Il 3 ottobre 1990 cinque nuovi Stati, per la precisione Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia furono uniti alla Repubblica federale tedesca. Il Muro era caduto il 9 novembre dell’anno prima e dal primo luglio di quell’anno la moneta dell’Est fu equiparata a quella dell’Ovest, con un tasso di cambio di 1 a 1. Uno sforzo economico senza precedenti dall’una e dall’altra parte (il marco dell’Est si svalutò in una notte del 350 per cento).

Tecnicamente non si trattò propriamente di un’unione, perché se così fosse stato si sarebbe dovuto rifare la Costituzione tedesca (la Verfassung der Bundesrepublik), pertanto si optò per una vera e propria annessione da parte della Germania dell’Ovest dei cinque Länder della Germania dell’Est e di Berlino Est. Il 2 dicembre si tennero le prime elezioni politiche della Germania riunificata, che videro il prevedibile trionfo del partito del Cancelliere Kohl, la Cdu, con il 43,8 per cento dei voti. Il partito sfidante, la Spd, prese il 33,4 e la Fdp si fermò all’11.

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A 28 anni dalla Deutsche Wiedervereinigung, la Riunificazione tedesca per l’appunto, a governare la Germania c’è ancora il primo di quei tre partiti, anche se i protagonisti della vita politica del Paese sono cambiati. Ora a capo della CDU c’è la “figlia” (che commise parricidio, politicamente parlando), del Cancelliere che riunificò la Germania, Angela Merkel, che è la regina della politica tedesca ininterrottamente dal 2005. A capo della SPD c’è un’altra donna, Andrea Nahles, già ministro del Lavoro e degli Affari sociali nella precedente legislatura, mentre l’Fdp, è oggi  all’opposizione.

La Germania è molto cambiata: i profughi, il terrorismo, l’allargamento delle forbice dello Stato sociale sono alcune delle componenti che ne determinano le insicurezze. Soprattutto in quegli Stati che furono annessi poco più di un quarto di secolo fa. È così che, pian piano, nella parte più “povera” del Paese è salito il malcontento e un sentimento di perdita identitaria del popolo tedesco, che sono sfociate nel voto politico dato a partiti considerati “populisti” e con una forte componente di destra, ma che, evidentemente, meglio al momento interpretano il sentimento popolare di protesta. I fatti di Chemnitz ne sono una testimonianza palese.

Dresda

Due anni fa la Cancelliera Merkel e l’allora Presidente della Repubblica Gauck si recarono a Dresda, capitale di uno di quei Stati “annessi”, la Sassonia, dove nel 2014 nacque il movimento “patriottico contro l’islamizzazione dell’Europa” Pegida (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes), e dove pochi giorni prima erano esplosi due ordigni, che per fortuna non fecero vittime, ma solo danni. Uno, guarda caso, proprio davanti ad una moschea. E non è dunque un caso che qui l’AfD, Alternative für Deutschland, abbia quì fatto il pienone di voti alle ultime elezioni.

Quest’anno in una dichiarazione anticipata la Cancelliera non ha più usato il termine “gelingbar”, che può funzionare, circa l’unità della Germania. I temi sul piatto della politica tedesca ed europea sono molti e molto complessi e il popolo tedesco sembra viverli in modo quantomeno problematico. Molte cose sono cambiate. La “regina” della Germania sembra non far battere più i cuori dei suoi connazionali e il “nuovo” stenta ancora a venir fuori. Pertanto si è limitata, la Cancelliera, a dichiarare “comprensione” per il malcontento di molti tedeschi dell’Est. Nel complesso, l’unità è una storia di successo, ha affermato alla “Augsburger Allgemeine Zeitung”. A seguito dell’unità, per il fatto che molti avessero perso il lavoro aveva portato a gravi sconvolgimenti. «Questa non è mai una giustificazione per l’odio e la violenza», ha sottolineato Merkel. Forse una visita anticipata a Chemnitz, rispetto a quanto programmato, avrebbe potuto contribuire a smorzare i toni.

In ogni caso facciamo i nostri migliori auguri all’intera nazione tedesca in questo giorno di festa comune.

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ARD tagesschau 3.10.1990 zum Tag der deutschen Einheit

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