TagliaBuone notizie secondo lo Statistisches Bundesamt, l’Ufficio federale di Statistica: nel 2015 c’è stato in Germania un aumento delle nascite pari ad un più 3,2 per cento rispetto al 2014, ovvero 23mila nuovi cittadini tedeschi in più. In pratica 738mila rispetto ai 710mila dell’anno precedente.

Buone notizie allora nel Paese della Cancelliera Merkel, si direbbe di primo acchitto. E invece no. Già, perché se è vero che sono aumentate le vendite di pannolini e biberon, sono purtroppo aumentate anche quelle delle bare. Infatti, sempre stando ai dati dell’Ufficio, nel corso del 2015 sono morti 925mila tedeschi (contro gli 868mila del 2014) con un tasso di crescita di ben il 6,5 per cento rispetto all’anno precedente. In pratica il gap fra nati e morti è di ben 188mila persone. Solo Berlino ed Amburgo invertono tale tendenza con un numero maggiore di nascite rispetto ai decessi.

Fin qui i dati che potrebbero far pensare che il problema si limiti solo a questo aspetto. In realtà, invece, tale statistica si deve unire ai numeri dei tedeschi che annualmente vanno in pensione. Sono infatti circa 17milioni e mezzo le persone in età da pensione in Germania, anche se il numero totale delle pensioni elargite supera i 25milioni. La Germania risulta essere il Paese con la maggior quota di persone over 65 anni in Europa con una percentuale di ben il 20,6 per cento, mentre l’Irlanda quello con la percentuale minore, di soli 11,6 per cento.

Questo aumento dei pensionati preoccupa seriamente gli imprenditori tedeschi. Soltanto la metà di quanti vanno in pensione saranno sostituiti sul mercato del lavoro dalle nuove nascite. Pertanto si stanno pensando a nuove forme di compensazione per questo deficit. Una di queste è rappresentata da nuovi modelli lavorativi, trovati per quanti avrebbero altrimenti difficoltà con gli orari convenzionali di lavoro.

Oliver Stettes

Oliver Stettes

Le aziende devono essere consapevoli di ciò che possono fare per essere un datore di lavoro interessante”, sostiene Oliver Stettes, analista presso l’Istituto di Colonia per la Ricerca Economica (IDWK). “Le aziende dovranno adattarsi alle esigenze della forza lavoro, come l’offerta di orari di lavoro flessibili, soprattutto per i genitori o per le persone con parenti che necessitano di cure, così come dare solide possibilità di salire la scaletta sociale in azienda stessa”.

Il 40 per cento delle industrie tedesche sembrano avere difficoltà notevoli nel rimpiazzare la manodopera qualificata, e circa il 50 per cento già lamenta danni di competitività a causa di questa carenza di professionalità. Così molti pensano di assumere personale poco qualificato da formare successivamente, anche se finora lo ha fatto solo il 13 per cento delle aziende tedesche. Sono ben 7milioni e mezzo attualmente le persone che non hanno qualifiche formali.

Neumann © Volkswagen

Neumann © Volkswagen

Altre aziende stanno invece pensando a strategie completamente differenti, non proprio favorevoli alla classe lavoratrice che, al contrario, pensano di sostituire con delle macchine. È questo il caso della Volkswagen che recentemente ha annunciato, per bocca di Horst Neumann, che nei prossimi 15 anni più di 32mila operai potranno essere sostituiti da robot. Il problema non è solo di carenza di manodopera, bensì anche di costi. “L’industria dell’auto tedesca ha attualmente un costo orario di oltre 40 euro all’ora, contro gli 11 dell’Europa dell’Est e i meno di 10 di quella cinese. Sostituire operai con macchine farà sì che il costo orario si possa ridurre a circa 5 euro per ora, e le future generazioni di robot costeranno probabilmente ancora meno”.

Meno bambini, dunque, non fanno solo un Paese di “vecchi”. Se la tendenza sarà confermata c’è alto il rischio che faranno un Paese di disoccupati, sostituiti da macchine. E non solo in Germania.

Invertita la tendenza di nascite dello scorso anno

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