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Più di un migliaio di ufficiali coinvolti e perquisizioni in sessantadue bordelli, per un totale di sette arresti: è questo il resoconto della retata portata a termine qualche giorno fa in Germania, la più importante registrata finora. Un grande successo, tanto che anche il neo ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU) ha colto l’occasione per lodare le forze dell’ordine. Eppure, per qualcuno rimane solo una piccola battaglia vinta sullo sfondo di una guerra già persa in partenza.

Al centro delle indagini del BKA, l’Ufficio federale anticrimine tedesco, vi è il bordello di una piccola città nella Germania occidentale, Siegen. Secondo le accuse, i gestori ingaggiavano le prostitute in Thailandia con promesse di grandi guadagni e le introducevano in Europa con permessi turistici. Dal bordello di Siegen, tappa obbligata per tutte, le ragazze venivano poi distribuite in tutto il Paese e costrette a prostituirsi fino al pagamento del riscatto stabilito che, secondo quanto riporta “Der Spiegel”, ammontava a circa 36mila euro. Una somma altissima, che costringeva le prostitute a una dipendenza economica e a uno sfruttamento obbligato a lungo termine.

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Oltre alle imputazioni morali, gli inquirenti hanno prodotto gravi accuse anche a livello fiscale: non dobbiamo dimenticarci, infatti, che la prostituzione è legale in Germania, e chi vuole esercitare la professione più antica del mondo deve pagare le tasse ed emettere fatture. Ed è così che, secondo le stime del pubblico ministero, la gestione “in nero” del giro di Siegen ha creato un buco di più di un milione di euro nelle casse dello Stato, come sottolinea la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Una somma che viene messa in conto ai due imputati principali, una signora tailandese e il marito.

Una nobile vittoria, tuttavia, in un contesto che di onorevole ha ancora molto poco. Il BKA, da parte sua, definisce la retata come la più grande sconfitta inflitta alla criminalità organizzata in Germania. Eppure, ancora oggi le statistiche annoverano la Germania tra le destinazioni più comuni per le vittime della tratta di esseri umani.

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La prostituzione è stata legalizzata in Germania nel 2002: la regolamentazione dell’attività è stata introdotta soprattutto per migliorare la situazione giuridica delle prostitute, ma il risultato non è quello sperato. Secondo gli esperti, infatti, si è venuta a creare nella legalità una zona di ombra in cui a comandare veramente è la malavita organizzata. Basti pensare che tra l’80 e il 90 per cento delle prostitute sono straniere, tante introdotte illegalmente, e di queste veramente poche possono scegliere liberamente.

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I codici che regolano il modo a luci rosse tedesco, tra l’altro, sono tra i più liberali in Europa secondo la “Zdf”: tanto liberali che, secondo i più scettici, il Paese è diventato un’attrazione internazionale per i cosiddetti turisti del sesso, come testimonierebbero quelle agenzie straniere (anche italiane) che organizzano il tour dei bordelli in la Germania.

Se volessimo tirare le somme, diremmo quindi che la regolamentazione della prostituzione ha portato i maggiori vantaggi allo Stato, che è diventato in qualche modo il più grosso protettore della prostituzione. L’industria del sesso produce enormi guadagni e, di conseguenza, tasse, e questo ha fatto dimenticare la situazione quasi indegna in cui tante prostitute sono costrette a vivere. Con quasi 400mila prostitute e più di un milione di clienti, la Germania è e rimane uno dei mercati del sesso meno regolati d’Europa.

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La retata fatta dalla polizia tedesca

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