inizio iniziò a lavorare per la diocesi ortodossa di Marzahn, dove si occupò sia degli aspetti organizzativi ed ovviamente spirituali della chiesa, sia della comunicazione online del sito che raccoglie tutte le comunità russe presenti a Berlino, che di diocesi ne conta in totale 6. La sede centrale della comunità è rappresentata dalla chiesa principale (Christi-Auferstehungs-Kathedrale) di Hohenzollerndamm, nel quartiere occidentale di Charlottenburg, che venne edificata nel 1938. Particolare è l’anno di edificazione, perché venne permessa dal partito nazista berlinese che all’epoca, evidentemente, non aveva ancora pregiudicato completamente i suoi rapporti con la Russia comunista. La guerra d’aggressione all’URSS sarebbe stata fatta da lì a tre anni, nel 1941, ma nel frattempo v’erano ancora i margini per una convivenza di comodo tra le due superpotenze militari dell’epoca, che però fallì.

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I russi a Berlino

Genia Nikolajewa e Theo Lingen © CC BY-SA 3.0 Willy Pragher Deutsche Digitale Bibliothek WC

Genia Nikolajewa e Theo Lingen © CC BY-SA 3.0 Willy Pragher Deutsche Digitale Bibliothek WC

La presenza russa a Berlino risale molto indietro nel tempo. Il primo insediamento iniziò ad esserci nel Diciottesimo secolo, quando lo zar liberale e filo-occidentale Pietro il Grande decise di aprire una rappresentanza diplomatica nell’allora Regno di Prussia. La prima chiesa ortodossa venne costruita all’interno dell’Ambasciata russa, tirata su a sua volta in onore della storica figura del Principe Vladimiro; durò per due secoli prima che il partito bolscevico, dopo aver preso il potere in Russia, decise di non tollerare più la presenza di riferimenti religiosi nell’Ambasciata che avrebbe dovuto, da quel momento in poi, solo rappresentare gli interessi del primo Stato socialista al mondo. La stessa chiesa di Marzahn altro non è che un ricordo della prima chiesa di legno presente all’interno dell’Ambasciata descritta sopra.

Subito dopo il colpo di Stato del partito bolscevico e la relativa guerra civile che durò per lungo tempo, durante gli Anni 20 decine di migliaia di esuli russi scapparono e si rifugiarono nell’allora tollerante Berlino, in special modo nel quartiere di Charlottenburg che da quel momento venne simpaticamente ribattezzato Charlottengrad. La maggior parte di essi proveniva dal ceto medio; erano intellettuali, scrittori, avvocati, ex impiegati pubblici del regime zarista, se non addirittura vecchi nobili e proprietari terrieri caduti in disgrazia. Ciò che li accomunava era l’avversione verso il regime comunista che da parte sua li considerava “nemici del popolo”.

Due cattedrali di Mosca

Due cattedrali di Mosca

Il pope stesso ricorda un episodio da lui studiato all’Università di Mosca, durante i suoi studi di teologia: dopo che nel 1922 la guerra civile russa terminò con la vittoria dei comunisti, il governo tedesco prese atto che, essendo il conflitto terminato, le migliaia di profughi russi che nel frattempo avevano richiesto rifugio in Germania dovevano tornare nella loro madrepatria. Questo poiché venne applicato il concetto, ancora valido nella Germania di oggi e derivante da una legge federale approvata dal secondo governo socialdemocratico di Schröder, secondo il quale il governo non può concedere asilo politico né umanitario ad individui provenienti da luoghi inclusi in una lista stilata dal governo stesso di cosiddetti “Paesi sicuri”. Seguendo una logica incontrovertibile, ma al tempo stesso assai discutibile, il fragile governo repubblicano dell’epoca considerò appunto l’Unione Sovietica un Paese sicuro, poiché non più in guerra. Ergo i profughi russi avrebbero dovuto tornare a casa. Tuttavia questo non era affatto possibile visto e considerato che, come si diceva prima, i russi espatriati erano fuggiti per contrapporsi al movimento bolscevico, che a sua volta li avrebbe con tutta probabilità perseguitati al loro eventuale ritorno in Patria. Pertanto i Flüchtlinge dell’epoca – qualcuno direbbe antesignani dei respinti afghani ed algerini dei giorni odierni – per non essere abgeschoben (espulsi) decisero di fuggire ancora di più verso Ovest. Le mete preferite dai russi erranti furono gli Stati Uniti e la Francia.

La storia prosegue qui

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La comunità ortodossa di Marzahn

© Youtube Opa Wuschel

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