Engelbert Lütke Daldrup © Wikipedia

L’Allemagne s’italianise (non credo sia necessaria la traduzione), così titolava in prima pagina il quotidiano francese “Le Monde” il 23 novembre 1997. Un pregiudizio maligno quello dei cugini d’Oltralpe, e un pregiudizio che forse oggi andrebbe rivisto alla luce di recenti avvenimenti che fanno sì che non sia più necessariamente soltanto il nostro di Paese a fare “scuola” in senso negativo. Ultimamente sembra infatti che i tedeschi ci stiano mettendo del loro, a prescindere dai “cattivi” modelli nel fare figure, con una certa eco internazionale, non proprio brillanti. Quella che ha fatto più clamore, ovviamente, è la difficoltà riscontrata nel formare un nuovo governo dopo le elezioni politiche del 24 settembre scorso. Si prevede che si arriverà a mangiare la colomba e le uova pasquali perché se ne possa finalmente vedere uno. Poi recentemente c’è stata la brutta figura della linea ferroviaria veloce Monaco-Berlino, che ha visto subito dopo l’inaugurazione diversi problemi riguardanti i treni ICE.

Di pochi giorni fa (il 15 dicembre) è invece la notizia dell’ulteriore rinvio per l’apertura “definitiva” del nuovo aeroporto berlinese di Schönefeld (BER, o per esteso Flughafen Berlin Brandenburg “Willy Brandt”). Per la precisione si tratta del sesto rinvio dall’ormai lontana prevista apertura per il 2012.

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La data preventivata questa volta è quella di ottobre del 2020, almeno stando a quanto dichiarato dal nuovo capo (da marzo di quest’anno) del futuro scalo berlinese, Engelbert Lüdtke Daldrup, già presidente del Consiglio di sorveglianza della “Flughafen Berlin Brandenburg GmbH”, ossia la società che gestisce la struttura berlinese. Ma c’è chi già preventiva un ulteriore slittamento al 2021. Come dichiarato da Herr Lüdtke alla “Berliner Zeitung”, «anche se il terminal passeggeri sarà pronto nel prossimo anno, molto resta da fare fino al primo volo. Sono 684 i sistemi tecnici che devono essere provati e testati in combinazione tra di loro». E le problematiche non si fermano di certo qui. Il quotidiano berlinese “Tagesspiegel”, infatti, riporta un’analisi effettuata dal Comitato di vigilanza sulle opere pubbliche del Brandeburgo e dall’Associazione per il controllo tecnico (TÜV) del Land della Renania, secondo la quale «la situazione sul cantiere è più drammatica di quanto precedentemente noto». Soprattutto ci sarebbero gravi deficit nei sistemi tecnici, specialmente nella protezione antincendio. In particolare il TÜV ha testato dieci impianti e in sei, secondo il rapporto, sono state identificate “carenze significative”. I risultati sarebbero così cattivi che, sempre secondo l’organismo di controllo, il completamento di tutti i lavori di costruzione fino 31 agosto 2018 potrebbe slittare ulteriormente in avanti.

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Per il rinnovamento, il completamento e le prime estensioni del “BER”, troppo piccolo rispetto al progetto originario, sono stati preventivati altri 3,3miliardi di euro, portandone così il costo complessivo a 6,6miliardi, contro un budget iniziale di 2,5. Inoltre si è calcolato che per quando si aprirà l’aerostazione molti degli impianti saranno oramai obsoleti e occorrerà riprogettarli e sostituirli da capo.

Il contratto che Herr Lüdtke ha firmato ha validità per tre anni, il che vuol dire che scadrà a marzo del 2020. Se non gli sarà rinnovato vorrà dire che non sarà lui a vedere l’apertura definitiva dell’aeroporto e, forse, la responsabilità per un ulteriore rinvio cadrà sulle spalle di qualcun altro. Per il 2020 è prevista l’apertura della quarta pista dell’aeroporto romano di Fiumicino. Fa parte di un progetto nel quadro del raddoppio dell’aeroporto denominato “Fiumicino Nord” o “Fiumicino Due”, la cui inaugurazione è prevista per il 2044.

Chissà che non si riesca a mantenere i tempi previsti e che “Le Monde” non sia costretto a rivedere i propri titoli in senso opposto.

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I problemi allo scalo di Schönefeld sono di vecchia data

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