Frank-Walter Steinmeier

Frank-Walter Steinmeier

Si è concluso ieri ad Amburgo il 23esimo Consiglio dei ministri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). A fare gli onori di casa c’era il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, essendo stata la Germania durante quest’anno la nazione che aveva la presidenza dell’organizzazione. L’Osce nacque a seguito degli accordi presi ad Helsinki nel 1975 durante la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (Csce) che si tenne fra 35 Paesi. Oggi i membri che ne fanno parte sono 57, e provengono da tutte le parti del mondo.

Ma cosa si propone quest’organizzazione internazionale? Come si legge sul sito stesso dell’organizzazione “l’Osce ha un approccio globale alla sicurezza che comprende l’ambito politico-militare, economico e ambientale, nonché si occupa degli aspetti umani. Si rivolge ad una vasta gamma di problemi legati alla sicurezza, tra cui il controllo degli armamenti, le misure per rafforzare la fiducia e la sicurezza, i diritti umani, delle minoranze nazionali, la democratizzazione, le strategie di polizia, la lotta al terrorismo e le attività economiche e ambientali. Tutti i 57 Stati partecipanti godono di pari dignità, e le decisioni sono prese su consenso politico, ma non sono giuridicamente vincolanti”.

Il Segretario dell'Osce Lamberto Zannier

Il Segretario dell’Osce Lamberto Zannier

Molti sono stati i personaggi di primo piano che sono intervenuti al Congresso: dal Segretario di Stato uscente John Kerry, al ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, alla rappresentante delle forze di sicurezza della Ue, Federica Mogherini, al nostro ministro degli Esteri (anch’egli uscente) Paolo Gentiloni e molti altri ancora.

Il nostro ministro degli Esteri così si è espresso: “L’Italia considera l’Osce il luogo del dialogo per eccellenza. Abbiamo bisogno di questa organizzazione, come detto da Steinmeier, più che in passato. Il nostro Paese avrà l’onore di esercitare la Presidenza nel 2018. I problemi da risolvere sono molti: dal Caucaso alla crisi ucraina. L’Osce può suggerire soluzioni, ma sono le parti che devono porvi volontà per risolverle. La sicurezza nel Mediterraneo non riguarda solo i Paesi europei che affacciano sul mare, ma riguarda tutti noi”. Ha poi proseguito in una dichiarazione alla stampa italiana: “Con questo vertice l’Italia entra nella Presidenza a tre dell’Osce e ha un ruolo molto importante sui conflitti in corso, dall’Ucraina al Caucaso. È lo spirito di Helsinki in cui negli anni ’70 (1975) si riuscì a trovare un quadro per regole comuni. Il nostro Paese farà un tentativo nel 2018 di applicare tali regole, non solo nei confronti dei Paesi europei, ma anche nei rapporti con il Mediterraneo. È una conferma dell’intenzione del nostro Paese di partecipare ad un’organizzazione i cui principi, disarmo, fiducia reciproca fra i popoli, gestione dei conflitti, sono più che mai attuali”.

Il ministro russo Sergei Lavrov

Il ministro russo Sergei Lavrov

E cos’altro avrebbe potuto dire? D’altra parte Gentiloni non conosce ancora il suo destino politico ed una dichiarazione generica d’intenti ci può senz’altro stare in un contesto di quel genere. Tra i leader politici di caratura internazionale l’unico oltre Steinmeier ad aver detto qualcosa di significativo è stato Lavrov. Fra gli argomenti trattati c’è stata, ovviamente, la questione ucraina (con il reciproco scambio di accuse di falsità con il rappresentante ucraino Pawlo Klimkin) e quella siriana, dove un cessate il fuoco ad Aleppo deve servire a far mettere in salvo i civili, secondo il Ministro, e non permettere alle forze “ribelli” di fuggire o riorganizzarsi.

Al di là di questi interventi, la domanda che viene spontaneo porsi è se effettivamente abbia un senso, al contrario di quanto ha sostenuto il ministro Steinmeier, fare questi incontri che mobilitano tanta gente da 57 nazioni, portando purtroppo a ben scarse conclusioni, o se forse non sarebbe semplicemente più produttivo fare incontri bilaterali fra le parti (come quello annunciato per oggi fra lo stesso Lavrov e Kerry), sicuramente meno scenografici, ma probabilmente più produttivi. Anche l’Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite), l’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) danno molto la sensazione di essere grandi organismi, a volte elefantiaci, ma troppo spesso privi di contenuto e talvolta autoreferenziali. Dalla nascita di tali organizzazioni (sono tutte nate nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale) i problemi per i quali furono fondate rimangono, mentre il valore e lo slancio iniziali sembrano oramai affievolirsi con il passare del tempo. Le soluzioni ai conflitti, la povertà, il diritto negato all’istruzione e quant’altro affligge tutt’oggi il nostro mondo potrebbero probabilmente essere affrontati partendo da altre basi. Se solo ce ne fosse la volontà reale di porvi rimedio.

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L’intervento del Segretario di Stato americano John Kerry

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