Le delegazioni italiana e tedesca al tavolo presso il ministero del Lavoro tedesco © il Deutsch-Italia

Le delegazioni italiana e tedesca al tavolo presso il ministero del Lavoro tedesco © il Deutsch-Italia

Sta riempiendo i titoli dei giornali italiani, e non solo, da settimane fra polemiche e molta confusione: stiamo parlando del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, o reddito di base che dir si voglia. Lanciato in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle è ora giunto alla prova concreta dei fatti con il prossimo DEF (Documento di Economia e Finanza) dove saranno previste le coperture necessarie anche alla sua realizzazione. Per parlare di questo (e di molto altro) con i ministri tedeschi Hubertus Heil (SPD), titolare del dicastero del Lavoro e degli Affari sociali, e Peter Altmaier (CDU), titolare di quello dell’Economia, è arrivato ieri a Berlino il ministro del Lavoro e dello Sviluppo sociale italiano (e Vicepresidente del Consiglio) Luigi Di Maio (M5S).

Un po’ di confusione la si fa sia da parte dei fautori che da quella dei detrattori riguardo la proposta avanzata dal Governo rispetto a questo reddito che, a dire il vero, andrebbe definito come “reddito minimo garantito” in quanto da erogarsi solo a quanti sono disoccupati, inoccupati o che ricevono un reddito inferiore ad una certa soglia e subordinato a determinate condizioni (ricerca attiva di un’occupazione, frequenza di corsi di formazione e almeno otto ore di lavoro socialmente utile settimanali presso i comuni di residenza). Il reddito di cittadinanza vero e proprio, storicamente, è invece un reddito universale, ipotizzato fin dalla fine del Settecento, ed è un tipo di supporto dato appunto a tutti i cittadini (a prescindere dal reddito o dalla condizione lavorativa), senza una finalità precisa per la sua erogazione. Quindi quello proposto in Italia, forse, andrebbe inquadrato nella prima di tipologia.

Di Maio - Heil © il Deutsch-Italia

Di Maio – Heil © il Deutsch-Italia

Detto questo il paragone è stato subito fatto dalla stampa nostrana con quello che viene erogato in Germania (e che è stato oggetto di recenti polemiche prive di fondamento reale in relazione alla comunità italiana presente nel Paese), senza tener conto però delle differenze sociali e tecniche in senso stretto che ci sono tra le due nazioni. Nel Paese della Cancelliera Angela Merkel (CDU), infatti, il mercato del lavoro venne fortemente rimodulato durante la guida del suo predecessore, il socialdemocratico Gerhard Schröder, attraverso la nota Agenda 2010. Fra le norme che quest’ultima prevedeva c’erano le famose leggi (quattro) che presero il nome dal consigliere Peter Hartz, che nella “Commissione servizi moderni per il mercato del lavoro” le propose. Ebbene quello che viene comunemente definito come “reddito di cittadinanza tedesco” è in realtà l’Arbeitslosengeld II che, a dispetto del nome, è un sussidio sociale che viene dato a persone in cerca di lavoro o che hanno un guadagno molto basso (attualmente è previsto un sussidio di 416 euro che a partire dal gennaio prossimo saranno aumentati a 424. Se si ha un compagno/a anche quest’ultimo/a avrà diritto a 374 euro, che diventeranno 382 con il nuovo anno. A queste cifre andranno aggiunti, in caso di necessità conclamata, il pagamento di affitto ed utenze, oltre a quello della cassamalattia ed esigenze di base varie). Non va confuso con l’Arbeitslosengeld I (o ALG I), che invece è il sussidio di disoccupazione che si può ottenere in caso di licenziamento. “Fördern und fordern” (sostenere e pretendere) è il motto del sussidio e viene erogato solo a determinate condizioni: bisogna avere un’età compresa fra i 15 e i 65 anni; bisogna impegnarsi formalmente a cercare e trovare fattivamente un nuovo lavoro; bisogna esporre la propria situazione economica e quella dei propri familiari a completa “trasparenza” perché non verrebbe erogato in caso contrario. Su quest’ultimo punto in particolare non poche sono state le polemiche anche in ambito tedesco perché i controlli, severi, espongono i cittadini ad una pratica da molti ritenuta umiliante.

