Soldati-tedeschi-della-divisione-H-Göring-davanti-Palazzo-Venezia-con-un-quadro-preso-nel-Museo-nazionale-di-Napoli-©-Bundesarkiv-B-101I-729-0001-23-Meister-©-CC-BY-SA-3.0

Soldati-tedeschi-della-divisione-H-Göring-davanti-Palazzo-Venezia-con-un-quadro-preso-nel-Museo-nazionale-di-Napoli-©-Bundesarkiv-B-101I-729-0001-23-Meister-©-CC-BY-SA-3.0

Che i tedeschi siano da sempre cultori appassionati dell’arte italiana, non è una novità. Tra il XVIII e il XIX secolo schiere di teutonici nostalgici amanti dell’Italia inondarono, sulle tracce del “viandante” Goethe, il nostro Belpaese alla ricerca di capolavori da ammirare e immortalare negli scatti e negli schizzi dell’epoca.

Ma l’invasione non fu sempre pacifica. Nel biennio 1943-45 furono sempre loro, i tedeschi, a razziare i Paesi occupati, sottraendo indebitamente da musei e privati le opere d’arte più preziose. Furono quasi 500mila – secondo le stime ufficiali più recenti – i capolavori trafugati in tutta Europa dai nazisti. Oltre la metà, in Italia.

Eike Schmidt © CC BY-SA 4.0 Ulisse Albiati WC

Eike Schmidt © CC BY-SA 4.0 Ulisse Albiati WC

Tra questi l’olio su tela dell’olandese Jan Van Huysum (1682 – 1749), portato via insieme ad altri quadri dalla Villa Bossi Pucci, nella tenuta di Montespertoli (FI) dai militari tedeschi in ritirata. Il direttore degli Uffizineanche a farlo apposta, un tedesco – però, non ci sta. E ne espone in questi giorni una copia nelle sale del Museo con la significativa scritta “rubato” rivendicandone l’appartenenza al nostro Paese. La notizia ha fatto scalpore e ha riempito in questi giorni le pagine dei giornali e dei magazine online, anche oltre frontiera. Il ‘Vaso di Fiori’ di Jan van Huysum, asportato dai soldati nazisti durante la Seconda guerra mondiale, è ora nelle mani di una famiglia tedesca che nonostante i ripetuti solleciti da parte delle autorità – si rifiuta di restituirla.

Ma Eike Schmidt – attuale direttore dell’illustre Museo fiorentino – non si dà per vinto. E afferma che sarà ben lieto di rimuovere quella copia quando agli Uffizi verrà restituito l’originale. «Anche a causa di questa vicenda – dichiara senza mezzi termini – le ferite della Seconda guerra mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La prescrizione per le opere rubate durante il conflitto dovrebbe essere abolita dal Governo tedesco» – stigmatizza il direttore sottolineando poi che «la restituzione di quest’opera ai legittimi proprietari rappresenta un ‘dovere morale’ da parte della Germania». «Mi auguro che lo Stato tedesco intervenga nel più breve tempo possibile per recuperare il dipinto insieme a tutte le altre d’arte depredate dall’esercito nazista».

Un illustre predecessore

Rodolfo Siviero con un quadro di Pontormo © Museo Casa Siviero

Rodolfo Siviero con un quadro di Pontormo © Museo Casa Siviero

Non è tuttavia Eike Schmidt l’unico personaggio che rimarrà negli annali della storia in veste di custode e paladino del recupero dei nostri capolavori. Tra i “salvatori” della bellezza dall’orrore e dai saccheggi della guerra, una figura si distingue fra tutte e merita sicuramente di essere ricordata. Ed è quella del pisano Rodolfo Siviero (1911 – 1983). Prima fascista e agente del Servizio Informazioni Militare, poi partigiano, Ministro plenipotenziario per il recupero dei beni artistici trafugati e spregiudicato investigatore, protagonista di operazioni spettacolari e discusse Siviero combatté a lungo contro la rapacità dei nazisti nei confronti dell’arte italiana e dedicò ben quaranta anni della sua esistenza a recuperare le opere sottratte al patrimonio nazionale. A lui dobbiamo il salvataggio dell’”Annunciazione” di Beato Angelico, della “Danae” di Tiziano, del “Discobolo Lancellotti” e di centinaia di altri capolavori.

E sono in molti a non conoscere e a non aver ancora visitato la sua casa-museo, una palazzina ottocentesca posta sul Lungarno Serristori all’angolo con Piazza Poggi, proprio nel cuore di Firenze. L’architettura di Casa Siviero è in stile Neo-Rinascimentale e la posizione alla base delle rampe che salgono verso il Piazzale Michelangelo ne fanno attribuire il disegno a Giuseppe Poggi, l’architetto cui si deve il rinnovamento urbanistico di Firenze al tempo in cui la città fu Capitale d’Italia.

Tiziano Vecellio - Danae

Tiziano Vecellio – Danae

Già fin dal 1934 Siviero aveva iniziato la sua missione di agente segreto, entrando a far parte del Servizio Informazioni Militari italiano per raccogliere dati segreti sui progetti nazisti di invasione dell’Austria. Nel 1937, grazie ad una borsa di studio in Storia dell’arte, si trasferì in Germania dove rimase per un anno. L’adesione giovanile al fascismo da parte sua, come quella di molti suoi coetanei, si fondava sulla speranza che il regime potesse rivoluzionare la nazione migliorandola. Altro fatto è che non lo fece.

Complesso e per molti versi oscuro è il passaggio da queste posizioni a quelle opposte. L’avversione al nazismo, che traspare fin dall’inizio dalle pagine del suo diario, si inasprì dopo l’introduzione delle cosiddette “Leggi razziali”, da lui vissute come un affronto all’etica e alla tradizione culturale italiana. Nei primi anni del secondo conflitto mondiale, l’avversione di Siviero per il nazi-fascismo fu alimentata dalla sua contrarietà di fronte al flusso di opere d’arte che i gerarchi nazisti, con la compiacenza del Governo fascista, esportavano illegalmente dall’Italia per arricchire le loro collezioni. Con l’occupazione tedesca, seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, il trafugamento d’opere verso la Germania divenne una vera e propria razzia. Il ‘Kunstschutz’, il corpo militare tedesco che avrebbe dovuto proteggere i nostri capolavori, con la scusa del pericolo dei bombardamenti, cominciò a requisire le opere d’arte italiane e a trasferirle in territorio tedesco.

Le ripetute denunce contro la classe politica per la sua cecità in materia di beni culturali e il piglio ironico e indipendente di certo non facilitarono le cose al nostro Siviero, arrivando ad ostacolare la sua carriera. Ma furono anche la chiave che resero possibili la sua – inestimabile – opera di recupero. Dunque è senz’altro da elogiare l’iniziativa del direttore Schmidt, ma tanto rumore mediatico per un solo quadro?

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Opere d’arte trafugate dai nazisti e recuperate

© Youtube Istituto Luce Cinecittà

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