Si è svolta ieri, per la prima volta presso il salone delle Feste dell’Ambasciata italiana a Berlino, l’edizione 2017 del premio “Italiano dell’anno” (decimo anniversario), alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Pietro Benassi, del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Luigi Reitani, del Presidente del Com.It.Es. Berlino Simonetta Donà, oltre ad altre autorità e istituzioni sia italiane che tedesche. Ha moderato la serata l’attrice Elettra de Salvo e ci sono stati interventi artistici della cantante Etta Scollo e del Theater Thikwa.

Amelia Massetti (ve ne avevamo parlato qui) con il progetto “Artemisiae Gianluca Segato con la App “Uniwheresono i vincitori del Premio, consistito nelle opere vincitrici del concorso di arti visive “Un’opera per l’italiano dell’anno”, “Work on paper #1di Margherita Pevere eBetongolddi Giuseppe Fornasari.

Archivio Comites Berlino © Dario Jacopo Laganà

Gianluca Segato è l’ideatore di “Uniwhere”, un’App per studenti universitari che permette loro di entrare in contatto in Rete ed interagire per le più disparate esperienze. Dopo due anni di lavoro, assieme agli altri soci Giovanni Conz e Federico Cian, ha deciso di aprire sei mesi fa una sede a Berlino per dare al progetto un respiro europeo. La parte tecnologica è rimasta in Italia, ma in Germania l’App ha trovato un partner tedesco, la WestTech Venture, un incubatore di startup. “Avevamo bisogno di aprirci verso l’esterno. Le alternative potevano essere Roma, Milano o Berlino. Qui c’è un ambiente internazionale ed ha un grosso ecosistema d’investimenti. In questi sei mesi abbiamo lavorato per aprirci il mercato tedesco e, successivamente, quello inglese. Per il momento siamo interessati a costruire una base utenti vasta, in seguito penseremo a monetizzare il progetto”, mi dice giustamente soddisfatto. Con i suoi 23 anni ha un futuro davanti che lascia decisamente ben sperare.

Amelia Massetti, cassinese approdata per amore a Berlino nell’ormai lontano 1988 da Roma, dove era responsabile nazionale dell’associazione arcidonna, nella Capitale tedesca ha coronato un duplice sogno: il primo rappresentato da Lia, sua figlia, oggi una splendida ragazza, portatrice della sindrome di Down; il secondo è stato quello di aver potuto fondare, dopo anni di sacrifici ed esperienze difficili, l’associazione Artemisia, un progetto che ha come obiettivo “quello di creare una rete di genitori italiani di figli diversamente abili che possano sostenersi a vicenda, attraverso lo scambio di esperienze personali e informazioni utili”.

A quasi un anno e mezzo dal nostro primo incontro l’abbiamo intervistata per fare il punto sul suo progetto e sulla situazione in generale dell’inclusione scolastica dei diversamente abili in Germania.

Signora Massetti, innanzitutto complimenti per il premio. Quante cose sono cambiate da dicembre del 2015?

Molte. Attraverso l’associazione Rete donne Berlino ho potuto dare il via a questa mia avventura. Loro mi hanno supportata e mi hanno introdotta presso l’Ambasciata, che si disse interessata alla mia iniziativa.

E le hanno dato supporto?
Beh, diciamo che forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più. Avrei voluto portare a Berlino Giacomo Mazzariol, che fece un bel video-intervista con il frattello down, “The Simple Interview”, in seguito al quale addirittura Einaudi gli chiese di scrivere un libro sull’argomento. Aveva 16 anni e da quel video su Youtube nacque il libro “Mio fratello rincorre i dinosauri”. Purtroppo per via della scarsità di fondi non è stato possibile invitarlo. Peccato, mi sarebbe piaciuto.

Altre iniziative sulle persone diversamente abili?
Avrei voluto portare a Berlino la mostra “Quindici Percento” di Christian Tasso, fotografo di fama internazionale che ha realizzato una serie di scatti sulle persone diversamente abili nel mondo. Ma purtroppo anche questo non è stato possibile per carenza di fondi. Avrei voluto realizzare dei convegni a livello internazionale legati a questa iniziativa.

Ma non c’è alcun modo di avere fondi per la sua attività da parte italiana?
Purtroppo sembra di no. L’unica alternativa sono le Istituzioni tedesche pubbliche e private come l’A.n.e. (Arbeitskreis Neue Erziehung, un’organizzazione non-profit di supporto alle famiglie tedesche), che ci mette a disposizione uno spazio per riunirci.

Si aspettava questo premio?
Sinceramente no. Sono stata sorpresa dalla notizia. Per “Artemisia” è senz’altro un’opportunità di visibilità maggiore il che è di buon auspicio per quanti vi lavorano con passione ed interesse, al di là della mia persona. Speriamo di riuscire con questa occasione di trovare il modo di reperire fondi per portare avanti il progetto. Per il momento abbiamo solo il patrocinio della Camera dei Deputati.

Come pensa di andare avanti allora?
Non lo so. Quest’anno è stato molto faticoso. Ci sono molti operatori validi che lavorano con noi e sarebbe bello poterli compensare per il loro sforzo, non solo per la comunità italiana, anche con un lavoro vero. Ci vorremmo strutturare come associazione internazionale.

Signora Massetti la ringrazio per l’intervista

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Mio fratello rincorre i dinosauri

Alcune delle foto nella gallery sono Archivio Comites Berlin © Dario Jacopo Laganà

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