L'arrivo della delegazione italiana al ministero del Lavoro © il Deutsch-Italia

L’arrivo della delegazione italiana al ministero del Lavoro © il Deutsch-Italia

Come dicevamo Di Maio è arrivato in tarda mattinata nella sede del ministero del Lavoro tedesco e piena sintonia pare ci sia stata tra lui e Heil: «Ho spiegato al Ministro che noi intendiamo rifarci al sistema di politiche attive del lavoro e reinserimento lavorativo che c’è in Germania. Questo ha portato, con sommo stupore, ad un’affermazione del Ministro tedesco del Lavoro: “Adesso ho capito che il reddito di cittadinanza non è uno strumento assistenzialista, ma uno strumento come noi lo stiamo portando avanti in Germania con l’Hartz IV, cioè atto a politiche attive per il lavoro”». D’altronde che vi fosse interesse da parte tedesca nel comprendere bene cosa s’intendesse in Italia con questa forma nuova di assistenza per i lavoratori si era capito quando la portavoce del ministero aveva dichiarato che il ministro Heil aveva «volontariamente liberato la sua agenda per un più ampio incontro con il collega italiano». Nelle prossime settimane sono previste delegazioni del governo tedesco a Roma per portare il proprio contributo d’esperienza in questo settore. «Ho trovato un clima di piena collaborazione e di disponibilità. Con il ministro Heil abbiamo inoltre parlato di portare in agenda in Europa nei prossimi semestri il tema del lavoro e delle condizioni sociali. Sapere che avremo accanto il Governo tedesco nella rifondazione dei centri per l’impiego e nelle politiche attive del lavoro per dare lavoro ai nostri giovani mi rincuora».

Un momento dell'incontro con Heil © il Deutsch-Italia

Un momento dell’incontro con Heil © il Deutsch-Italia

Dunque un cambio di passo nei rapporti di collaborazione costruttiva tra Italia e Germania, e non solo. Il ministro Di Maio ha infatti dichiarato di volere un dialogo costruttivo con le Istituzioni europee: «Come Italia e come Governo non vogliamo uscire né dall’Unione Europea né dall’Euro. È chiaro che alle prossime elezioni europee con le forze politiche emergenti ci sarà un cambiamento che porterà alla possibilità di creare un’Europa diversa. Per quanto mi riguarda noi dobbiamo approfittare di questo momento storico per cambiare il vecchio continente. Sentire un Ministro del lavoro tedesco che parla di diritti sociali e dei lavoratori e dei lavori che cambiano è musica per le mie orecchie. C’è sostegno inoltre economico a livello europeo per tutte quelle politiche che tendono ad uniformare la tassazione e il livello di diritti dei singoli cittadini, soprattutto quelli sociali».

Con il ministro Altmaier ha invece parlato per avviare un’ulteriore partnership con il ministero dell’Economia tedesco per l’impresa 4.0, per l’intelligenza artificiale, per gli investimenti nelle nuove tecnologie. Alla fine dell’incontro Di Maio ha poi sottolineato: «Ho apprezzato che tanto il Ministro che la Cancelliera Merkel non si siano intromessi nelle dinamiche attuali sulla Legge di bilancio, dimostrando rispetto per un Paese fondatore della UE». Ha infine commentato. «Con questa Europa si può dialogare, quella che ascolta e condivide le esperienze».

Entro la fine dell’anno partirà in Italia un fondo d’investimento che mette insieme capitali pubblici e privati che, si spera, permetterà di non far più partire i giovani italiani e di far ritornare in Patria quelli che già sono fuori. Di questo aspetto in particolare Di Maio ne aveva parlato con le 11 startup incontrate in Ambasciata all’ora di pranzo, prima di visitare un jobcenter tedesco nel quartiere di Mitte.

Speriamo che le previsioni del Ministro diventino realtà concrete, per i giovani e per tutti i lavoratori italiani.

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Il Ministro in Ambasciata

© Youtube Ministero dello Sviluppo economico

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