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È passato un anno da quando Berlino provò lo shock di vedere la propria sicurezza violata, come già era accaduto più di una volta in altre grandi città europee. I fatti sono tristemente noti: il 19 dicembre 2016 la follia omicida del giovane tunisino Anis Amri s’abbatté sulla folla presente nel mercatino di Natale in Breitscheidplatz, davanti la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, la chiesa fatta costruire dall’imperatore Guglielmo II per onorare la memoria (di qui il nome) del nonno, il Kaiser Guglielmo I. Il camion che Amri aveva rubato, uccidendo il trasportatore polacco Robert Łukasz Urban, causò 12 vittime in totale (incluso l’autista) e 56 feriti (quasi cento secondo alcuni quotidiani tedeschi). Fra le vittime, come tutti sappiamo, c’era anche la nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo, una 31enne di Sulmona. Anis Amri, dopo una fuga a dir poco rocambolesca per mezza Europa, fu ucciso da due agenti della polizia italiana il 22 dicembre vicino la stazione di Sesto San Giovanni.

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Molte sono state le ipotesi investigative fatte da subito dopo l’attentato, e la matrice terroristica prese quasi subito piede fra gli investigatori. Numerose polemiche hanno accompagnato le indagini man mano che diveniva sempre più chiaro che il giovane tunisino era già noto agli investigatori tedeschi, tanto a quelli del Nord Reno-Vestfalia, quanto a quelli di Berlino. In un primo momento si era detto che la sua “pericolosità” fosse stata sottovalutata, per colpa tanto del Bundeskriminalamt (Bka, la polizia criminale tedesca) quanto per quella del Landeskriminalamt (Lka, la polizia giudiziaria) per via di un’incredibile serie di sottovalutazioni che non poco hanno messo in difficoltà il ministro degli Interni Thomas de Maizìere (Cdu). Secondo quanto riportato dal “Berliner Morgenpost” e dalla emittente “Rbb”, Amri sarebbe stato istigato a commettere l’attentato da una Vertrauensperson, cioé una persona di fiducia, un infiltrato della polizia del Nord Reno-Vestfalia.

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Ora si è inoltre saputo, in base ad un’altra indagine fatta dal giornale “Welt am Sonntag”, che la polizia e le agenzie di intelligence tedesche fossero a conoscenza di Anis Amri da molto prima di quanto precedentemente dichiarato. Il tunisino era noto al procuratore generale, alla polizia criminale (Bka) e a quella giudiziaria (Lka) del Nord Reno-Vestfalia al più tardi dal novembre 2015. Infatti l’uomo rientrava nei controlli di un’indagine segreta (a cui avrebbe preso parte il misterioso infiltrato di cui parlava il quotidiano berlinese) contro la presunta cellula terroristica dell’Isis facente capo al predicatore di Hildsheim Abdullah Abdullah, alias “Abu Walaa”. I suoi cellulari e le sue connessioni internet erano intercettati almeno dal 3 di dicembre. A quanto sembra Amri il 2 febbraio si era offerto come attentatore suicida per un attacco in Germania ai suoi contatti libici dell’Isis. Nello stesso mese erano state messe sotto controllo le sue applicazioni di messaggistica crittografata Telegram e WhatsApp.

Hans-Christian Ströbele © CC BY-SA 3.0 Olaf Kosinsky Wikipedia

Allora perché non fu fermato prima che compisse il folle gesto? De Maizière ha parlato di un “amaro errore” da parte delle autorità competenti, che hanno giudicato male la pericolosità del tunisino. Secondo il giornale tedesco invece non sarebbe avvenuto per semplice “negligenza” degli investigatori, ma l’analisi dei dati testimonierebbe un “coinvolgimento dell’intelligence internazionale” che voleva usare Amri come esca per i sostenitori libici dell’Isis, e per questo motivo non sarebbe stato fermato prima. L’esperto di intelligence dei Verdi presso il Bundestag, Hans-Christian Ströbele, si è spinto ad ipotizzare che dietro alle presunte “inefficienze” ci sarebbe la mano dei servizi segreti americani militari o civili.

Ieri la Cancelliera Angela Merkel (Cdu) ha incontrato i parenti delle vittime e questo pomeriggio parteciperà assieme al Presidente Frank-Walter Steinmeier ad una commemorazione religiosa proprio in quella chiesa della memoria, davanti la quale questa tragedia ebbe luogo. È passato solo un anno da allora.

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Breitscheidplatz, un anno dopo

Anis Amri era già tenuto sotto controllo dai servizi a partire dal 2015

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