Staatsoper © Gordon Welters

Alla fine, dopo sette anni di attesa, ritardi e un mare di polemiche, la Staatsoper Unter den Linden ha riaperto i battenti. L’inaugurazione martedì sera, con grande pompa, molti vip e molti ospiti a invito, è stata “un evento nazionale”, come ha sottolineato il Presidente Frank-Walter Steinmeier, che ha parlato sul palcoscenico prima della rappresentazione. Non a caso si è svolta nella Festa Nazionale dell’Unità. In effetti lo storico Teatro lirico, che si trova nell’Est di Berlino ed era un tempo orgoglio della DDR, torna alla città e ai berlinesi come messaggero simbolico di Unità a 28 anni dalla caduta del Muro e 27 dall’Unificazione il 3 ottobre 1990, in un momento in cui la Germania sembra più che mai divisa. Come mostra il risultato delle recenti legislative, dove i populisti di estrema destra dell’AfD, facendo leva sul sentimento di rabbia e frustrazione che serpeggia trasversalmente nel Paese (ma soprattutto a Est), hanno conquistato il 12,6 per cento dei voti e andranno a occupare per la prima volta 94 seggi al Bundestag.

Barenboim Staatsoper © Holger Kettner

Nel palco d’onore anche la Cancelliera Angela Merkel col marito Joachim Sauer, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble con la moglie Ingeborg, e il presidente del Parlamento, Norbert Lammert. Lunga ancora la lista dei ministri federali e regionali, e ancora più lunga quella dei Prominenten, imprenditori, intellettuali, attori. Diversi anche gli oratori che prima della recita hanno preso la parola rimarcando l’importanza dell’evento per la Capitale e il Paese: dopo Steinmeier, il borgomastro di Berlino, Michael Müller, la ministra della Cultura, Monika Grüttgers, il sovrintendente (uscente), Jürgen Flimm, che ha firmato anche la regia dell’opera scelta per l’inaugurazione: Scene dal Faust di Goethe di Robert Schumann. Sul podio della Staatskapelle, il maestro Daniel Barenboim, direttore musicale da 25 anni del Teatro e dell’Orchestra. Scene del pittore Markus Lüpertz, altra icona tedesca. Nel cast, fra gli altri, Roman Trekel (Faust), Elsa Dreisig (Margherita), René Pape (Mefistofele).

© il Deutsch-Italia

Faust, Goethe, Schumann, Lüpertz: più “deutsch” di così si muore, uno statement culturale e politico, dunque, per questa riapertura. Scelta però che non è piaciuta a tutti: l’opera-frammento di Schumann, che non viene quasi mai messa in scena, è di difficile rappresentazione, è lunga, con una musica bellissima, ma poca azione e più che un’opera è un oratorio. Non sarebbe stato meglio, il commento ricorrente all’intervallo, aprire col Fidelio Beethoven, o I Maestri cantori di Norimberga di Wagner? Più tradizionale, ma anche più sicuro.

Fra discorsi ed esecuzione, la serata ha tirato per le lunghe e non sembrava decollare: alla fine, dopo circa quattro ore, impossibile non sentire i buu che hanno accolto la regia. Flimm ha affiancato ai cantanti, in ruoli identici, degli attori, con l’effetto di avere un doppio Faust, lirico e in prosa (bravissimo comunque l’attore Sven-Eric Bechtolf alias Mefisto). E ha optato per il grottesco: le figure XXL sgargianti in stile neoespressionistico disegnate da Lüpertz sono accompagnate in scena, dominata da una grande scatola cubica, da pupazzi sovradimensionali e oggetti di ogni genere e colore. Gigantografia e cartapesta abbondano. Verso mezzanotte cala il sipario e a inchinarsi davanti al pubblico anche il 76enne Lüpertz: grandi applausi per Barenboim, orchestra, coro, cantanti e attori.

Il nuovo soffitto © Gordon Welters

I restauri della Staatsoper sono durati sette anni, quattro più del previsto e sono costati 400milioni di euro, quasi il doppio di quanto preventivato (240). Inoltre sono stati accompagnati negli anni da furenti polemiche per i continui rinvii e la relativa esplosione di costi. Alle spalle c’è una un’opera titanica di ingegneria, soprattutto per consolidare le fondamenta (il sottosuolo di Berlino è paludoso) e mettere in sicurezza le strutture preesistenti marcescenti, ma anche per le migliorie e richieste avanzate via via in corso d’opera. Il risultato è ora un teatro dotato delle più moderne tecniche e strutture, incluso un tunnel sotterraneo di oltre 100 metri fra il palcoscenico principale, le sale prove e la sovrintendenza per montare velocemente le scene. Le scelte cromatiche sono il rosa antico all’esterno e colori pastello e penicillina dentro: molto oro (niente zecchino, bensì una lega di rame e latta) e colonne dipinte a effetto marmo, tutto in stile originale. Ovvero quello dell’architetto della DDR Richard Paulick, cui il regime affidò il compito di ricostruire l’Opera dalle rovine delle bombe della seconda guerra mondiale. La Staatsoper new look è cioè identica a come era prima della chiusura, solo che è stata tirata a lucido e senza quella patina vintage della DDR.

Esterno durante i restauri © Gordon Welters

Per migliorare l’acustica, è stato sollevato dall’interno di 5 metri il soffitto, senza modificare l’altezza e architettura esterna, ricavando così una galleria vuota coperta da una griglia di materiale sintetico bianco che ottimizza il suono. Il riverbero è aumentato così da 1,1 a 1,6 secondi, un ritorno del suono ideale, secondo Barenboim. Il maestro si era mostrato prima dell’inaugurazione entusiasta: «abbiamo provato per giorni e giorni, sono stupefatto di quanto sia buona l’acustica, è ideale, molto meglio di quanto osassi sperare. Penso ci siano poche Opere al mondo con un’acustica così».

Con la Staatsoper, la nuova Sala Pierre Boulez, e tutte le altre esistenti, Berlino si impone come capitale della musica in Europa, senza contare tutti gli altri investimenti in cultura, come la Elbphilharmonie ad Amburgo o la ricostruzione del Castello dei re di Prussia, che aprirà fra un paio di anni nella Capitale stessa. «È importante raggiungere tutti», ha detto Barenboim alludendo all’essere ebreo in un Paese dove l’estrema destra è in marcia: «dobbiamo essere una capitale della cultura per la Germania, per l’Europa. La Germania non può svilupparsi senza esser parte dell’Europa».

Lucia Ronchetti © Stefano Corso

La riapertura della Staatsoper viene di fatto celebrata con un Festival che si spalma su diversi giorni: dopo la prima ieri, anche un concerto di Maurizio Pollini, i Wiener Philharmoniker diretti da Zubin Mehta e, l’8 ottobre, una prima mondiale, l’opera “Rivale”, della compositrice romana Lucia Ronchetti, con cui si inaugura nella Neue Werkstatt (nuova officina) il palcoscenico di musica contemporanea. Dopodiché il Teatro chiude di nuovo (per gli ultimi ritocchi dopo i restauri) per riaprire del tutto a dicembre. La chiusura della stagione a luglio sarà affidata a un altro italiano: Salvatore Sciarrino con l’opera “Ti vedo, ti sento, mi perdo”. Data per la riapertura il 7 dicembre quando ricorre il 275mo compleanno della Staatsoper. Strana coincidenza con il Sant’Ambrogio con cui da sempre si inaugura la stagione alla Scala: che Barenboim abbia nostalgia di quando era maestro scaligero a Milano?

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La riapertura della Staatsoper

Il momento degli applausi e dei fischi

E alla fine, applausi siano…

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