Marco Polo © Mondadori

Marco Polo © Mondadori

L’Italia delle Repubbliche Marinare, Amalfi, Genova, Pisa e Venezia, è quella che vede nascere e crescere uno degli uomini italiani del Medioevo più noti al mondo: Marco Polo. Nato a Venezia il 15 settembre 1254 (nel “Milione”, libro celeberrimo di Rustichello da Pisa, si legge che intraprese il suo viaggio in Asia quando era «di età variamente indicata da dodici a diciannove anni, secondo le fonti. Se ne desume che doveva essere nato tra il 1250 e il 1255»), rappresenta il modello del viaggiatore moderno. Proprio a Marco, uomo moderno e viaggiatore, ha dedicato il suo ultimo libro il prof. Giulio Busi, direttore dell’Istituto di Giudaistica della Freie Universität di Berlino, “Marco Polo. Viaggio ai confini del Medioevo” (Mondadori editore, pag. 358, 25 euro). Il libro è un viaggio alla scoperta di un mondo, non solo fisico, ma anche mentale, completamente estraneo a quello da cui il viaggiatore veneziano apparteneva.

Marco partì da Venezia con il padre Niccolò e con lo zio Matteo, che avevano fatto già in precedenza un viaggio durato 6 anni (1260-1266) in Oriente. Era il 1271, l’anno in cui si svolse la Decima crociata (1271-1272), l’ultima grande, preparata da Enrico III d’Inghilterra e portata avanti dal figlio Edoardo I Plantageneto. Un’epoca dunque non facile, in cui i viaggi non erano certo quelli comodi di oggi, bensì lunghi, pieni di pericoli ed incognite. La prima tappa fu San Giovanni d’Acri, in Terrasanta. I Polo poi attraversarono Turchia, Persia, Afghanistan, il deserto di Gobi, e dopo quattro anni, nel 1275, giunsero nel Catài, nella Cina del Nord, dove risiedeva la corte di Kublai, Gran Kan dei Mongoli.

Lo sceneggiato di Montaldo © Youtube Sirchinmoy

Lo sceneggiato di Montaldo © Youtube Sirchinmoy

Il giovane Marco conquistò la fiducia del Gran Kan, al punto da diventarne uomo di fiducia e ricevette il rango di funzionario di terzo grado. Pertanto fu mandato in missioni di Stato o personali per conto di Kublai nelle regioni più remote dell’impero cinese, arrivando fino alla Birmania. I tre veneziani rimasero in Catài per ben 17 anni, poi decisero di tornare a casa. L’occasione fu quella dell’incarico di accompagnare in Persia la principessa Cocacn, destinata in sposa al sovrano del regno. Approdati ad Ormuz i Polo consegnarono la principessa al nipote del sovrano, che nel frattempo era morto. Il rientro dei tre uomini nella Serenissima avvenne nel 1295, ben 24 anni dopo la loro partenza, e il “giovane” Polo era oramai un uomo di circa 40 anni.

Come dicevamo all’inizio, quella era l’epoca delle Repubbliche Marinare e dello scontro per la supremazia commerciale e militare nella Penisola. Fu così che Marco durante una battaglia navale con i genovesi fu fatto prigioniero e in cella conobbe un letterato pisano, Rustichello, che era in carcere già da 14 anni, specializzato in poemi cavallereschi scritti in lingua franco-italiana (all’epoca sconosciuta agli italiani e considerata molto brutta dai francesi). A lui affidò le sue memorie e fu così che nacque il libro Divisament dou monde, la descrizione del mondo, che in seguito prese il nome di “Il Milione” (sull’origine del nome circolano diverse storie). Due anni dopo esser stato fatto prigioniero, nel 1298, il mercante-viaggiatore fu liberato e fece ritorno a casa, dove si sposò ed ebbe tre figlie. Morì nel 1324, ancora non completamente creduto circa la veridicità dei suoi racconti, per l’epoca certamente fantastici.

Lo sceneggiato di Montaldo © Youtube Sirchinmoy

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Il libro del professor Busi parla delle “meraviglie” di Marco, quelle viste da un funzionario dell’imperatore cinese, che le racconta ad una Venezia in parte a lui estranea. «Polo non parla da veneziano», ha detto il professor Busi, «ma da orientale che vede l’Occidente con i suoi occhi diversi». Emergono dalle pagine del libro particolari interessanti, sconosciuti al lettore comune, come il fatto che molto probabilmente durante il suo viaggio in Oriente Marco si sposò con una principessa cinese. Questa cosa la si può dedurre da un copricapo nuziale femminile che riportò con sé dal suo viaggio, e che nessuna donna mongola avrebbe dato ad uno straniero. Due fantastiche letture, quella di Polo e quella di Busi, che fanno viaggiare nel tempo e nello spazio, alla scoperta di un mondo che non c’è più, ma che tutt’ora affascina e lascia stupiti per la sua modernità, prodromo di quello odierno.

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Marco Polo: lo sceneggiato Rai di Montaldo

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