Il 28 luglio è una data importante per l’umanità. Infatti, a distanza di 9 anni, nel 1741 a Vienna il primo, e nel 1750 a Lipsia il secondo, morirono due dei più grandi geni assoluti della musica: Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach.

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Antonio Vivaldi

Antonio Vivaldi era nato 63 anni prima, nel 1678, a Venezia, dove studiò musica grazie al padre, Giovanni Battista, barbiere e violinista nella Cappella di S. Marco. Alcuni sostengono che suo vero insegnante fosse Giovanni Legrenzi, maestro di cappella a San Marco, ma di questo non si hanno notizie certe. Era comunque talentuoso tanto che a soli dieci anni sostituiva occasionalmente il padre nell’orchestra. La sua era una famiglia numerosa (era il maggiore di 6 fratelli) e poco agiata, pertanto studiò in seminario e nel 1703 fu ordinato sacerdote, guadagnandosi il soprannome di Prete Rosso per il colore dei suoi capelli. Era da sempre stato malato (probabilmente soffriva d’asma) tanto che nell’atto di battesimo si riportò che “hebbe l’acqua in casa per pericolo di morte dalla Comare allevatrice”. Proprio a causa della salute malferma, ottenne presto la dispensa dall’esercizio sacerdotale e poté così dedicarsi interamente alla musica, per la sua e per la nostra fortuna, verrebbe da dire. I suoi concerti venivano dati in differenti chiese veneziane, dove egli stesso si esibiva come virtuoso del violino impressionando i testimoni dell’epoca.

Nel 1708, durante il carnevale, venne dato alla Pietà un concerto di musica sacra in onore del re di Danimarca, Federico IV. Fu così che la sua fama travalicò i confini italiani. Nel 1711 venne pubblicato ad Amsterdam L’estro armonico, op. 3, una raccolta di dodici concerti per violino. Fu di tale successo che l’altro nostro autore, Bach, ne trascrisse una parte per tastiera.

Dal 1717 Vivaldi iniziò a lasciare la natia Venezia e a viaggiare. Prima ricoprì l’incarico di maestro di cappella presso la residenza del principe Filippo di Hesse-Darmstadt a Mantova, città nella quale soggiornò dal 1719 al 1722, poi dopo un breve ritorno di tre anni nella Laguna, ripartì alla volta delle maggiori corti europee. Tra il 1722 e il 1725 si recò a Roma, dove suonò per il Papa (Benedetto XIII),  per poi tornare a Venezia dove compose diversi concerti di cui il lavoro più famoso sono “Le quattro stagioni” (che fanno parte del Il Cimento dell’Armonia e dell’ Invenzione). Seguì un decennio costellato di viaggi a Mantova (1726), Trieste (1728), in Germania (1729), a Praga (1730), a Verona (1731), ancora Mantova (1732) e Vienna (1733). Tornò a Venezia e nell’estate del 1740 Vivaldi decise di lasciare la sua città. Dopo un passaggio a Dresda, dove suonò i famosi “Concerti di Dresda”, si trasferì a Vienna, città nella quale sperava di ritrovare la fama che pian piano era andata scemando.

Ma non fu così. Morì per una “infiammazione interna”, il 28 luglio 1741, solo e indigente. A Vienna fu seppellito in cimitero di un ospedale per poveri che oggi non esistente più. Oltre alle 73 sonate, Vivaldi compose 223 concerti per violino e orchestra, 22 per due violini, 27 per violoncello, 39 per fagotto, 13 per oboe e molti altri per flauto, viola d’amore, liuto, tiorba e mandolino.

Si era ispirato ad altri maestri, come Corelli, Torelli e Albinoni, e fu a sua volta la base per lo sviluppo del concerto solista del periodo classico di Mozart e Beethoven. La sua musica (oltre 760 composizioni), proprio perché così innovativa ed inusuale, cadde ben presto nell’oblio. Fu solo grazie alla riscoperta ottocentesca di Bach che il nome di Vivaldi iniziò a circolare come compositore, da quando cioè i musicologi tedeschi scoprirono che il compositore di Eisenach aveva ripreso le melodie da un gran numero di concerti, circa una ventina, di quello di Venezia.

