Luca Toni © il Deutsch-Italia

«Un po’ di ogni cosa, una via di mezzo tra i due popoli. Sarebbe l’ideale». La sintesi perfetta di quello che pensano e provano la maggioranza dei tedeschi e degli italiani che hanno fatto reciproche esperienze di vita, per periodi abbastanza lunghi, nei due rispettivi Paesi, l’ha espressa Luca Toni. L’ex centravanti azzurro, indimenticato campione del mondo nel 2006 a Berlino, ma anche attaccante del Bayern Monaco dal 2007 al 2010, capocannoniere in Bundesliga nel 2007-2008 con 24 gol, ha esternato la sua considerazione nel corso di un dibattito organizzato a Monaco di Baviera, nella Kunstlerhaus, dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto di Cultura della capitale bavarese. Anders miteinander”, “diversi, ma insieme”, è il filo conduttore di questa serie di incontri, che stavolta ha avuto per tema proprio il calcio come elemento storico di unione, nel bene e nel male, più che di divisione tra i nostri due popoli e Paesi.

Karl-Heinz Rummenigge © il Deutsch-Italia

Protagonista del dibattito, con Luca Toni, anche un altro grande personaggio del calcio tedesco e internazionale, a sua vota con una lunga esperienza professionale e di vita in Italia: Karl-Heinz Rummenigge, per tutti “Kalle”, amministratore delegato del Bayern Monaco, ex attaccante principe della nazionale tedesca e dell’Inter dal 1984 al 1987. Il tutto con la moderazione di Bruno Longhi, popolare telecronista italiano, che, a sua volta, conosce bene la Germania e il tedesco.

Il calcio, dunque, che divide e che unisce. Quasi un sentimento, più che un fatto agonistico o una somma di eventi sportivi, come ha ben sottolineato l’Ambasciatore d’Italia in Germania, Pietro Benassi, introducendo la serata. Partendo dalla tre vittorie storiche degli azzurri sui bianchi, il 4-3 di Messico ‘70, il 3-1 della finale di Spagna ‘82, il 2-0 di Dortmund nella semifinale di Germania 2006. Ma anche la prima cocente sconfitta azzurra, sia pure ai rigori, nel campionato europeo de 2016. “Endlich”, scrisse la “Bild Zeitung”, “finalmente”, ha ricordato il nostro diplomatico, ponendo l’accento sul senso di liberazione di un intero Paese, la Germania, dopo quel risultato.

Ricordi, sensazioni, sentimenti, sono stati espressi da entrambi i protagonisti della serata.

Un momento dell’incontro © il Deutsch-Italia

Dal punto di vista sportivo Rummenigge ha ricordato di aver conquistato il suo unico titolo in una competizione internazionale con la Germania proprio in Italia, agli Europei del 1980, e si è soffermato con affetto sul periodo trascorso all’Inter: «Pur se non ero nel mio miglior momento fisico sono entrato nel cuore dei tifosi nerazzurri e loro nel mio, come tutta la squadra». Toni a sua volta ha parlato con nostalgia degli anni trascorsi a Monaco: «Una città bellissima, molto italiana, per certi aspetti». Entrambi hanno sottolineato l’arricchimento personale, intimo ricevuto nelle rispettive esperienze nei due Paesi. Teutonico, “Kalle”: «Sono arrivato in Italia un po’ inquadrato, diciamo con testa un po’ dura» – ha detto sorridendo mimando il concetto con le mani portate alle tempie – «sono rientrato in Germania con una mentalità molto più aperta». Spiritoso, di rimando, l’italiano: «Per me è stato il contrario…».

Quanto al calcio, il dibattito si è focalizzato sulle similitudini e diversità di questo sport nei rispettivi Paesi: «Dopo i mondiali del 1990, l’allora ct della nazionale tedesca, Franz Beckenbauer, mi disse che la forza della squadra che aveva vinto il titolo stava proprio nella presenza di tanti calciatori che giocavano in Italia, che allora aveva certamente il campionato più bello e tecnicamente più interessante d’Europa: tutti i maggiori campioni di ogni nazione del mondo calcisticamente importante giocavano in serie A».

Per Toni, invece, è stato importante scoprire la differenza di mentalità agonistica: «Da noi, almeno ai miei tempi, prima di venire in Germania, prevaleva la tattica. Era più importante non perdere. Qui invece si pensa sempre a vincere. E se si perde non c’è differenza se il punteggio con cui si esce sconfitti è più o meno pesante. Oggi, però, anche in Italia è diverso e squadre come la Juventus o il Napoli lo dimostrano».

Lo stadio di Monaco di Baviera

Indubbiamente, però, il livello tecnico del calcio italiano rispetto a quello tedesco al momento sembra generalmente inferiore. In particolare se si guarda alla nazionale. Mentre in Germania è riuscita un’ottima integrazione di giocatori di origine straniera, ma di seconda o terza generazione nel Paese d’adozione, in Italia – caso Balotelli a parte e non certo in modo del tutto soddisfacente – non ci siamo ancora arrivati. «Il merito è dei club e della federcalcio, che da anni hanno puntato sui vivai e sull’integrazione e la crescita tecnica dei giovani calcatori di origine straniera», ha sottolineato Rummenigge. Toni si è detto d’accordo: «Anche da noi bisogna tornare a privilegiare i vivai, a lavorare sui giovani promettenti, di ogni origine, insistendo molto anche sul lato tecnico, pur che sul tatticismo esasperato. Con l’esclusione dei mondiali abbiamo toccato il fondo. Bisogna ripartire dalla base, dai settori giovanili. Ma non ho dubbio: l’Italia ha nel suo DNA il potere di ripartire, sempre. Ci riuscirà anche nel calcio»

Non è solo la nazionale azzurra ad essere in crisi. Lo stesso calcio della serie A non sembra più attrarre il pubblico di una volta, ha messo in evidenza, il moderatore Bruno Longhi quando ha chiesto a entrambi perché la Bundesliga continui ad offrire ad ogni turno stadi pieni, se non regolarmente esauriti come a Dortmund o a Monaco e da noi gli spalti, con rare eccezioni, continuano ad essere sempre più desolatamente vuoti. Quasi all’unisono, la risposta di entrambi gli ospiti: «La grande differenza negli ultimi anni l’hanno fatta proprio gli stadi. Quelli tedeschi in occasione del mondiale del 2006 sono stati tutti rinnovati, con l’ottica di offrire al pubblico molto di più che una semplice partita di calcio: servizi, comodità, accoglienza per tutti, soprattutto per le famiglie. In Italia, caso Juventus a parte, gli stadi non sono più all’altezza dei tempi. Non invitano la gente andarci», ha detto chiaramente Rummenigge e Luca Toni ha concordato con lui.

Alla fine, in entrambi, un grande rimpianto: ai prossimi mondiali in Russia non sarà più possibile perpetuare l’eterno, affascinante, duello calcistico Italia-Germania.

 

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Lettura di Leopoldo Innocenti

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Non ci prendono più…, ma era il 1982

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