L'Ambasciatore tedesco Viktor Elbling © il Deutsch-Italia

L’Ambasciatore tedesco Viktor Elbling © il Deutsch-Italia

Di emigrazione come valore aggiunto al benessere di un Paese e di storie di italiani che hanno portato talenti brillanti ed idee nuove in terra tedesca si è parlato ieri a Roma, presso il ministero degli Affari esteri e alla presenza dell’Ambasciatore tedesco Viktor Elbling, durante la presentazione del libro e del documentario web “Italiani di Germania”, che racconta le storie dei nostri connazionali che si sono stabiliti nella locomotiva d’Europa negli anni ‘60 e ‘70.

Il volume, pubblicato da Peliti Associati e realizzato in collaborazione con il “National Geographic Italiaattraverso l’opera di Lorenzo Colantoni (testi) e Riccardo Venturi (video/foto), presenta anche l’emigrazione più recente spesso composta da professionisti, manager ed artisti, oppure da giovani cervelli che trovano posto nelle grandi aziende o che lavorano nelle start up.

Attilio Sebastio © il Deutsch-Italia

Attilio Sebastio © il Deutsch-Italia

Attilio Sebastio, manager di origini tarantine, si colloca nel mezzo di questi due flussi migratori, essendo arrivato in Germania all’inizio degli anni ‘90 per guidare la società tedesca “Berlin-Chemie”, acquistata dall’italiana Menarini proprio in quegli anni. Una scelta sicuramente coraggiosa da parte di un giovane laureatosi all’Università di Parma, che aveva cominciato a lavorare come commercialista in Italia e che è arrivato a diventare capo dell’ufficio finanziario (Chief financial officer) di una delle più importanti aziende presenti sul suolo tedesco.

Sebastio dunque a pieno titolo è un tassello importante delle storie presenti nel volume, e noi del Deutsch-Italia lo abbiamo incontrato per porgli qualche domanda sulla sua esperienza lavorativa e di vita nella Repubblica federale tedesca.

Dott. Sebastio, sono passati più di venticinque anni dal suo trasferimento in Germania nel 1992. Alcune persone all’epoca paragonavano la Germania Est di quegli anni al Meridione d’Italia. Lei ha visto quel parallelismo al suo arrivo?
Mi ritrovo perfettamente in questa similitudine, e onestamente la vedo anche oggi. Il Sud della Baviera possiamo paragonarlo al Nord Italia, mentre Berlino può ricordare il Sud del nostro Paese. La Capitale tedesca è una città caotica, dove si può trovare un miscuglio di culture, di lingue diverse, di visi mai uguali. È vero però che vige il culto della regola, che mal si sposa con il nostro Mezzogiorno.

Gli autori e Attilio Sebastio © il Deutsch-Italia

Gli autori e Attilio Sebastio © il Deutsch-Italia

Era diverso l’approccio al lavoro delle maestranze abituate al sistema sovietico? E se sì è stato difficile cambiarlo?
All’inizio della mia carriera ho lavorato per due anni a Monaco di Baviera: era un ambiente più “freddo”, dove pur conoscendosi tutti da vent’anni si davano del “lei”. Io sono entrato da italiano in punta di piedi in un ambiente nuovo, cambiando i rapporti con i colleghi, e dopo dieci giorni ci davamo tutti del tu. Più difficile è stato il trasferimento nella Germania dell’Est, dove ho lavorato prima per due anni con la Parmalat: il tedesco dell’Est aveva paura di perdere il lavoro e per questo motivo ero visto come un corpo estraneo, una minaccia. Passato poi alla Menarini di Berlino mi sono trovato a lavorare in un ambiente ancora più variegato con i tedeschi dell’Ovest, i russi dell’ex Unione Sovietica e gli italiani. All’inizio non è stato facile far convivere tutte quelle diverse realtà.

Quali sono stati i principali elementi positivi del libero mercato che era riuscito ad evidenziare all’epoca ai suoi lavoratori?
La cosa più importante è stata dimostrare che la Menarini era un’azienda familiare, gestita dalla famiglia Aleotti fin dagli anni ’60, e che aveva un approccio diverso da quello tipico delle multinazionali, coinvolgendo anche le maestranze quando era possibile.

L’azienda ha deciso per anni di non redistribuire gli utili, ma di reinvestirli. Era ed è un comportamento comune in Germania?
Non è una cosa che si fa di solito. Inoltre, si trattava di uno sviluppo importante e quindi di utili consistenti che sono stati reinvestiti nell’azienda. È un comportamento più unico che raro.

Un popolo di trasmigratori © il Deutsch-Italia

Un popolo di trasmigratori e lavoratori © il Deutsch-Italia

Ci sono stati momenti difficili, decisioni rischiose da prendere?
Quella della Menarini è sicuramente una storia di successo che comunque ha avuto i suoi momenti difficili soprattutto all’inizio. Non è stato semplice entrare come manager italiano in una azienda tedesca; abbiamo cercato di gestire il passaggio in maniera molto soft, ad esempio il management è sempre stato locale. Più difficile è stata la commercializzazione dei prodotti. All’inizio, come azienda italiana nella Germania Est, non eravamo presenti sul mercato con nessuna confezione farmaceutica; dovevamo entrare nel mercato della Germania Ovest e creare nello stesso momento in 30 Paesi una struttura che non esisteva affatto, ovvero il mercato farmaceutico privato. Nel passato alla “Berlin-Chemie” bastava fare un grosso contratto con il governo russo e il gioco era fatto.

Come vede il suo futuro, quello di sua moglie e quello dei suoi figli (che sono cresciuti e in parte nati in Germania)?
Ricordo che quando da studente frequentavo l’Università a Parma mi mancava Taranto, la mia città, e viceversa quando tornavo al Sud mi mancava qualcosa di Parma. Coloro che vivono tra due Paesi sono destinati a soffrire comunque di nostalgia. E anche in famiglia siamo divisi tra le due realtà: mia moglie è di Firenze, mio figlio è nato in provincia di Siena, mentre le gemelle sono nate a Berlino. Non so dove sarà in futuro la nostra famiglia, per ora mio figlio Andrea, che quest’anno finirà la maturità, tornerà in Italia per iscriversi ad una Università italiana. Anche lui è il risultato dell’incontro dei due Paesi, avendo frequentato a Berlino la scuola bilingue dove ha studiato entrambe le culture, passando con disinvoltura da Dante a Goethe. Dove stare, sicuramente, sarà per tutti una scelta difficile.

 

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La presentazione del libro “Italiani di Germania”

© Youtube Ministero degli Affari Esteri – Farnesina

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