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A. Vivaldi, Nulla in mundo pax sincera – Emma Kirkby


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Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach, come dicevamo poc’anzi, era nato nel 1685 (soli 7 anni dopo Vivaldi) ad Eisenach, una cittadina extra-circondariale della Turingia (all’epoca ancora Sacro Romano Impero). La sua era una famiglia di musicisti e apprese i primi rudimenti della musica dal padre, Johann Ambrosius, musicista civico (Stadtpfeifer).

Johann era il minore di 7 figli e dopo la morte di entrambi i genitori a distanza di 8 mesi l’una dall’altro, nel 1694, si trasferì dal fratello Johann Christoph, organista ad Ohrdruf, che gli fece conoscere la musica di Pachelbel, Lully, Marchand, e Buxtehude, e dove continuò a studiare organo e clavicembalo. Nel 1699 si trasferì a Lüneburg, in Bassa Sassonia, dove grazie ad una borsa di studio si perfezionò nei due strumenti a tastiera e probabilmente imparò italiano e francese. Nel 1703 divenne musicista di corte a Weimar, in Turingia e nel 1706 divenne organista a Mühlhausen, dove sposò sua cugina Maria Barbara Bach. Due anni dopo si trasferì a Weimar, dove ricevette l’incarico di organista di corte e maestro di concerto di Guglielmo Ernesto, duca di Sassonia-Weimar. Fu in questo periodo che compose la maggior parte del suo vasto repertorio di fughe, il cui esempio più famoso è “Il clavicembalo ben temperato” (48 fra preludi e fughe).

Tuttavia i rapporti con il duca si deteriorarono a tal punto che Bach fu anche arrestato per qualche settimana. Si trasferì quindi a Cöthen, in Sassonia Anhalt, presso la corte del principe Leopoldo, dove prese servizio come maestro di cappella, o piuttosto, direttore di musica da camera. Fu in questo periodo che scrisse i “Concerti brandeburghesi” e molta parte della sua musica strumentale (tra cui le suite per violoncello solo, le sonate e partite per violino solo, la partita per flauto solo e le suite per orchestra). Nel 1720 rimase vedovo (la cugina gli aveva già dato 7 figli) e sposò l’anno dopo Anna Magdalena Wilcke, una giovane musicista di soli 20 anni.

Nel 1723, dopo il trasferimento di Georg Philipp Telemann ad Amburgo, ottenne il posto di organista e cantor (doveva anche insegnare) a Lipsia. Nella città sassone Bach rimase per oltre 20 anni (1723-1750) e in virtù del suo incarico fu costretto a scrivere cantate e oratori quasi ogni settimana. Sono di questo periodo opere del calibro delle due Passioni (secondo Matteo e secondo Giovanni), i tre oratori (di Natale, del Venerdì santo e di Pasqua), il Magnificat, la Messa in si minore e le famosissime Variazioni Goldberg (dal nome del suo allievo Johann Gottlieb Goldberg). Nel 1747 compose l’Offerta musicale per Federico II di Prussia e l’Arte della Fuga. Nell’ultimo anno della sua vita perse l’uso della vista (probabilmente soffriva di glaucoma). La riacquistò per pochissime ore, a seguito ai postumi di un intervento sbagliato fatto da un oculista inglese, ma poco dopo venne colpito da un ictus. Morì pochi giorni dopo, la sera del 28 luglio 1750. Era un piccolo compositore di provincia. Lasciò 20 figli e un patrimonio materiale di 1.159 talleri. All’umanità quello musicale, che è immenso ed inestimabile.

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J.S. Bach Concerto for Oboe and Orchestra, BWV 1059, II. Largo – Aria Heinz Holliger,
Academy of St Martin in the Fields Chamber Orchestra

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