Il 30 aprile prossimo si celebrerà “la giornata internazionale dell’educazione non violenta”.

Un fenomeno, quello della violenza sui minori, spesso sottovalutato, ma che è molto più diffuso di quanto non si pensi. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ogni anno nel mondo circa 41mila bambini sono vittime di omicidio. Purtroppo dati certi sul numero delle violenze non ci sono, proprio perché le vittime sono o troppo piccole o incapaci di chiedere aiuto, anche per sopraggiunte problematiche psicologiche dovute alle violenze subite. Proprio per questa ragione, spesso, il problema viene sottovalutato.

L’Oms stima che oggi l’incidenza di rapporti sessuali forzati e di altre forme di violenza che includono un contatto fisico si attesti, tra bambini e bambine sotto i 18 anni, rispettivamente a 73milioni e 150milioni di casi. Mentre secondo i dati dell’Unicef ogni anno circa 275milioni di bambini si stima assistano in tutto il mondo a violenze domestiche. Quest’esposizione produce un impatto negativo sullo sviluppo dei bambini tanto nel breve quanto nel lungo termine. Anche in ambiente lavorativo molti ragazzi subiscono ogni giorno violenze sul posto di lavoro, commesse dai loro datori di lavoro o colleghi.

Come riferito da Heinz Hilgers, presidente del Deutscher Kinderschutzbund (Dksb), ossia la confederazione tedesca per la protezione dell’infanzia, nel 2015 (ultimi dati disponibili) in Germania sono stati uccisi ben 3 bambini ogni settimana, in base a statistiche riportate dalla polizia criminale. “Tali statistiche sono solo la punta dell’iceberg riguardo le problematiche connesse all’educazione e lo sviluppo dei minori”, ha sentenziato Hilgers.

Nel Paese della Cancelliera Merkel il controllo sui minori da parte delle Istituzioni è applicato dallo Jugendamt, (l’Ufficio amministrativo per i giovani) che lavora nell’ambito dell’autonomia dei comuni, così come garantita dall’articolo 28 della Grundgesetz (Legge fondamentale, l’equivalente della nostra Costituzione). Per via dell’autonomia dell’amministrazione, il controllo viene esercitato in quasi tutti i Bundesländer dal ministero dell’Interno (attraverso gli organi di Polizia). Non esiste un “supervisore”. Lo Jugendamt, che controlla la famiglia e la giustizia familiare, si autocontrolla. L’articolo 6 della Grundgesetz stabilisce che i genitori devono educare i bambini, non tanto nel rispetto “dell’interesse superiore del fanciullo”, ma in conformità al Kindeswohl o Wohl des Kindes tedesco, cioè il benessere del bambino. In caso di un procedimento giudiziario di qualsiasi tipo non è il giudice a decidere in autonomia un caso che riguardi un minore. Lo deve fare sotto il controllo di supervisione dello Jugendamt, che è dunque, per legge, la terza parte (parte in causa) in ogni procedimento giuridico nel quale sono implicati dei bambini, ed è di fatto plenipotenziario. Il suo compito è proteggere la relazione “Stato-bambino” a spese della relazione “genitore-bambino”.

Il principio seguito è quello del Kindeswohl e cioè della tutela dell’interesse sul bambino da parte della comunità dei tedeschi. Di qui le problematiche inerenti le separazioni di coniugi stranieri con cittadini tedeschi in caso di custodia dei figli, ma questa è tutta un’altra storia.

Come dicevamo, il problema delle violenze sui minori è molto sentito in Germania, così come da noi. Esistono in Italia associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro come “Telefono azzurro” che si occupano di difendere i diritti dell’infanzia.

Secondo la Fondazione “Terre des Hommes Italia” nel nostro Paese circa 100mila bambini sono in carico ai servizi sociali perché vittime di una forma di maltrattamento (ogni mille minorenni seguiti dai Servizi sociali 200 lo sono per maltrattamento). Fra le tante la più frequente è risultata la trascuratezza materiale e affettiva, spesso celata dalle pareti domestiche.

Una frase, da alcuni attribuita a J.W.Goethe, da altri a un antico proverbio del Québec, recita: Ci sono due cose che i bambini dovrebbero ricevere dai loro genitori: radici e ali. Di chiunque essa sia, sintetizza perfettamente ciò che dovrebbe significare la parola educazione, da qualunque Paese si provenga. Sarebbe il caso di dare questo significato alla giornata del 30 aprile.

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Le priorità per un’educazione non violenta

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